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Trump prepara il ritorno delle sanzioni sul greggio russo dopo la riapertura di Hormuz

Con il petrolio che torna a fluire dal Golfo Persico grazie all’accordo con l’Iran, Washington annuncia la fine delle deroghe concesse in marzo per evitare uno shock dei prezzi.

A margine del vertice G7 di Evian, Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a ripristinare «a breve» le sanzioni contro il petrolio russo, sospese temporaneamente lo scorso marzo. La decisione è legata alla riapertura dello Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia strategico attraverso cui transita un quinto del greggio mondiale, bloccato per settimane dalle tensioni militari tra Washington e Teheran. Con la firma dell’accordo di pace e la prevista riapertura completa del corridoio marittimo entro il 19 giugno, il presidente americano ha spiegato che non sussistono più le condizioni di emergenza che avevano spinto il Tesoro a concedere licenze straordinarie per l’acquisto di greggio russo, inizialmente destinate alla sola India e poi estese a tutti i compratori internazionali.

Quella deroga era scattata in un momento di panico sui mercati: l’operazione militare americana contro l’Iran aveva fatto schizzare il Brent sopra i 100 dollari al barile per la prima volta dopo anni, innescando il timore di una crisi di approvvigionamento globale. Per evitare un «autogol» – come lo ha definito lo stesso Trump – il Dipartimento del Tesoro aveva autorizzato transazioni su carichi di petrolio russo già imbarcati, una mossa che aveva sollevato perplessità tra gli alleati europei, preoccupati che l’allentamento minasse la strategia di pressione economica su Mosca per l’invasione dell’Ucraina. Oggi, con il greggio del Golfo Persico di nuovo in circolazione e i prezzi del Brent scesi sotto gli 80 dollari, ai minimi da diversi mesi, la Casa Bianca ritiene di avere margine per stringere nuovamente il cappio.

L’annuncio arriva mentre i leader del G7 discutono proprio di come aumentare la pressione su Mosca, e il ripristino delle sanzioni energetiche rappresenterebbe un tassello centrale. Secondo analisti europei, la mossa è attesa con un misto di sollievo e cautela a Bruxelles e nelle capitali mediterranee: l’Italia, che ha diversificato i propri approvvigionamenti ma resta esposta alle oscillazioni del prezzo del barile, potrebbe beneficiare di un mercato più stabile nel breve termine, ma dovrà fare i conti con possibili rincari se le sanzioni ridurranno effettivamente l’offerta globale. Da Nuova Delhi, dove le raffinerie avevano approfittato delle licenze per assorbire greggio russo a prezzi scontati, si guarda con apprensione alla prospettiva di dover rinegoziare in fretta i contratti di fornitura.

Dal Cremlino, il portavoce Dmitrij Peskov ha già fatto sapere che Mosca considera le sanzioni illegittime e continuerà a cercare vie per collocare il proprio petrolio sui mercati asiatici, anche attraverso flotte ombra e meccanismi di pagamento alternativi. Resta tuttavia un’incognita sui tempi effettivi del ripristino: Trump ha usato formule volutamente vaghe («in qualche momento», «presto saremo in posizione di farlo»), e l’amministrazione dovrà bilanciare la volontà di colpire gli introiti energetici russi con la necessità di non destabilizzare un mercato petrolifero che resta fragile. La riapertura di Hormuz allenta la morsa, ma non cancella i rischi di nuove frizioni in Medio Oriente né le incognite legate alla domanda globale. In questo equilibrio precario, l’Europa e l’Italia osservano con la consapevolezza che ogni scossa sul fronte energetico si traduce in un impatto diretto su famiglie e imprese.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

41%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa latinoamericanaStampa indiana e sudasiatica
Stampa latinoamericana/ mercato
pragmatismodistacco

Al vertice del G7 in Francia, il presidente Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero presto reimporre le sanzioni sul petrolio russo. L'esenzione temporanea era stata concessa perché lo Stretto di Hormuz era bloccato; ora che il greggio scorre di nuovo dopo l'accordo con l'Iran, Washington non vede motivo di mantenere la sospensione. La dichiarazione si inserisce nella spinta degli alleati per aumentare la pressione su Mosca riguardo all'Ucraina.

Stampa indiana e sudasiatica
pragmatismodistacco

Il presidente Trump ha affermato che gli USA saranno presto in grado di reimporre le sanzioni sul greggio russo dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz. La ripresa dei flussi petroliferi in seguito all'accordo con l'Iran elimina la giustificazione per la precedente sospensione delle sanzioni. Le osservazioni sono state fatte durante il vertice del G7, dove i leader discutono come stringere la morsa economica sulla Russia.

