
Supernove binarie e fabbriche di polvere: l’astrofisica riscrive la morte delle stelle
Per la prima volta osservato un sistema in cui entrambe le stelle compagne sono esplose, mentre il James Webb svela la produzione di polvere nell’universo primordiale e LOFAR mappa i campi magnetici su scala cosmica.
Per la prima volta gli astronomi hanno identificato un sistema binario in cui entrambe le stelle massicce sono esplose come supernove, lasciando due distinte nebulose in espansione. Il sistema, situato a circa 6.000 anni luce nella costellazione dei Gemelli, comprende la nota Nebulosa Medusa (IC 443) e la compagna appena riconosciuta G189.6+3.3. L’analisi, pubblicata su Nature Communications e basata su oltre sedici anni di osservazioni del telescopio Fermi della NASA, stima che le due esplosioni siano avvenute a distanza di 20.000-110.000 anni l’una dall’altra. Secondo i ricercatori guidati da Miltiadis Michailidis dell’Università di Stanford, la probabilità che due resti di supernova non correlati si trovino così vicini è di circa una su mille, offrendo una conferma osservativa a lungo attesa dai modelli di evoluzione stellare binaria.
Sul fronte della polvere cosmica, un team dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha utilizzato il James Webb Space Telescope per studiare la galassia nana Sextans A, scelta come analogo chimico delle prime galassie poiché povera di elementi pesanti. Le osservazioni con gli strumenti NIRCam e MIRI hanno rivelato una ventina di stelle nella fase asintotica del ramo delle giganti avvolte da spessi mantelli di polvere, vere e proprie “fabbriche” attive tra due e tre miliardi di anni fa. Lo studio, pubblicato su The Astrophysical Journal, mostra che circa il 90% delle stelle in quella fase evolutiva è privo di polvere, indicando che la produzione di grani solidi – mattone fondamentale per nuovi astri e pianeti – è un processo raro ma cruciale, che i modelli teorici potranno ora calibrare con dati diretti.
Sempre dall’Italia arriva la prima mappatura completa del campo magnetico di un ammasso di galassie. Utilizzando il radiotelescopio europeo LOFAR, un gruppo internazionale guidato da Andrea Botteon (INAF) ha osservato per 224 ore l’ammasso Abell 2255, distante un miliardo di anni luce. I risultati, in pubblicazione su Astronomy & Astrophysics, mostrano che le linee di campo magnetico non sono casuali ma si organizzano in strutture radiali o tangenziali a seconda della dinamica del gas caldo, dimostrando per la prima volta che la formazione stessa dell’ammasso plasma il campo magnetico su scale di milioni di anni luce.
Queste scoperte si inseriscono in un contesto di crescente pressione sull’osservazione astronomica. L’Unione Astronomica Internazionale denuncia l’aumento esponenziale dei satelliti in orbita bassa, che con i loro riflessi e le emissioni radio disturbano telescopi ottici e radio, mentre il rischio di sindrome di Kessler – una reazione a catena di collisioni – minaccia l’intero ambiente orbitale. Parallelamente, la Cina ha reso operativo il satellite Ludi Tance-4 01 in orbita geosincrona, capace di sorvegliare un terzo della superficie terrestre grazie a componenti al nitruro di gallio, un materiale la cui produzione globale è dominata per oltre il 95% da Pechino, sollevando interrogativi sulla dipendenza tecnologica occidentale.
Il prossimo passo per l’astrofisica fondamentale sarà incrociare i dati del James Webb con le mappe magnetiche di LOFAR per comprendere come i campi magnetici influenzino la formazione stellare nelle galassie primordiali. Sul fronte della sostenibilità orbitale, l’IAU spinge per accordi vincolanti sulla riduzione della luminosità dei satelliti e sulla condivisione dei dati orbitali, mentre le agenzie spaziali valutano missioni di rimozione attiva dei detriti.
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| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa sud-est asiatica | +0.20 | neutral |
La scoperta segna un passo avanti nella comprensione delle supernove binarie.
Il resoconto si basa esclusivamente sui fatti riportati nello studio scientifico, senza aggiungere interpretazioni o contesti esterni.
Il blocco omette il collegamento con la produzione di polvere cosmica, presente nel titolo originale e nel blocco sud-est asiatico.
La scoperta segna un passo avanti nella comprensione delle supernove binarie.
Il resoconto si basa esclusivamente sui fatti riportati nello studio scientifico, senza aggiungere interpretazioni o contesti esterni.
Il blocco omette il collegamento con la produzione di polvere cosmica, presente nel titolo originale e nel blocco sud-est asiatico.
Queste scoperte aprono nuove finestre sulla formazione delle stelle e della polvere cosmica.
Accostando più scoperte astronomiche in un unico blocco di notizie, si crea una narrazione di progresso scientifico continuo.
Il blocco omette il dettaglio che le due supernove sono avvenute in un intervallo relativamente breve, concentrandosi invece sulla scoperta separata della fabbrica di polvere.
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