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Geopolitica e Politicamercoledì 17 giugno 2026

Trump: intesa con l'Iran vicina alla firma, ma «se violano li bombarderemo»

Al G7 di Evian, il presidente americano annuncia la possibile sigla entro venerdì, invia una copia a Israele e avverte Teheran: pronti a colpire di nuovo in caso di inadempienza.

Dal vertice del G7 a Evian, in Francia, Donald Trump ha gettato sul tavolo una promessa e un ultimatum: l’accordo con l’Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente sarà firmato «presto, forse domani o dopodomani», ma se Teheran non rispetterà i termini «la bombarderemo di nuovo». L’annuncio arriva dopo l’intesa preliminare di domenica. Inizialmente prevista per venerdì a Lucerna con il vicepresidente Vance, la firma potrebbe avvenire in via elettronica già oggi, per attivare subito le clausole sullo Stretto di Hormuz. Piattaforme di monitoraggio segnalano che petroliere iraniane hanno oltrepassato il blocco navale imposto dagli Stati Uniti, mentre la navigazione nello stretto è in ripresa.

Il contenuto dell’intesa ruota attorno all’impegno iraniano a non produrre né acquisire armi nucleari. Trump ha definito l’accordo Obama «il più stupido mai visto» e il proprio memorandum «un muro contro la bomba atomica». Washington preleverà l’uranio arricchito iraniano, anche se «privo di valore», e i colloqui tecnici sullo stock nucleare inizieranno subito. Da Teheran nessuna conferma ufficiale, ma Trump assicura che «loro vogliono firmare e si sono comportati in modo adeguato». Negli ambienti del Golfo si respira cauto sollievo per la riapertura di Hormuz, ma resta la diffidenza verso un regime che in passato ha usato la diplomazia come copertura.

Sullo sfondo, il rapporto con Israele. Trump ha inviato una copia dell’accordo a Gerusalemme e ha ribadito la buona intesa con Netanyahu, ma al G7 ha criticato la campagna israeliana contro Hezbollah in Libano: «potrebbero fare un lavoro molto migliore». Una duplice postura che segnala la volontà di Washington di imporre un nuovo equilibrio, frenando le offensive israeliane mentre cerca la tregua con l’Iran. Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è la stabilità energetica: Hormuz è vitale per gli approvvigionamenti, e un’escalation colpirebbe subito i mercati. Bruxelles accoglie la de-escalation ma teme un’intesa unilaterale, lontana dai meccanismi multilaterali cari all’Unione.

La firma, attesa in poche ore, resta sospesa tra speranze e minacce. Trump ha chiarito che l’accordo «non è definitivo» e la guerra potrebbe riprendere. Si tratta di un memorandum senza ratifica congressuale, fragile per natura. La fretta di attivare le norme su Hormuz rivela l’urgenza di allentare la pressione economica, ma lascia dubbi sulla tenuta. Se Teheran rispetterà gli impegni, Trump vede «l’inizio di una pace più ampia in tutto il Medio Oriente»; altrimenti, i bombardamenti non saranno retorica. L’Europa, e con essa l’Italia, può solo sperare che questa diplomazia ruvida disinneschi una polveriera che tocca i propri interessi vitali.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa del Golfo araboStampa latinoamericana
Stampa del Golfo arabo
PragmatismoDistacco

La stampa del Golfo accoglie l'accordo con pragmatismo: la ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz porta sollievo ai mercati petroliferi, mentre si evidenziano le tensioni tra Trump e Netanyahu sulla campagna in Libano. L'intesa è vista come un passo concreto per congelare il programma nucleare iraniano.

Stampa latinoamericana
TrionfoRevanscismo

La stampa latinoamericana celebra l'intesa come un trionfo di Trump: un 'muro nucleare' che impedirà per sempre a Teheran di sviluppare armi atomiche. Si sottolinea il contrasto con l'accordo di Obama, dipinto come un fallimento, e si esalta la promessa di una pace duratura.

