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Geopoliticadomenica 14 giugno 2026

L’ombra di Beirut sul negoziato: l’Iran minaccia di rompere le trattative con gli USA

Il capo negoziatore Qalibaf accusa Washington di non frenare Israele, mentre Trump annunciava un’imminente firma per riaprire lo Stretto di Hormuz.

Domenica, le fragili speranze di un’intesa tra Stati Uniti e Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine delle ostilità in Medio Oriente si sono incrinate. Mohammad Baqer Qalibaf, capo negoziatore iraniano, ha ammonito che proseguire il percorso diplomatico sarà “impossibile” se Washington non rispetterà gli impegni, accusando l’amministrazione Trump di mancare di volontà o capacità nel frenare Israele.

La dichiarazione è giunta dopo un attacco aereo israeliano sui sobborghi meridionali di Beirut, con almeno tre morti. L’incursione ha riaperto una crepa nel negoziato che, secondo Trump, avrebbe potuto concludersi proprio domenica con la firma di un memorandum. Teheran, tramite l’agenzia Fars, aveva già fatto sapere che la Guida suprema Khamenei non aveva approvato il testo, smorzando gli annunci trionfalistici.

L’asse Teheran-Israele-Washington resta il nodo: l’Iran ha subordinato ogni intesa alla fine dei bombardamenti sul Libano e al ritiro israeliano. L’attacco al Dahye ha mostrato la difficoltà per gli USA di garantire una tregua, alimentando il sospetto che Washington conceda luce verde a Tel Aviv. “Se non avete la volontà o la capacità di rispettare gli impegni, non ha senso continuare”, ha scritto Qalibaf su X.

Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la posta è altissima: lo Stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del petrolio mondiale, resta bloccato, con ripercussioni sui prezzi energetici e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Un fallimento negoziale aprirebbe scenari di instabilità regionale, con possibili impatti su flussi migratori e terrorismo. Da Bruxelles si segue con apprensione, consapevoli che un’escalation coinvolgerebbe direttamente gli interessi strategici del continente.

La finestra diplomatica si restringe, e gli analisti avvertono che Teheran potrebbe irrigidirsi se gli attacchi israeliani proseguiranno. Washington è chiamata a dimostrare la propria influenza su Tel Aviv per salvare un’intesa che sarebbe stata il maggiore successo di politica estera del secondo mandato Trump. Senza segnali immediati, la regione rischia una nuova fase di conflitto aperto, con costi incalcolabili.

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domenica 14 giugno 2026

L’ombra di Beirut sul negoziato: l’Iran minaccia di rompere le trattative con gli USA

Il capo negoziatore Qalibaf accusa Washington di non frenare Israele, mentre Trump annunciava un’imminente firma per riaprire lo Stretto di Hormuz.

Domenica, le fragili speranze di un’intesa tra Stati Uniti e Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine delle ostilità in Medio Oriente si sono incrinate. Mohammad Baqer Qalibaf, capo negoziatore iraniano, ha ammonito che proseguire il percorso diplomatico sarà “impossibile” se Washington non rispetterà gli impegni, accusando l’amministrazione Trump di mancare di volontà o capacità nel frenare Israele.

La dichiarazione è giunta dopo un attacco aereo israeliano sui sobborghi meridionali di Beirut, con almeno tre morti. L’incursione ha riaperto una crepa nel negoziato che, secondo Trump, avrebbe potuto concludersi proprio domenica con la firma di un memorandum. Teheran, tramite l’agenzia Fars, aveva già fatto sapere che la Guida suprema Khamenei non aveva approvato il testo, smorzando gli annunci trionfalistici.

L’asse Teheran-Israele-Washington resta il nodo: l’Iran ha subordinato ogni intesa alla fine dei bombardamenti sul Libano e al ritiro israeliano. L’attacco al Dahye ha mostrato la difficoltà per gli USA di garantire una tregua, alimentando il sospetto che Washington conceda luce verde a Tel Aviv. “Se non avete la volontà o la capacità di rispettare gli impegni, non ha senso continuare”, ha scritto Qalibaf su X.

Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la posta è altissima: lo Stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del petrolio mondiale, resta bloccato, con ripercussioni sui prezzi energetici e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Un fallimento negoziale aprirebbe scenari di instabilità regionale, con possibili impatti su flussi migratori e terrorismo. Da Bruxelles si segue con apprensione, consapevoli che un’escalation coinvolgerebbe direttamente gli interessi strategici del continente.

La finestra diplomatica si restringe, e gli analisti avvertono che Teheran potrebbe irrigidirsi se gli attacchi israeliani proseguiranno. Washington è chiamata a dimostrare la propria influenza su Tel Aviv per salvare un’intesa che sarebbe stata il maggiore successo di politica estera del secondo mandato Trump. Senza segnali immediati, la regione rischia una nuova fase di conflitto aperto, con costi incalcolabili.

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