
Siria, prima seduta del Consiglio del popolo dopo la caduta del regime
Eletto presidente al-Awak, mentre i critici denunciano l'assenza di suffragio universale in un'assemblea a forte controllo presidenziale.
Domenica 12 luglio, a Damasco, si è insediato il nuovo Consiglio del popolo siriano, il primo dalla caduta del regime di Bashar al-Assad nel dicembre 2024. Alla presenza del presidente ad interim Ahmed al-Sharaa, i 206 deputati presenti (su 210) hanno prestato giuramento e hanno eletto presidente Abdul Hamid Akil al-Awak, giurista ed ex membro della commissione costituzionale, con 99 voti. L’assemblea, prevista dalla dichiarazione costituzionale del 2025, dovrà redigere una nuova Costituzione ed esercitare il potere legislativo per un periodo transitorio di due anni e mezzo, rinnovabile.
Secondo le disposizioni transitorie, due terzi dei seggi sono stati assegnati attraverso collegi elettorali nominati dallo stesso presidente al-Sharaa, mentre il terzo rimanente è stato designato direttamente dal capo dello Stato. Organizzazioni per i diritti umani e osservatori mediorientali hanno contestato questo meccanismo, sottolineando come esso limiti il principio di sovranità popolare e conceda un significativo controllo all’esecutivo. Da parte governativa, fonti vicine all’amministrazione transitoria giustificano la scelta con l’impossibilità di organizzare elezioni dirette a causa della mancanza di anagrafi aggiornate e dei massicci spostamenti di popolazione provocati da tredici anni di conflitto.
L’organismo rispecchia una certa pluralità: vi siedono sei cristiani, cinque alawiti, tre ismailiti e almeno otto deputati curdi, tra cui una donna in abiti tradizionali; la rappresentanza femminile è salita a poco più del 10% grazie a quindici nomine presidenziali, tra cui l’attrice Rozina Lazkani. Tuttavia, tre seggi riservati alla provincia drusa di Sweida restano vacanti a causa delle violenze settarie dello scorso anno, e il parlamento – come rilevato da analisti di Bruxelles – non è tenuto a votare la fiducia al governo, il che ridimensiona le prerogative di controllo sull’esecutivo.
L’inviato speciale aggiunto delle Nazioni Unite per la Siria, Claudio Cordone, ha salutato la seduta come «una tappa importante della transizione politica», pur esortando a maggiori sforzi per garantire che le istituzioni riflettano pienamente la diversità del paese. Da Washington e Ankara, dove al-Sharaa ha recentemente incontrato il presidente Donald Trump a margine del vertice NATO, giungono segnali di un cauto sostegno al processo di stabilizzazione, mentre nell’ottica di Teheran il rafforzamento di un esecutivo vicino alle capitali occidentali ridimensiona la propria influenza regionale. La sessione è stata aggiornata al 26 luglio per consentire alla commissione di redigere il regolamento interno; l’iter costituzionale e il futuro assetto politico siriano restano però avvolti nell’incertezza.
| Stampa del Golfo arabo | +0.80 | aligned |
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| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
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Salutiamo la prima sessione del parlamento di transizione come l'alba di una nuova era. Il presidente Sharaa ha ragione: la Siria scrive una storia gloriosa.
Amplifica le parole del leader senza filtro critico, creando un'aura di consenso unanime attorno al nuovo corso.
Tace sui poteri limitati del parlamento e sulle sfide della transizione, come la mancanza di indipendenza e la fiducia pubblica.
Il parlamento si è riunito, ma i suoi poteri sono limitati. La transizione è un processo ancora fragile, da osservare con cautela.
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