
La Scozia saluta il Mondiale e il suo ct: Clarke si dimette dopo l’eliminazione
Nonostante il rinnovo fino al 2030, il tecnico lascia dopo il ko con il Brasile e la matematica certezza dell’uscita ai gironi, tra una lettera commovente e il ringraziamento della federazione.
La certezza matematica è calata come una mannaia nella notte tra sabato e domenica, quando la vittoria della Croazia sul Ghana ha spento ogni residua speranza scozzese. Non bastava più nemmeno la differenza reti: il -3 accumulato nelle tre partite del Gruppo C condannava la nazionale di Clarke a un’eliminazione che, a mente fredda, aveva le sue radici in una partenza troppo fragile. Il trionfo per 1-0 contro Haiti nell’esordio di Boston aveva illuso, con il gol di John McGinn a far esplodere una Tartan Army mai così numerosa e colorata oltreoceano. Poi la sconfitta di misura contro il Marocco — ancora 1-0 — e il crollo verticale sotto i colpi del Brasile a Miami: un 3-0 che ha messo a nudo tutti i limiti di una squadra coraggiosa ma tecnicamente inferiore. Alla fine, i tre punti sono stati un bottino insufficiente per rientrare tra le otto migliori terze classificate.
La reazione non si è fatta attendere. Steve Clarke, il commissario tecnico più vincente della storia scozzese per numero di qualificazioni ai grandi tornei, ha rassegnato le dimissioni a poche ore dalla certezza dell’eliminazione. Un gesto che ha stupito molti osservatori, soprattutto alla luce del rinnovo contrattuale firmato appena un mese fa fino al 2030 e dell’inserimento nella Hall of Fame del calcio scozzese. Eppure, l’addio è stato tutto fuorché polemico. In una lettera aperta ai tifosi, Clarke ha scelto la via dell’emozione: «La parte più emozionante di questo addio è per i miei giocatori», ha scritto. «Senza di loro non avremmo avuto nessuno dei ricordi che abbiamo accumulato dal 2019 a oggi. Meritano tutta la lode e l’adorazione che ricevono, ed è stato un vero onore essere chiamato il loro Gaffer».
In Gran Bretagna, il paradosso è sotto gli occhi di tutti: un allenatore capace di riportare la Scozia a una Coppa del Mondo dopo ventotto anni, di centrare due Europei consecutivi e di trasformare una nazionale da quarta fascia in prima della classe nelle qualificazioni, non ha mai saputo incidere nelle fasi finali. L’unica vittoria nei tre tornei è rimasta quella con Haiti. Eppure, la federcalcio scozzese, per voce del CEO Ian Maxwell, ha ringraziato Clarke per «il progresso innegabile» e ha invitato a non dimenticare «il contributo da record» che ha permesso alla Tartan Army di marciare di nuovo con orgoglio nei grandi eventi.
Ora la pagina si volta, con lo sguardo già rivolto a Euro 2028, che Regno Unito e Irlanda ospiteranno insieme. La Scottish FA dovrà trovare un successore in grado di consolidare una traiettoria di crescita che, nonostante l’uscita prematura dal Mondiale, ha riportato il calcio scozzese su una mappa da cui era scomparso. Clarke lascia in eredità un sogno ricostruito, ma anche la consapevolezza che l’ultimo passo è il più difficile.
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Brasile e Paraguay dimostrano la loro forza sul palcoscenico mondiale, con record e storie di superamento che ispirano la nazione.
Si enfatizzano record storici e invincibilità per costruire una narrazione di superiorità e destino vincente.
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