
Trump minaccia il bunker nucleare di Pickaxe: la guerra con l’Iran si allarga
Il presidente americano annuncia un attacco imminente al sito sotterraneo vicino a Natanz, mentre Teheran avverte che colpire le infrastrutture nucleari significherebbe estendere il conflitto a tutta la regione.
L’annuncio del presidente Donald Trump di colpire «molto presto e con grande forza» il complesso sotterraneo di Pickaxe Mountain, a pochi chilometri dall’impianto di arricchimento di Natanz, segna un nuovo salto di scala nella guerra tra Stati Uniti e Iran. La minaccia, ripetuta in più occasioni nelle ultime settimane e rilanciata martedì dalla Casa Bianca, arriva mentre i bombardamenti americani sull’Iran entrano nell’undicesima notte consecutiva e Teheran risponde con attacchi contro basi e interessi statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania. Secondo fonti dell’intelligence israeliana citate dalla stampa americana, lo scorso autunno l’Iran avrebbe trasferito migliaia di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio nei tunnel scavati sotto la montagna, a profondità stimate tra i novanta e i centoquaranta metri, rendendo il sito un obiettivo prioritario per Washington e Tel Aviv.
La postura delle parti appare inconciliabile. Da un lato Trump sostiene che l’Iran «vuole disperatamente incontrarsi» per porre fine al conflitto, ma subordina qualsiasi negoziato a un atteggiamento «significativo» da parte di Teheran, mentre il Pentagono, per bocca del segretario alla Difesa Pete Hegseth, evita di confermare la capacità di penetrare un bunker così profondo, limitandosi a rivendicare la superiorità tecnologica americana. Dall’altro, il Comando centrale congiunto iraniano Khatam al-Anbiya ha diffuso un comunicato in cui avverte che un attacco a siti nucleari o sensibili sarebbe considerato «un’estensione della guerra nella regione» e che «tutti gli interessi degli Stati Uniti e dei loro alleati diventeranno bersaglio di attacchi potenti». Teheran, che nega finalità militari del proprio programma atomico, accusa Washington di aver già colpito aree civili nei pressi della centrale di Bushehr e denuncia di trovarsi in una «guerra su larga scala».
Le implicazioni per la sicurezza energetica europea e italiana sono immediate. Il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del commercio mondiale di greggio, è di fatto paralizzato dagli attacchi iraniani contro petroliere e navi mercantili, con il Brent che ha superato i novanta dollari al barile e proiezioni di Goldman Sachs che indicano un possibile balzo a centoventi dollari se il blocco dovesse prolungarsi. A complicare il quadro, i ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno annunciato un blocco navale contro i porti sauditi e minacciano di chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb, la seconda via di esportazione del petrolio mediorientale, con conseguenze dirette sui costi di approvvigionamento per le raffinerie del Mediterraneo. Gli analisti di Bruxelles seguono con apprensione l’evolversi della crisi, consapevoli che un’interruzione prolungata dei flussi energetici dal Golfo Persico aggraverebbe la pressione inflazionistica già in corso sul continente.
Dal punto di vista tecnico-militare, il sito di Pickaxe rappresenta una sfida senza precedenti. Scavato a una profondità superiore a quella dell’impianto di Fordow – distrutto nel giugno 2025 durante l’operazione Midnight Hammer – il complesso è protetto da granito e da ingressi rinforzati, e secondo l’Institute for Science and International Security di Washington potrebbe essere oltre la portata delle più potenti bombe penetranti americane, rendendo più probabile un’operazione di terra o un sabotaggio mirato. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica, a cui l’Iran aveva notificato nel 2021 l’intenzione di avviare attività nucleari nel sito, non ha più accesso agli impianti iraniani dall’inizio delle ostilità, lasciando un vuoto informativo che alimenta i sospetti reciproci. I tentativi di mediazione condotti da Oman, Qatar e Pakistan restano al momento infruttuosi, mentre il cessate il fuoco siglato a giugno è collassato e i canali diplomatici appaiono interrotti. La prossima mossa attesa è l’eventuale attacco a Pickaxe, che Trump ha definito «un bel colpo grosso proprio davanti alla porta d’ingresso», ma che molti osservatori temono possa trasformare una guerra già regionale in un conflitto aperto e prolungato.
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa africana subsahariana | 0.00 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa israeliana | 0.00 | neutral |
L'attacco è annunciato, ma la montagna è inespugnabile.
La minaccia di Trump viene contrapposta al parere tecnico degli esperti, creando un dubbio sulla sua effettiva realizzabilità.
Non menziona i sospetti occidentali di un impianto di arricchimento non dichiarato a Pickaxe Mountain.
Trump non ha finito con l'Iran e colpirà il cuore del programma nucleare.
Le parole di Trump vengono riportate senza contestazione, presentando la minaccia come un dato di fatto.
Non menziona le valutazioni degli esperti secondo cui il bunker è oltre la portata delle bombe americane.
Gli USA non hanno finito: Pickaxe Mountain è il prossimo obiettivo, e gli Houthi sono avvertiti.
Collegando la minaccia a Pickaxe Mountain con la crisi Houthi, si crea un quadro di escalation regionale.
Non menziona le valutazioni degli esperti sulla profondità del bunker.
Pickaxe Mountain è un bersaglio difficile, ma la minaccia è reale e va compresa.
Fornendo dettagli tecnici e geografici, si conferisce credibilità alla minaccia e si informa il pubblico.
Non menziona la minaccia Houthi né lo scetticismo degli esperti sulla fattibilità dell'attacco.
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