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martedì 16 giugno 2026

Trump prepara il ritorno delle sanzioni sul greggio russo dopo la riapertura di Hormuz

Con il petrolio che torna a fluire dal Golfo Persico grazie all’accordo con l’Iran, Washington annuncia la fine delle deroghe concesse in marzo per evitare uno shock dei prezzi.

A margine del vertice G7 di Evian, Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a ripristinare «a breve» le sanzioni contro il petrolio russo, sospese temporaneamente lo scorso marzo. La decisione è legata alla riapertura dello Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia strategico attraverso cui transita un quinto del greggio mondiale, bloccato per settimane dalle tensioni militari tra Washington e Teheran. Con la firma dell’accordo di pace e la prevista riapertura completa del corridoio marittimo entro il 19 giugno, il presidente americano ha spiegato che non sussistono più le condizioni di emergenza che avevano spinto il Tesoro a concedere licenze straordinarie per l’acquisto di greggio russo, inizialmente destinate alla sola India e poi estese a tutti i compratori internazionali.

Quella deroga era scattata in un momento di panico sui mercati: l’operazione militare americana contro l’Iran aveva fatto schizzare il Brent sopra i 100 dollari al barile per la prima volta dopo anni, innescando il timore di una crisi di approvvigionamento globale. Per evitare un «autogol» – come lo ha definito lo stesso Trump – il Dipartimento del Tesoro aveva autorizzato transazioni su carichi di petrolio russo già imbarcati, una mossa che aveva sollevato perplessità tra gli alleati europei, preoccupati che l’allentamento minasse la strategia di pressione economica su Mosca per l’invasione dell’Ucraina. Oggi, con il greggio del Golfo Persico di nuovo in circolazione e i prezzi del Brent scesi sotto gli 80 dollari, ai minimi da diversi mesi, la Casa Bianca ritiene di avere margine per stringere nuovamente il cappio.

L’annuncio arriva mentre i leader del G7 discutono proprio di come aumentare la pressione su Mosca, e il ripristino delle sanzioni energetiche rappresenterebbe un tassello centrale. Secondo analisti europei, la mossa è attesa con un misto di sollievo e cautela a Bruxelles e nelle capitali mediterranee: l’Italia, che ha diversificato i propri approvvigionamenti ma resta esposta alle oscillazioni del prezzo del barile, potrebbe beneficiare di un mercato più stabile nel breve termine, ma dovrà fare i conti con possibili rincari se le sanzioni ridurranno effettivamente l’offerta globale. Da Nuova Delhi, dove le raffinerie avevano approfittato delle licenze per assorbire greggio russo a prezzi scontati, si guarda con apprensione alla prospettiva di dover rinegoziare in fretta i contratti di fornitura.

Dal Cremlino, il portavoce Dmitrij Peskov ha già fatto sapere che Mosca considera le sanzioni illegittime e continuerà a cercare vie per collocare il proprio petrolio sui mercati asiatici, anche attraverso flotte ombra e meccanismi di pagamento alternativi. Resta tuttavia un’incognita sui tempi effettivi del ripristino: Trump ha usato formule volutamente vaghe («in qualche momento», «presto saremo in posizione di farlo»), e l’amministrazione dovrà bilanciare la volontà di colpire gli introiti energetici russi con la necessità di non destabilizzare un mercato petrolifero che resta fragile. La riapertura di Hormuz allenta la morsa, ma non cancella i rischi di nuove frizioni in Medio Oriente né le incognite legate alla domanda globale. In questo equilibrio precario, l’Europa e l’Italia osservano con la consapevolezza che ogni scossa sul fronte energetico si traduce in un impatto diretto su famiglie e imprese.

Divergenza delle fonti

Diritto · 10 testate · 3 lingue

41%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale29%
Critico71%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa latinoamericanaStampa indiana e sudasiatica
Stampa latinoamericana/ mercato
pragmatismodistacco

Al vertice del G7 in Francia, il presidente Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero presto reimporre le sanzioni sul petrolio russo. L'esenzione temporanea era stata concessa perché lo Stretto di Hormuz era bloccato; ora che il greggio scorre di nuovo dopo l'accordo con l'Iran, Washington non vede motivo di mantenere la sospensione. La dichiarazione si inserisce nella spinta degli alleati per aumentare la pressione su Mosca riguardo all'Ucraina.

Stampa indiana e sudasiatica
pragmatismodistacco

Il presidente Trump ha affermato che gli USA saranno presto in grado di reimporre le sanzioni sul greggio russo dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz. La ripresa dei flussi petroliferi in seguito all'accordo con l'Iran elimina la giustificazione per la precedente sospensione delle sanzioni. Le osservazioni sono state fatte durante il vertice del G7, dove i leader discutono come stringere la morsa economica sulla Russia.

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