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Giustizia e Dirittomartedì 30 giugno 2026

Social e minori, la giudice USA respinge l’archiviazione: Meta verso il processo ad agosto

La corte federale della California nega la richiesta di Meta e riconosce la violazione della legge sulla privacy dei bambini, mentre TikTok e YouTube chiudono con un risarcimento il caso di un adolescente della Florida.

La giudice distrettuale Yvonne Gonzalez Rogers, a Oakland, in California, ha respinto la richiesta di Meta Platforms di archiviare la causa promossa dai procuratori generali di 29 Stati americani, che accusano l’azienda di aver progettato Facebook e Instagram per indurre dipendenza nei minori e di averne occultato i danni. La decisione, depositata nella notte di lunedì 29, concede inoltre un giudizio sommario a favore degli Stati sul mancato rispetto degli obblighi di notifica e consenso parentale previsti dal Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA). Il processo per i quattro Stati capofila – California, Colorado, Kentucky e New Jersey – è fissato al 18 agosto, mentre prosegue il contenzioso multidistrettuale che coinvolge oltre 2.600 tra singoli, distretti scolastici ed enti locali contro le principali piattaforme social.

Secondo l’accusa sostenuta dai procuratori generali, ricerche indipendenti dimostrerebbero che l’uso prolungato di Facebook e Instagram da parte di bambini e adolescenti può favorire depressione, ansia, insonnia, interferenze con l’istruzione e condotte autolesive fino al suicidio. La difesa di Meta ha replicato che il “vizio da social media” non costituisce una condizione psichiatrica riconosciuta, e che pertanto le dichiarazioni pubbliche dell’amministratore delegato Mark Zuckerberg – anche in sede di audizione al Congresso – non possono essere considerate ingannevoli. La società ha inoltre sostenuto di non violare il COPPA perché le proprie piattaforme si rivolgono a un pubblico generale e non specificamente agli under 13. La giudice Gonzalez Rogers, in un’ordinanza di 38 pagine, ha invece ritenuto che esistano controversie di fatto rilevanti: spetterà a una giuria stabilire se le piattaforme siano state effettivamente progettate per creare un uso compulsivo e se le smentite di Meta fossero false per una persona ragionevole.

Il fronte giudiziario si allarga. In un procedimento parallelo a Los Angeles, TikTok e YouTube hanno raggiunto un accordo transattivo con un quindicenne della Florida che lamentava danni alla salute mentale legati all’uso dei social fin dagli otto anni, mentre Meta e Snap restano esposte al processo in calendario il 27 luglio. Il primo caso-campione di questo filone, conclusosi a marzo con un verdetto da sei milioni di dollari contro Meta e YouTube, aveva visto una ventenne descrivere in aula gli effetti dei filtri di bellezza di Instagram sulla propria autostima e sull’insorgere di dismorfia corporea. Parallelamente, uno studio delle università di New York e Northeastern ha messo in dubbio l’efficacia delle funzioni di sicurezza per minori dichiarate dalle piattaforme: su 86 strumenti testati, circa il 60% non avrebbe mantenuto le promesse, secondo i ricercatori, alimentando il dibattito sulla reale protezione offerta agli utenti più giovani.

Per gli osservatori europei, la sequenza di decisioni negli Stati Uniti rafforza il quadro di una regolamentazione sempre più stringente a livello globale. L’Australia, il Regno Unito, la Grecia e l’Indonesia hanno già introdotto o stanno per introdurre limiti di età per l’accesso alle reti sociali, mentre nell’Unione Europea il Digital Services Act impone alle piattaforme obblighi di trasparenza e mitigazione dei rischi sistemici, con un’attenzione specifica alla tutela dei minori. In Italia, il Garante per la protezione dei dati personali e l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni seguono con attenzione l’evolversi dei contenziosi, in un contesto in cui la verifica giudiziaria delle dichiarazioni aziendali sulla sicurezza dei prodotti digitali potrebbe ridefinire i confini della responsabilità delle big tech anche al di qua dell’Atlantico.

