
Israele respinge l’accordo Usa-Iran: truppe permanenti in Libano, Siria e Gaza
Mentre Washington e Teheran annunciano un’intesa per porre fine alle ostilità in Medio Oriente, il governo israeliano dichiara che non ritirerà le proprie forze dalle zone occupate, rivendicando una politica di presenza militare indefinita.
L’annuncio di un’intesa provvisoria tra Stati Uniti e Iran, mediata dal Pakistan e attesa alla firma a Ginevra il 19 giugno, avrebbe dovuto segnare la fine delle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso. Invece ha immediatamente innescato la reazione più dura di Israele. In una telefonata con Donald Trump il 14 giugno, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha «chiarito» che l’esercito israeliano non si ritirerà dalle posizioni che occupa nel sud del Libano e che il paese non si considera vincolato da alcun punto dell’accordo relativo al fronte libanese. Fonti israeliane riferiscono che Netanyahu ha ottenuto pieno sostegno dal gabinetto di sicurezza e ha ribadito l’intenzione di proseguire le operazioni contro Hezbollah, inclusa la distruzione delle infrastrutture del gruppo e la risposta a qualsiasi attacco.
La linea dell’esecutivo è stata esplicitata senza margini di ambiguità dal ministro della Difesa Israel Katz e dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. Katz ha dichiarato che le Forze di difesa israeliane manterranno una presenza «a tempo indeterminato» nelle zone di sicurezza create in Libano, Siria e Gaza, per proteggere i confini da «elementi jihadisti». Ha inoltre minacciato ritorsioni «con grande forza» contro l’Iran in caso di attacchi legati alle operazioni israeliane in Libano. Ben-Gvir, da parte sua, ha scritto sui social che «l’accordo di Trump non ci vincola» e che Israele «non è una repubblica delle banane», ma uno Stato sovrano che non si ritirerà da alcun territorio «ripulito dalle infrastrutture terroristiche». La stampa israeliana ha aggiunto che le aree controllate saranno «sgomberate» anche dalla popolazione locale e dalle abitazioni, un piano che solleva interrogativi umanitari.
Da Teheran si sottolinea che l’intesa con Washington era subordinata proprio alla fine degli attacchi israeliani contro Hezbollah in Libano, condizione inserita nel memorandum. Nell’ottica europea, dove l’ala militare di Hezbollah è riconosciuta come organizzazione terroristica, la prospettiva di una occupazione prolungata e di possibili spostamenti forzati di civili aggrava i timori di una crisi umanitaria. Per l’Italia, che guida il contingente UNIFIL nel sud del Libano, la permanenza delle truppe israeliane significa un rischio concreto di instabilità prolungata e di esposizione per i peacekeeper, già provati da due anni e mezzo di conflitto a Gaza e lungo la Linea Blu.
La firma di Ginevra si avvicina mentre Israele considera la campagna libanese uno dei maggiori successi militari recenti e non intende cedere i guadagni territoriali. Il presidente Trump, che aveva spinto per l’accordo, si trova ora di fronte a un alleato che ignora i suoi appelli e rivendica piena autonomia strategica. Se le operazioni israeliane in Libano dovessero proseguire, il cessate il fuoco rischierebbe di naufragare prima ancora di entrare in vigore, con l’Iran pronto a reagire e l’intera architettura diplomatica mediorientale esposta a una nuova, pericolosa escalation.
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Israele respinge l'accordo di cessate il fuoco tra USA e Iran e annuncia che manterrà indefinitamente l'occupazione militare di parti del Libano, della Siria e di Gaza. I funzionari israeliani dichiarano di non essere vincolati dall'intesa e parlano di 'pulire' le aree occupate da residenti e infrastrutture terroristiche. La decisione viene vista come un colpo agli sforzi di pace regionali e una dimostrazione di unilateralismo.
Israele reagisce con furia all'accordo USA-Iran, dichiarando che non ritirerà le truppe dal Libano e che non è subordinato a Washington. L'intesa crea difficoltà politiche per il primo ministro Netanyahu, mentre i ministri insistono sul diritto sovrano di Israele a rimanere. Il tono è di sfida e irritazione verso i vincoli esterni.
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