
Al G7 di Évian Trump incalza Mosca, ma l’Europa teme un accordo fragile con l’Iran
Mentre il presidente americano annuncia la svolta su Teheran e chiede a Putin di trattare con Kiev, i leader europei mettono in guardia contro un’intesa nucleare superficiale e spingono per sanzioni energetiche più dure.
Il vertice del G7 sulle rive del lago di Ginevra si è aperto sotto il segno di una doppia urgenza: consolidare la tregua appena abbozzata tra Washington e Teheran e rilanciare la pressione diplomatica sulla Russia perché ponga fine a oltre quattro anni di guerra in Ucraina. Donald Trump è atterrato a Évian-les-Bains forte dell’annuncio di un accordo quadro con l’Iran – firma formale prevista venerdì a Ginevra – e ha subito impresso una sterzata all’agenda, dichiarando che «ora che la questione iraniana è alle spalle» l’attenzione si sposterà sul conflitto ucraino. Durante la cena di lavoro inaugurale, però, le discussioni «franche e approfondite» hanno rivelato le crepe transatlantiche: secondo fonti diplomatiche europee, i leader del continente hanno espresso dubbi sostanziali sulla solidità dell’intesa con Teheran, temendo che un accordo temporaneo e superficiale possa cristallizzare, anziché contenere, i programmi nucleari e missilistici della Repubblica islamica.
La priorità europea, ribadita da Emmanuel Macron e condivisa dal formato E4 che include Italia, Germania, Francia e Regno Unito, è un’intesa «solida, seria e definitiva», accompagnata da un rapido sminamento e riapertura dello Stretto di Hormuz. Roma, con la premier Giorgia Meloni, si è detta pronta a fare la propria parte nella missione marittima che potrebbe essere guidata da Parigi e Londra. Bruxelles guarda con apprensione alle risposte contraddittorie dell’amministrazione americana sui tempi di ripristino della libertà di navigazione: il corridoio petrolifero resta un’arteria vitale per l’approvvigionamento energetico europeo, e ogni ambiguità rischia di prolungare l’incertezza sui mercati globali. Non a caso, il pranzo di lavoro di martedì è stato dedicato proprio alle rotte alternative che aggirino Hormuz, nella consapevolezza che la partita iraniana si gioca anche sul fronte della sicurezza energetica.
Sul dossier ucraino, il vertice ha mostrato una compattezza inedita. Trump ha incontrato Volodymyr Zelensky in un trilaterale con Macron – il primo faccia a faccia in quasi quattro mesi – e ha poi dichiarato che «la Russia deve raggiungere un accordo», aggiungendo di voler fare tutto ciò che è in suo potere per chiudere il conflitto. Zelensky ha offerto a Vladimir Putin un negoziato diretto negli Stati Uniti o durante lo stesso G7, ma il Cremlino ha declinato l’invito, segnalando la distanza ancora incolmabile. I Sette hanno concordato di aumentare la pressione su Mosca attraverso nuove sanzioni mirate al petrolio e al gas, una volta sbloccato Hormuz, e hanno ribadito il sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale ucraina. Fonti francesi parlano di un gruppo «unito» e di una dinamica sul campo che oggi favorisce Kiev, un messaggio che i leader europei intendevano trasmettere a Trump per scongiurare concessioni unilaterali a Mosca.
La sfida, ora, è trasformare l’unità di facciata in risultati concreti. L’accordo con l’Iran apre una finestra di sessanta giorni per negoziare i dettagli più spinosi – dall’uranio altamente arricchito alla revoca delle sanzioni economiche – e il rischio di un’intesa al ribasso è tutt’altro che scongiurato. Sul fronte ucraino, la volontà politica espressa a Évian dovrà misurarsi con la realtà di un Cremlino che non sembra intenzionato a cedere, mentre l’Europa si prepara a un possibile riassetto degli equilibri energetici globali. Per l’Italia, che dipende in misura significativa dalle rotte mediterranee e mediorientali, la partita ha un riflesso diretto sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Il G7 di Évian resterà probabilmente negli annali come il vertice in cui l’Occidente ha provato a ricucire la propria strategia su due fronti di crisi, con la consapevolezza che il tempo della diplomazia è scandito tanto dai tavoli negoziali quanto dalla tenuta delle alleanze.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 8 lingue
Trump ha dichiarato che Putin e Zelensky sono aperti a un accordo, ma Zelensky ha sottolineato i precedenti rifiuti di Putin e ha proposto un vertice negli Stati Uniti per rendere più difficile un nuovo no. L'ottimismo di Trump viene accolto con cautela, mentre si ricordano le 25.000 perdite mensili tra i soldati.
Zelensky ha offerto di incontrare Putin negli Stati Uniti durante un colloquio con Trump, sostenendo che una sede americana renderebbe più difficile un rifiuto. Trump ha riferito di conversazioni positive con entrambi i leader.
Articoli correlati
La fregata russa apre il fuoco nel Canale della Manica: Londra indaga, l’ombra della flotta fantasma
8 lingue · 30 testate
SportVozinha, il portiere di Capo Verde che ha fermato la Spagna e commosso il mondo
8 lingue · 30 testate
SportMondiali 2026, tegola per l’Inghilterra: Livramento si infortuna, Tuchel chiama Chalobah
6 lingue · 12 testate