
Teheran e Washington siglano l’intesa di Islamabad: Araghchi chiama i leader regionali
Il ministro degli Esteri iraniano illustra a Turchia, Iraq, Egitto e Arabia Saudita i contenuti dell’accordo mediato dal Pakistan, mentre si chiede lo stop immediato alle operazioni israeliane in Libano.
Lunedì 15 giugno 2026, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avviato un giro di consultazioni telefoniche con i suoi omologhi di Turchia, Iraq, Egitto e Arabia Saudita per condividere i dettagli del «Memorandum di Islamabad», l’intesa raggiunta nelle ore precedenti tra Washington e Teheran sotto l’egida del Pakistan. Il premier pakistano Shahbaz Sharif ha annunciato pubblicamente l’accordo, definendolo un’intesa di pace che impone la cessazione immediata di tutte le operazioni militari in Medio Oriente, con particolare riferimento al fronte libanese, dove la guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran si era estesa negli ultimi tre mesi e mezzo.
Nel corso delle telefonate – con Hakan Fidan, Fuad Hussein, Badr Abdel Aaty e il principe Faisal bin Farhan – Araghchi ha ribadito un messaggio chiaro: la piena responsabilità dell’attuazione dell’intesa ricade sugli Stati Uniti, chiamati a garantire lo stop immediato e completo delle «aggressioni destabilizzanti» israeliane in Libano. Il capo della diplomazia iraniana ha inoltre espresso apprezzamento per il ruolo svolto da Ankara, Baghdad, Il Cairo e Riad nel sostenere gli sforzi per il cessate il fuoco e nel promuovere un percorso diplomatico volto a rafforzare la stabilità regionale. Da parte loro, i ministri hanno concordato sulla necessità di proseguire uno stretto coordinamento e di intensificare le iniziative diplomatiche per preservare la pace.
L’intesa di Islamabad rappresenta un punto di svolta in una crisi che, nata come ennesimo capitolo dello scontro tra Teheran e l’asse Washington-Gerusalemme, ha rapidamente travalicato i confini iraniani, infiammando il teatro libanese e minacciando di coinvolgere l’intera regione mediorientale. Il fatto che l’Iran abbia scelto di informare preventivamente le capitali sunnite – Riad, Il Cairo, Ankara e Baghdad – rivela la volontà di incardinare l’accordo in un quadro regionale più ampio, superando la tradizionale diffidenza settaria e riconoscendo a questi attori un ruolo di garanti informali. Non è un caso che il ringraziamento più esplicito sia andato all’Arabia Saudita, il cui riavvicinamento diplomatico a Teheran, mediato dalla Cina nel 2023, costituisce oggi un pilastro essenziale per qualsiasi architettura di sicurezza condivisa nel Golfo.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, l’eventuale stabilizzazione del fronte libanese e la de-escalation tra Iran e Israele rappresentano un interesse strategico diretto. Roma guida la missione UNIFIL nel sud del Libano, dove i caschi blu italiani operano in una delle aree più esposte agli scontri; un cessate il fuoco duraturo ridurrebbe i rischi per il contingente nazionale e allenterebbe la pressione migratoria che da una regione in fiamme si riversa inevitabilmente sulle coste del Mediterraneo centrale. Inoltre, la prospettiva di una tregua stabile attenuerebbe le tensioni sui mercati energetici, restituendo prevedibilità alle rotte del gas e del petrolio che dall’area del Golfo raggiungono i terminali europei.
Resta tuttavia una cautela diffusa. Analisti vicini a Bruxelles osservano che la solidità dell’intesa dipenderà interamente dalla capacità – e dalla volontà politica – di Washington di vincolare l’alleato israeliano a un effettivo ritiro delle operazioni in Libano, condizione che Teheran pone come irrinunciabile. Il formato di Islamabad, con il Pakistan nel ruolo di mediatore, introduce un attore inedito nella partita mediorientale, ma al contempo solleva interrogativi sulla tenuta di un accordo che non è stato negoziato direttamente al tavolo delle grandi potenze. La diplomazia regionale, ora mobilitata in un fitto reticolo di telefonate e incontri, dovrà tradurre l’intesa-quadro in meccanismi di verifica e garanzie reciproche, se si vuole che il cessate il fuoco annunciato non resti lettera morta ma inauguri una fase nuova per un Medio Oriente esausto.
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Il ministro degli Esteri iraniano ha informato Arabia Saudita, Turchia, Iraq ed Egitto sull'intesa di Islamabad con gli Stati Uniti, sottolineando che Washington deve garantire l'attuazione e che ogni aggressione sionista contro il Libano deve cessare immediatamente. Teheran apprezza il sostegno diplomatico di queste potenze regionali e prosegue le consultazioni per rafforzare la stabilità regionale.
Il capo della diplomazia iraniana ha avuto colloqui telefonici con gli omologhi di Turchia, Iraq ed Egitto per discutere l'accordo quadro tra Stati Uniti e Iran, insistendo sulla necessità di un arresto totale degli attacchi israeliani in Libano. Ha affermato che gli Stati Uniti sono responsabili dell'attuazione dell'intesa e ha ringraziato i paesi regionali per gli sforzi verso il cessate il fuoco e la de-escalation.
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