
Starmer si dimette, Burnham verso Downing Street: sesto premier in dieci anni per un Regno Unito in crisi
La caduta del leader laburista dopo meno di due anni apre la strada a una successione senza primarie, mentre il Paese cerca risposte a stagnazione economica e sfiducia politica.
L’annuncio delle dimissioni di Keir Starmer da primo ministro, arrivato lunedì dopo meno di due anni dal trionfo elettorale che aveva riportato i laburisti al governo, ha innescato un passaggio di consegne che, secondo fonti interne al partito, condurrà Andy Burnham a Downing Street entro la metà di luglio senza passare per un congresso. L’ex sindaco di Manchester, rientrato a Westminster grazie a un’elezione suppletiva organizzata ad hoc, ha visto ritirarsi uno dopo l’altro i possibili rivali, da Wes Streeting a Darren Jones, e con il sostegno della commissione esecutiva nazionale del Labour si avvia a diventare il settimo primo ministro britannico in un decennio, il quinto in soli quattro anni.
La fine anticipata del governo Starmer, spiegano analisti politici britannici, è maturata all’incrocio tra il crollo della popolarità personale del premier – i sondaggi indicavano un 79% di insoddisfazione, il dato peggiore mai registrato – e la débâcle delle elezioni amministrative di maggio, in cui il Labour ha perso consensi a favore del Reform UK di Nigel Farage. A pesare sono state anche le polemiche sulle donazioni non dichiarate per l’abbigliamento della moglie e una serie di inversioni a U su politiche chiave, che hanno eroso la fiducia interna. La lettera di dimissioni del ministro della Difesa John Healey, che accusava Starmer di incapacità nel garantire la sicurezza del Paese, ha rappresentato il colpo definitivo, spingendo oltre cento deputati laburisti a chiedere il passo indietro.
Osservatori europei e analisti di Bruxelles leggono questa ennesima crisi di governo come il sintomo di un malessere più profondo che attraversa il Regno Unito dal referendum sulla Brexit del 2016. La sequenza di premier – Cameron, May, Johnson, Truss, Sunak e ora Starmer – si inserisce in un quadro di stagnazione dei salari reali che perdura dalla crisi finanziaria del 2008, con un livello di vita fermo da due secoli a questa parte, e di un diffuso senso di degrado dei servizi pubblici, dalla sanità ai trasporti. La frammentazione del sistema partitico, con l’ascesa di forze populiste come Reform UK, riflette una polarizzazione che, secondo fonti diplomatiche europee, accomuna Londra ad altre capitali occidentali, rendendo gli elettorati più volatili e intolleranti verso le élite tradizionali.
Burnham, soprannominato il “re del Nord” per il suo radicamento a Manchester, ha promesso di trasferire parte dell’apparato di governo fuori da Londra e di sottoporre ogni decisione al “test di Makerfield”, la circoscrizione operaia che ora rappresenta. Da Washington, il presidente Trump lo ha bollato come “estremamente liberale” e ha criticato la chiusura delle trivellazioni nel Mare del Nord. Resta però incerto il suo programma su spesa sociale, difesa e transizione ecologica, mentre il Labour appare spostato a sinistra rispetto all’elettorato. Il dossier più urgente, per il nuovo esecutivo, sarà ricucire il rapporto tra istituzioni e cittadini, in un Paese che, secondo gli osservatori, fatica a scrivere una nuova narrazione di sé dopo la fine dell’era imperiale e l’uscita dall’Unione.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 4 lingue
Le dimissioni di Starmer sono l'ultimo capitolo di un decennio caotico di primi ministri a rotazione, con Andy Burnham destinato a diventare il settimo. La transizione è inquadrata come una sfida di fascino personale e identità regionale – il 'Re del Nord' che porta un tocco di Manchester a Downing Street – suggerendo che stile e atmosfera contano ormai più della sostanza politica.
La caduta di Starmer viene utilizzata come caso di studio per trarre lezioni pratiche di governance per la Nigeria. Attribuisce il suo fallimento alle pressioni interne al partito, agli errori politici e all'erosione della fiducia pubblica, sottolineando che anche le vittorie schiaccianti possono sgretolarsi rapidamente senza un'autorità sostenuta e una coerenza strategica.
Articoli correlati
Vinicius Jr. illumina Miami, il Brasile vola agli ottavi e ritrova Neymar
9 lingue · 34 testate
Crimini & DisastriGiappone, terremoto di magnitudo 7.2 al largo di Iwate: nessun tsunami, lievi feriti
9 lingue · 27 testate
SportSudafrica, Maseko firma la prima volta: Corea del Sud battuta, Bafana Bafana ai sedicesimi
7 lingue · 27 testate