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Russia, Tatneft raziona il carburante: limiti su tutta la rete e solo contanti

La quinta compagnia petrolifera russa impone tetti all'erogazione di benzina e gasolio, mentre Rosneft vieta la vendita in taniche: una crisi che tocca 33 regioni e scuote i mercati.

La decisione della Tatneft di imporre limiti alla vendita di benzina e diesel su tutte le stazioni di servizio del Paese segna un salto di qualità nella crisi dei carburanti che sta attraversando la Russia. Da lunedì 16 giugno, la compagnia – quinto produttore nazionale con centinaia di impianti, particolarmente presente a Mosca – accetta solo pagamenti in contanti e fissa tetti variabili per cliente: in città come Čeljabinsk non si possono acquistare più di 30 litri di benzina e 60 di gasolio per le auto, 300 litri per i mezzi pesanti. In parallelo, il gruppo Rosneft, che controlla anche Bašneft' e TNK, ha vietato su tutto il territorio la vendita di carburante in taniche, invocando un «aumento stagionale della domanda», e ha introdotto un limite di 90 litri per il rifornimento diretto nel serbatoio.

La mappa delle restrizioni si è allargata rapidamente. Secondo una ricognizione della stampa indipendente russa, almeno 33 regioni sono interessate da misure di razionamento, dalla capitale fino al Krasnodar, granaio agricolo del sud, passando per la Crimea, dove solo negli ultimi giorni la situazione è stata dichiarata in via di stabilizzazione. A Mosca gli automobilisti hanno cominciato a incontrare cartelli e operatori che annunciano il pagamento solo in contanti già nel fine settimana precedente, mentre in regioni come Samara, Nižnij Novgorod e Kazan' le segnalazioni di limiti si moltiplicano. La geografia della crisi disegna un Paese in cui la logistica dei prodotti raffinati fatica a tenere il passo tra attacchi, manutenzioni e colli di bottiglia.

All'origine delle restrizioni, secondo analisti moscoviti e fonti parlamentari, c'è un intreccio di fattori. Gli attacchi con droni ucraini hanno colpito ripetutamente le raffinerie: a fine maggio un incendio ha danneggiato l'impianto di Kapotnja, alle porte di Mosca, e nello stesso giorno è stato colpito un deposito nel territorio di Krasnodar. Reuters ha calcolato che la produzione di petrolio russa a maggio è scesa ai minimi dell'anno, con quasi tutti i grandi impianti della Russia centrale costretti a ridurre o fermare le lavorazioni. A questo si sommano le fermate programmate per manutenzione, che tradizionalmente iniziano a maggio, e problemi logistici che ostacolano la distribuzione. Il Cremlino, attraverso il vicepresidente della commissione Energia della Duma Igor' Ananskich, minimizza: «sovrapposizione di circostanze locali e temporanee, nulla di critico».

I mercati finanziari hanno reagito con nervosismo: il giorno dell'annuncio le azioni ordinarie della Tatneft hanno perso il 5% alla Borsa di Mosca, toccando 546 rubli, e le privilegiate il 5,2%. Gli analisti di Vector Capital avvertono che i titoli, finora resilienti nel comparto oil & gas russo, potrebbero continuare a scendere se la situazione non si normalizza in fretta. Per l'Europa e l'Italia, che importano prodotti raffinati russi attraverso canali indiretti o mercati globali, una contrazione prolungata della capacità di raffinazione russa rischia di tenere sotto pressione le quotazioni di diesel e benzina, già esposte alle tensioni geopolitiche. Bruxelles osserva con attenzione, consapevole che ogni restrizione all'offerta di prodotti petroliferi da Est può ripercuotersi sui prezzi al consumo nel continente. La scommessa di Mosca è che i limiti restino una parentesi; ma se i droni continueranno a colpire e la domanda interna terrà, il razionamento potrebbe trasformarsi in un fenomeno strutturale, con conseguenze ben oltre i confini russi.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa russa e CSIStampa europea continentale
Stampa russa e CSI/ stato
pragmatismodistacco

Tatneft ha introdotto limiti temporanei alla vendita di carburante in tutte le sue stazioni di servizio in Russia, accettando solo contanti. Secondo un deputato della Duma, le restrizioni sono dovute a manutenzioni programmate, problemi logistici e attacchi di droni, ma sono locali e non critiche. Le azioni della società sono scese del 5%, ma si prevede una normalizzazione.

Stampa europea continentale
distacco

Tatneft ha introdotto restrizioni alla vendita di carburante in tutta la sua rete di stazioni di servizio in Russia, con pagamento accettato solo in contanti. La linea diretta dell'azienda ha confermato i limiti temporanei, adducendo motivi tecnici. A Chelyabinsk, ad esempio, la benzina è limitata a 30 litri per le auto, il diesel a 60 litri per le auto e 300 litri per i camion.

