
Rotte globali del traffico: dall’hashish marocchino alla cocaina romana, maxi sequestri in serie
Operazioni congiunte e indagini locali svelano reti che uniscono Maghreb, Golfo Persico ed Europa, segnando un fronte caldo per la sicurezza del Mediterraneo.
Nello spazio di poche ore, le forze di sicurezza marocchine hanno inferto un colpo massiccio ai canali del narcotraffico che riforniscono l’Europa: dapprima bloccando nella regione di Safi-El Jadida due autocarri con circa dieci tonnellate di stupefacenti pronti a solcare l’Atlantico, poi intercettando nelle acque dello Stretto di Gibilterra un’imbarcazione veloce carica di quasi 4,8 tonnellate di hashish. Quest’ultima operazione, condotta congiuntamente dalla Gendarmerie Royale e dalla Guardia Civil spagnola, mostra come la collaborazione tra le due sponde del Mediterraneo si stia facendo più incisiva proprio mentre i flussi illegali tentano di diversificare rotte e nascondigli.
Il fronte maghrebino non si esaurisce sulle coste atlantiche. Più a est, in Algeria, la polizia di Naâma ha smantellato una rete transfrontaliera sequestrando quasi un quintale di kif lavorato proveniente dal Marocco, a conferma che i confini interni al Nord Africa restano permeabili a un traffico di resina di cannabis che segue direttrici complementari a quelle marittime. Nel frattempo, a migliaia di chilometri di distanza, nelle acque del Golfo Persico, la marina iraniana fermava due lance che trasportavano centomila litri di gasolio di contrabbando, per un valore di centottanta miliardi di rial. Sebbene la merce sia diversa, il meccanismo è lo stesso: economie sottoposte a sanzioni o a forti divari di prezzo generano un’offerta sommersa che alimenta reti criminali strutturate, capaci di muovere contemporaneamente risorse energetiche e stupefacenti.
L’epicentro del consumo rimane l’Europa, e l’Italia ne è uno snodo nevralgico. L’ultimo tassello di questa geografia parallela arriva dalla periferia orientale di Roma, a Ponte di Nona, dove la Polizia di Stato ha sequestrato oltre undici chili e mezzo di cocaina purissima in un attico abusivo trasformato in centrale dello spaccio. L’operazione, nata dal monitoraggio di un insolito viavai in un complesso di edilizia popolare, ha portato all’arresto di un italiano di quarantun anni. Non si tratta di tonnellate, ma di un quantitativo che, una volta tagliato, avrebbe inondato le piazze della Capitale, ricordandoci che le rotte intercontinentali – dal Sud America al West Africa, dal Maghreb alla Penisola Iberica – trovano il loro terminale nei quartieri delle nostre città.
Secondo gli analisti di Bruxelles, la simultaneità di questi sequestri non è casuale: è il sintomo di una pressione investigativa crescente ma anche di un’offerta che non accenna a contrarsi. La cooperazione tra Rabat e Madrid indica una strada promettente, ma i numeri parlano di un mercato europeo della droga che vale decine di miliardi di euro e che continua ad attrarre capitali illeciti. L’Italia, in particolare, rischia di vedere accentuato il ruolo della ’ndrangheta come intermediario globale della cocaina, mentre l’hashish marocchino, giunto in Spagna, risale i corridoi autostradali verso il nostro Paese. Senza un’azione congiunta che leghi intelligence, controllo delle frontiere e politiche di riduzione della domanda, ogni carico intercettato rischia di restare una vittoria parziale in una guerra che si combatte ogni giorno, dal Golfo Persico ai palazzi popolari di Roma.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Un’operazione della polizia nel quartiere Ponte di Nona ha portato a sequestrare oltre undici chili e mezzo di cocaina, nascosti in un attico abusivo di un edificio popolare. L’indagine, nata da ripetuti movimenti sospetti, ha permesso di arrestare un quarantunenne italiano e di smantellare una base logistica che riforniva le piazze della capitale.
Nel quadro della lotta al narcotraffico, le forze di polizia di Roma hanno sequestrato 11,5 chili di cocaina e arrestato uno spacciatore, dimostrando che anche l’Occidente è costretto a misurarsi con reti criminali analoghe a quelle che i guardiani della rivoluzione contrastano quotidianamente alle nostre frontiere. Sebbene il quantitativo sia modesto rispetto ai 100mila litri di carburante contrabbandato che le nostre unità navali intercettano in acque come Bandar Lengeh, l’operazione conferma la dimensione globale del flagello.
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