
Sudan, allarme ONU per El-Obeid: gli Emirati invocano tregua e embargo sulle armi
Mentre il Consiglio per i diritti umani si riunisce d’urgenza, Volker Türk lancia un «allarme rosso» per la città assediata, e Abu Dhabi chiede l’estensione dell’embargo, nonostante le accuse di sostegno ai paramilitari.
Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha tenuto venerdì una sessione d’urgenza sulla situazione a El-Obeid, nel Kordofan settentrionale, dove l’Alto commissario Volker Türk ha lanciato un «allarme rosso» per una nuova catastrofe umanitaria. La città, assediata da mesi dai paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf), è teatro di bombardamenti con droni che hanno ucciso almeno 45 civili tra il 6 e il 28 giugno, mentre l’accesso all’acqua potabile è al collasso e le infrastrutture civili sono state colpite in modo sistematico.
Nel corso del dibattito, gli Emirati Arabi Uniti hanno chiesto un cessate il fuoco immediato e incondizionato e l’estensione dell’embargo Onu sulle armi a tutto il territorio sudanese, condannando le violazioni del diritto internazionale commesse da entrambe le parti. La posizione di Abu Dhabi, tuttavia, è oggetto di letture contrastanti: secondo fonti iraniane e diversi analisti mediorientali, gli Emirati avrebbero fornito sostegno militare e finanziario proprio alle Rsf, contribuendo all’escalation. Un gruppo di paesi europei – Regno Unito, Germania, Irlanda, Paesi Bassi e Norvegia – ha promosso una bozza di risoluzione che invoca una tregua umanitaria e condanna l’intensificarsi delle violenze da parte dei paramilitari.
La prospettiva di una caduta di El-Obeid, che già ospita circa centomila sfollati, fa temere un esodo di massa paragonabile a quello seguito alla presa di El-Facher, nel Darfur, dove le Rsf sono accusate di atrocità diffuse. Türk ha avvertito che senza un intervento immediato si potrebbe assistere allo sfollamento di altre cinquecentomila persone. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, un nuovo fronte di instabilità nel Sahel rischia di alimentare i flussi migratori verso il Mediterraneo centrale, secondo valutazioni circolate in ambienti diplomatici comunitari.
Il conflitto, scoppiato nell’aprile 2023 tra l’esercito regolare e le Rsf, si trascina senza una soluzione militare. Analisti del Peace and Conflict Resolution Evidence Platform sottolineano che, pur non trattandosi di una guerra per procura in senso classico, il conflitto non potrebbe proseguire con questa intensità senza il sostegno esterno: accanto agli Emirati, anche Stati Uniti e Arabia Saudita sono coinvolti, ma nessuno degli attori internazionali dispone della leva necessaria per imporre un cessate il fuoco. La risoluzione sarà esaminata lunedì dal Consiglio, in un contesto in cui le diplomazie occidentali cercano di arginare una crisi che minaccia di destabilizzare l’intera regione.
| Stampa iraniana e affini | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | +0.20 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | −0.20 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
L'Iran denuncia la cospirazione occidentale e chiede un embargo, mentre il Consiglio ONU è inutile.
Attribuisce la causa della crisi a un nemico esterno (USA/Israele) e trasforma la vittima in combattente legittimo, riproiettando la narrativa della resistenza.
Omette il ruolo delle forze governative sudanesi nell'assedio e la loro responsabilità nella violenza.
L'Europa chiede una soluzione legale e diplomatica, senza schierarsi apertamente.
Trasforma il conflitto in una questione di diritto internazionale, delegittimando la violenza attraverso la procedura ONU e le indagini, senza attribuire colpe specifiche.
Omette il ruolo degli attori esterni come Iran e Golfo, che finanziano le parti, e le cause strutturali del conflitto.
Il Golfo bilancia tra la condanna dell'assedio e la protezione dei propri interessi strategici.
Gerarchizza le minacce: la stabilità regionale e gli interessi economici vengono prima del giudizio assoluto, portando a un sostegno condizionato all'embargo.
Omette il coinvolgimento diretto di alcuni stati del Golfo nel conflitto sudanese, come il supporto a determinate fazioni.
L'Occidente condanna l'assedio e minaccia azioni più dure se l'ONU non agisce.
Costruisce una cornice di urgenza morale che giustifica un intervento esterno, equiparando la situazione a precedenti crisi umanitarie che hanno richiesto interventi militari.
Omette l'efficacia degli embarghi in passato e le potenziali conseguenze di un intervento militare, come l'escalation del conflitto.
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