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Trump: intesa con l'Iran vicina alla firma, ma «se violano li bombarderemo»

Al G7 di Evian, il presidente americano annuncia la possibile sigla entro venerdì, invia una copia a Israele e avverte Teheran: pronti a colpire di nuovo in caso di inadempienza.

Dal vertice del G7 a Evian, in Francia, Donald Trump ha gettato sul tavolo una promessa e un ultimatum: l’accordo con l’Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente sarà firmato «presto, forse domani o dopodomani», ma se Teheran non rispetterà i termini «la bombarderemo di nuovo». L’annuncio arriva dopo l’intesa preliminare di domenica. Inizialmente prevista per venerdì a Lucerna con il vicepresidente Vance, la firma potrebbe avvenire in via elettronica già oggi, per attivare subito le clausole sullo Stretto di Hormuz. Piattaforme di monitoraggio segnalano che petroliere iraniane hanno oltrepassato il blocco navale imposto dagli Stati Uniti, mentre la navigazione nello stretto è in ripresa.

Il contenuto dell’intesa ruota attorno all’impegno iraniano a non produrre né acquisire armi nucleari. Trump ha definito l’accordo Obama «il più stupido mai visto» e il proprio memorandum «un muro contro la bomba atomica». Washington preleverà l’uranio arricchito iraniano, anche se «privo di valore», e i colloqui tecnici sullo stock nucleare inizieranno subito. Da Teheran nessuna conferma ufficiale, ma Trump assicura che «loro vogliono firmare e si sono comportati in modo adeguato». Negli ambienti del Golfo si respira cauto sollievo per la riapertura di Hormuz, ma resta la diffidenza verso un regime che in passato ha usato la diplomazia come copertura.

Sullo sfondo, il rapporto con Israele. Trump ha inviato una copia dell’accordo a Gerusalemme e ha ribadito la buona intesa con Netanyahu, ma al G7 ha criticato la campagna israeliana contro Hezbollah in Libano: «potrebbero fare un lavoro molto migliore». Una duplice postura che segnala la volontà di Washington di imporre un nuovo equilibrio, frenando le offensive israeliane mentre cerca la tregua con l’Iran. Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è la stabilità energetica: Hormuz è vitale per gli approvvigionamenti, e un’escalation colpirebbe subito i mercati. Bruxelles accoglie la de-escalation ma teme un’intesa unilaterale, lontana dai meccanismi multilaterali cari all’Unione.

La firma, attesa in poche ore, resta sospesa tra speranze e minacce. Trump ha chiarito che l’accordo «non è definitivo» e la guerra potrebbe riprendere. Si tratta di un memorandum senza ratifica congressuale, fragile per natura. La fretta di attivare le norme su Hormuz rivela l’urgenza di allentare la pressione economica, ma lascia dubbi sulla tenuta. Se Teheran rispetterà gli impegni, Trump vede «l’inizio di una pace più ampia in tutto il Medio Oriente»; altrimenti, i bombardamenti non saranno retorica. L’Europa, e con essa l’Italia, può solo sperare che questa diplomazia ruvida disinneschi una polveriera che tocca i propri interessi vitali.

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa del Golfo arabo
PragmatismoDistacco

La stampa del Golfo accoglie l'accordo con pragmatismo: la ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz porta sollievo ai mercati petroliferi, mentre si evidenziano le tensioni tra Trump e Netanyahu sulla campagna in Libano. L'intesa è vista come un passo concreto per congelare il programma nucleare iraniano.

Stampa latinoamericana
TrionfoRevanscismo

La stampa latinoamericana celebra l'intesa come un trionfo di Trump: un 'muro nucleare' che impedirà per sempre a Teheran di sviluppare armi atomiche. Si sottolinea il contrasto con l'accordo di Obama, dipinto come un fallimento, e si esalta la promessa di una pace duratura.

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