
Stati Uniti, il giro di vite sull’immigrazione: dai cellulari controllati alla sospensione dell’habeas corpus
L’amministrazione Trump inasprisce i controlli alle frontiere, limita i percorsi verso la residenza e valuta di sospendere il diritto costituzionale contro la detenzione arbitraria.
Un memorandum confidenziale della Casa Bianca, datato aprile 2025 e firmato dal segretario dello staff Will Scharf, ha rivelato che i più stretti collaboratori del presidente Donald Trump hanno esplorato la possibilità di sospendere l’habeas corpus per accelerare le deportazioni di massa. Il documento, portato alla luce dal New York Times, metteva in guardia contro l’iniziativa promossa da Stephen Miller, l’architetto della politica migratoria restrittiva, e dallo stesso Trump. L’habeas corpus, pilastro dell’articolo I della Costituzione americana, garantisce a chiunque si trovi sotto la giurisdizione degli Stati Uniti il diritto di contestare davanti a un giudice la legittimità della propria detenzione. La sua sospensione, anche solo parziale, rappresenterebbe una torsione autoritaria senza precedenti recenti, capace di colpire non solo i migranti irregolari ma anche i residenti legali, inclusi i titolari di green card.
Parallelamente, l’amministrazione ha già dispiegato strumenti più immediati per blindare le frontiere. Il Servizio per la cittadinanza e l’immigrazione (USCIS) ha attivato la «Verifica migliorata», un programma che autorizza gli agenti di frontiera a ispezionare telefoni, computer e profili social dei visitatori stranieri, revocando visti o permessi di soggiorno in presenza di «attività sospette». Secondo fonti latinoamericane, questa misura colpisce in modo particolare i viaggiatori provenienti da Paesi con forti flussi migratori verso gli Stati Uniti, ma il suo impatto si estende a tutti i cittadini extra-americani, italiani ed europei compresi. A maggio, inoltre, l’USCIS ha stabilito che i titolari di visti non immigratori dovranno tornare nel Paese d’origine per richiedere la green card, cancellando di fatto i tradizionali percorsi di regolarizzazione per chi già vive e lavora legalmente sul suolo americano.
La stretta si completa sul fronte giudiziario. La Corte Suprema ha accettato di esaminare, nel corso dell’autunno, un ricorso dell’amministrazione che chiede di poter trattenere a tempo indeterminato, senza udienza per la cauzione, i cosiddetti «criminal aliens» – stranieri con condanne per reati aggravati – in attesa di espulsione. Se i giudici accogliessero la tesi del governo, anche i residenti permanenti con precedenti penali potrebbero restare in carcere per anni senza alcuna possibilità di dimostrare la propria non pericolosità sociale. Negli ambienti giuridici americani si osserva come questa mossa, unita alla discussione sull’habeas corpus, configuri un arretramento sistematico delle garanzie processuali, che allarma non solo le organizzazioni per i diritti civili ma anche gli osservatori europei, preoccupati per un possibile effetto domino sulle politiche di rimpatrio e detenzione nell’Unione.
Dietro queste misure, gli analisti nordamericani leggono il ritorno di una «logica bracero», che considera i migranti forza lavoro temporanea da utilizzare e poi espellere, negando ogni prospettiva di integrazione stabile. Il programma Bracero, attivo tra il 1942 e il 1964, portava lavoratori messicani negli Stati Uniti con contratti a termine, senza diritti di cittadinanza. Oggi quella stessa filosofia si applica, in forme aggiornate, a una platea molto più ampia: non solo irregolari, ma anche professionisti altamente qualificati, ricercatori, studenti. Per l’Italia e l’Europa, la deriva americana pone interrogativi concreti: i controlli digitali alle frontiere rischiano di colpire manager, accademici e turisti italiani, mentre l’irrigidimento sulle green card potrebbe frenare la mobilità di talenti che da decenni alimenta scambi transatlantici. Bruxelles segue con attenzione, consapevole che la sospensione dell’habeas corpus e la detenzione senza processo minano principi cardine dello Stato di diritto che, se normalizzati a Washington, potrebbero erodere anche gli standard internazionali di tutela della libertà personale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Gli Stati Uniti hanno ufficialmente avviato controlli rafforzati alle frontiere, consentendo agli agenti di ispezionare i telefoni cellulari e revocare visti in base a contenuti sospetti. Questa stretta sull'immigrazione colpisce direttamente i viaggiatori latinoamericani, dipingendoli come potenziali minacce alla sicurezza. L'allarme è immediato e concreto.
L'amministrazione Trump sta valutando la sospensione dell'habeas corpus per gli immigrati irregolari, minando una protezione giuridica fondamentale contro la detenzione arbitraria. Insieme ad altre misure draconiane, questa mossa segnala un attacco più ampio al giusto processo e ai diritti umani, rievocando logiche di sfruttamento del lavoro del passato. La copertura è critica e analitica, sottolineando le implicazioni legali e morali.
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