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martedì 16 giugno 2026

Russia, Tatneft raziona il carburante: limiti su tutta la rete e solo contanti

La quinta compagnia petrolifera russa impone tetti all'erogazione di benzina e gasolio, mentre Rosneft vieta la vendita in taniche: una crisi che tocca 33 regioni e scuote i mercati.

La decisione della Tatneft di imporre limiti alla vendita di benzina e diesel su tutte le stazioni di servizio del Paese segna un salto di qualità nella crisi dei carburanti che sta attraversando la Russia. Da lunedì 16 giugno, la compagnia – quinto produttore nazionale con centinaia di impianti, particolarmente presente a Mosca – accetta solo pagamenti in contanti e fissa tetti variabili per cliente: in città come Čeljabinsk non si possono acquistare più di 30 litri di benzina e 60 di gasolio per le auto, 300 litri per i mezzi pesanti. In parallelo, il gruppo Rosneft, che controlla anche Bašneft' e TNK, ha vietato su tutto il territorio la vendita di carburante in taniche, invocando un «aumento stagionale della domanda», e ha introdotto un limite di 90 litri per il rifornimento diretto nel serbatoio.

La mappa delle restrizioni si è allargata rapidamente. Secondo una ricognizione della stampa indipendente russa, almeno 33 regioni sono interessate da misure di razionamento, dalla capitale fino al Krasnodar, granaio agricolo del sud, passando per la Crimea, dove solo negli ultimi giorni la situazione è stata dichiarata in via di stabilizzazione. A Mosca gli automobilisti hanno cominciato a incontrare cartelli e operatori che annunciano il pagamento solo in contanti già nel fine settimana precedente, mentre in regioni come Samara, Nižnij Novgorod e Kazan' le segnalazioni di limiti si moltiplicano. La geografia della crisi disegna un Paese in cui la logistica dei prodotti raffinati fatica a tenere il passo tra attacchi, manutenzioni e colli di bottiglia.

All'origine delle restrizioni, secondo analisti moscoviti e fonti parlamentari, c'è un intreccio di fattori. Gli attacchi con droni ucraini hanno colpito ripetutamente le raffinerie: a fine maggio un incendio ha danneggiato l'impianto di Kapotnja, alle porte di Mosca, e nello stesso giorno è stato colpito un deposito nel territorio di Krasnodar. Reuters ha calcolato che la produzione di petrolio russa a maggio è scesa ai minimi dell'anno, con quasi tutti i grandi impianti della Russia centrale costretti a ridurre o fermare le lavorazioni. A questo si sommano le fermate programmate per manutenzione, che tradizionalmente iniziano a maggio, e problemi logistici che ostacolano la distribuzione. Il Cremlino, attraverso il vicepresidente della commissione Energia della Duma Igor' Ananskich, minimizza: «sovrapposizione di circostanze locali e temporanee, nulla di critico».

I mercati finanziari hanno reagito con nervosismo: il giorno dell'annuncio le azioni ordinarie della Tatneft hanno perso il 5% alla Borsa di Mosca, toccando 546 rubli, e le privilegiate il 5,2%. Gli analisti di Vector Capital avvertono che i titoli, finora resilienti nel comparto oil & gas russo, potrebbero continuare a scendere se la situazione non si normalizza in fretta. Per l'Europa e l'Italia, che importano prodotti raffinati russi attraverso canali indiretti o mercati globali, una contrazione prolungata della capacità di raffinazione russa rischia di tenere sotto pressione le quotazioni di diesel e benzina, già esposte alle tensioni geopolitiche. Bruxelles osserva con attenzione, consapevole che ogni restrizione all'offerta di prodotti petroliferi da Est può ripercuotersi sui prezzi al consumo nel continente. La scommessa di Mosca è che i limiti restino una parentesi; ma se i droni continueranno a colpire e la domanda interna terrà, il razionamento potrebbe trasformarsi in un fenomeno strutturale, con conseguenze ben oltre i confini russi.

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Tatneft ha introdotto limiti temporanei alla vendita di carburante in tutte le sue stazioni di servizio in Russia, accettando solo contanti. Secondo un deputato della Duma, le restrizioni sono dovute a manutenzioni programmate, problemi logistici e attacchi di droni, ma sono locali e non critiche. Le azioni della società sono scese del 5%, ma si prevede una normalizzazione.

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Tatneft ha introdotto restrizioni alla vendita di carburante in tutta la sua rete di stazioni di servizio in Russia, con pagamento accettato solo in contanti. La linea diretta dell'azienda ha confermato i limiti temporanei, adducendo motivi tecnici. A Chelyabinsk, ad esempio, la benzina è limitata a 30 litri per le auto, il diesel a 60 litri per le auto e 300 litri per i camion.

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