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martedì 30 giugno 2026

Social e minori, la giudice USA respinge l’archiviazione: Meta verso il processo ad agosto

La corte federale della California nega la richiesta di Meta e riconosce la violazione della legge sulla privacy dei bambini, mentre TikTok e YouTube chiudono con un risarcimento il caso di un adolescente della Florida.

La giudice distrettuale Yvonne Gonzalez Rogers, a Oakland, in California, ha respinto la richiesta di Meta Platforms di archiviare la causa promossa dai procuratori generali di 29 Stati americani, che accusano l’azienda di aver progettato Facebook e Instagram per indurre dipendenza nei minori e di averne occultato i danni. La decisione, depositata nella notte di lunedì 29, concede inoltre un giudizio sommario a favore degli Stati sul mancato rispetto degli obblighi di notifica e consenso parentale previsti dal Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA). Il processo per i quattro Stati capofila – California, Colorado, Kentucky e New Jersey – è fissato al 18 agosto, mentre prosegue il contenzioso multidistrettuale che coinvolge oltre 2.600 tra singoli, distretti scolastici ed enti locali contro le principali piattaforme social.

Secondo l’accusa sostenuta dai procuratori generali, ricerche indipendenti dimostrerebbero che l’uso prolungato di Facebook e Instagram da parte di bambini e adolescenti può favorire depressione, ansia, insonnia, interferenze con l’istruzione e condotte autolesive fino al suicidio. La difesa di Meta ha replicato che il “vizio da social media” non costituisce una condizione psichiatrica riconosciuta, e che pertanto le dichiarazioni pubbliche dell’amministratore delegato Mark Zuckerberg – anche in sede di audizione al Congresso – non possono essere considerate ingannevoli. La società ha inoltre sostenuto di non violare il COPPA perché le proprie piattaforme si rivolgono a un pubblico generale e non specificamente agli under 13. La giudice Gonzalez Rogers, in un’ordinanza di 38 pagine, ha invece ritenuto che esistano controversie di fatto rilevanti: spetterà a una giuria stabilire se le piattaforme siano state effettivamente progettate per creare un uso compulsivo e se le smentite di Meta fossero false per una persona ragionevole.

Il fronte giudiziario si allarga. In un procedimento parallelo a Los Angeles, TikTok e YouTube hanno raggiunto un accordo transattivo con un quindicenne della Florida che lamentava danni alla salute mentale legati all’uso dei social fin dagli otto anni, mentre Meta e Snap restano esposte al processo in calendario il 27 luglio. Il primo caso-campione di questo filone, conclusosi a marzo con un verdetto da sei milioni di dollari contro Meta e YouTube, aveva visto una ventenne descrivere in aula gli effetti dei filtri di bellezza di Instagram sulla propria autostima e sull’insorgere di dismorfia corporea. Parallelamente, uno studio delle università di New York e Northeastern ha messo in dubbio l’efficacia delle funzioni di sicurezza per minori dichiarate dalle piattaforme: su 86 strumenti testati, circa il 60% non avrebbe mantenuto le promesse, secondo i ricercatori, alimentando il dibattito sulla reale protezione offerta agli utenti più giovani.

Per gli osservatori europei, la sequenza di decisioni negli Stati Uniti rafforza il quadro di una regolamentazione sempre più stringente a livello globale. L’Australia, il Regno Unito, la Grecia e l’Indonesia hanno già introdotto o stanno per introdurre limiti di età per l’accesso alle reti sociali, mentre nell’Unione Europea il Digital Services Act impone alle piattaforme obblighi di trasparenza e mitigazione dei rischi sistemici, con un’attenzione specifica alla tutela dei minori. In Italia, il Garante per la protezione dei dati personali e l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni seguono con attenzione l’evolversi dei contenziosi, in un contesto in cui la verifica giudiziaria delle dichiarazioni aziendali sulla sicurezza dei prodotti digitali potrebbe ridefinire i confini della responsabilità delle big tech anche al di qua dell’Atlantico.

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