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Economia e Mercativenerdì 19 giugno 2026

Rosneft taglia i dividendi del 2025 mentre il mercato russo dei carburanti resta sotto pressione

L’assemblea degli azionisti ha approvato un dividendo finale di 2,27 rubli per azione, in un anno segnato dal crollo degli utili, da una pressione fiscale record e da tensioni sul fronte delle forniture interne di benzina e diesel.

Gli azionisti di Rosneft hanno approvato il dividendo finale per il 2025 fissandolo a 2,27 rubli per azione, portando il totale annuo a 13,83 rubli. La decisione, assunta nel corso della prima assemblea in presenza dal 2019 – tenuta presso il cantiere navale Zvezda a Bolshoy Kamen, nell’Estremo Oriente russo – riflette un esercizio difficile per il colosso petrolifero: l’utile netto è sceso del 73% a 293 miliardi di rubli, mentre il margine operativo lordo ha ceduto oltre il 28%. Secondo gli analisti di Mosca, il calo è riconducibile al combinato disposto di prezzi del greggio in diminuzione, rafforzamento del rublo, sanzioni occidentali e costo del denaro elevato imposto dalla Banca centrale russa. In questo quadro, il volume complessivo dei dividendi distribuiti dalle società quotate russe nei primi nove mesi del 2025 si è quasi dimezzato rispetto all’anno precedente, scendendo a circa 640 miliardi di rubli.

Il principale dirigente della compagnia, Igor Sechin, ha rivendicato il ruolo di Rosneft come maggiore contribuente fiscale del paese, con versamenti per oltre 5 trilioni di rubli nel 2025, in calo rispetto al record di 6,1 trilioni del 2024. Sechin ha tuttavia messo in guardia contro l’eccessivo carico tributario sul settore, che secondo le stime della società ha raggiunto il 75% nel quinquennio 2019-2023, erodendo la sostenibilità economica degli investimenti. La posizione di Rosneft, che aveva proposto senza successo di adottare il benchmark Dubai per il calcolo delle imposte sul greggio, è condivisa da diversi operatori russi, mentre il Ministero delle Finanze resta contrario per timore di minori entrate erariali.

Sul fronte del mercato interno dei carburanti, Sechin ha assicurato che Rosneft dà priorità assoluta alle forniture domestiche e che la rete di oltre tremila stazioni di servizio opera senza restrizioni, pur ammettendo che la situazione complessiva «non è facile». L’amministratore delegato ha citato la domanda stagionale elevata, i lavori agricoli intensivi e le manutenzioni non programmate agli impianti di raffinazione, alcuni dei quali colpiti da attacchi con droni. In diverse regioni, tuttavia, sono state segnalate limitazioni alla vendita di benzina e gasolio presso catene indipendenti e persino presso stazioni Tatneft, mentre l’autorità antitrust russa ha chiesto spiegazioni a due operatori privati della regione di Mosca per aumenti dei prezzi fino al 20%. Il governo mantiene il divieto di esportazione di benzina fino al 31 luglio e vincoli stringenti sul diesel.

Sechin ha inoltre sottolineato la crescita degli azionisti privati, aumentati di otto volte in cinque anni fino a quasi 1,7 milioni di persone. Il dato si inserisce in un fenomeno più ampio: secondo i dati della Borsa di Mosca, alla fine del 2025 i cittadini russi con conti di intermediazione avevano raggiunto i 40,1 milioni, oltre la metà della popolazione economicamente attiva, sospinti in passato da tassi sui depositi contenuti e dalle limitazioni ai movimenti di capitale. Per gli investitori europei, la presenza ancora formalmente inalterata di BP Russian Investments Limited con il 19,75% del capitale – nonostante l’annuncio di uscita del 2022 – resta un nodo irrisolto, mentre il Qatar mantiene una quota del 18,46% tramite QH Oil Investments.

In un passaggio rivolto anche ai mercati internazionali, Sechin ha osservato che i paesi che hanno rinunciato al greggio russo si trovano oggi a fronteggiare costi dell’elettricità eccezionalmente elevati: negli Stati Uniti la tariffa media equivarrebbe a un prezzo del petrolio di circa 135 dollari al barile, in Europa a valori ancora superiori, tra 35 e 45 centesimi di euro per kilowattora. Per l’Italia e per il resto del continente, il riferimento implicito è alla perdita di competitività industriale legata ai costi energetici. Il prossimo appuntamento da monitorare sarà la definizione della lista degli aventi diritto al dividendo, fissata al 9 luglio, e l’evoluzione della tenuta del mercato interno dei carburanti durante la stagione estiva, mentre resta aperta la partita sulla possibile cessione della quota BP.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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trionfopragmatismo

Gli azionisti di Rosneft hanno approvato un dividendo finale di 2,27 rubli per azione, portando il totale annuo a 13,83 rubli. La società ha sottolineato il suo ruolo di maggiore contribuente fiscale russo, con oltre 5 trilioni di rubli versati al bilancio, e ha ribadito che la priorità è rifornire il mercato interno, senza restrizioni alle proprie stazioni di servizio. L’AD Sechin ha evidenziato una crescita di otto volte degli azionisti privati, quasi 1,7 milioni, interpretandola come conferma della fiducia nella strategia aziendale.

Stampa sud-est asiatica
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L’amministratore delegato di Rosneft ha riconosciuto che la situazione sul mercato russo dei carburanti ‘non è facile’, citando l’elevata domanda stagionale, i lavori agricoli intensivi e la manutenzione non programmata delle raffinerie. Il quadro include i recenti attacchi di droni ucraini contro raffinerie russe, come l’impianto di Gazprom Neft a Mosca e la raffineria Tuapse di Rosneft, che ha sospeso le operazioni. Nonostante ciò, Sechin ha assicurato che la rete di oltre 3.000 stazioni di servizio del gruppo opera senza restrizioni.

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venerdì 19 giugno 2026

Rosneft taglia i dividendi del 2025 mentre il mercato russo dei carburanti resta sotto pressione

L’assemblea degli azionisti ha approvato un dividendo finale di 2,27 rubli per azione, in un anno segnato dal crollo degli utili, da una pressione fiscale record e da tensioni sul fronte delle forniture interne di benzina e diesel.

Gli azionisti di Rosneft hanno approvato il dividendo finale per il 2025 fissandolo a 2,27 rubli per azione, portando il totale annuo a 13,83 rubli. La decisione, assunta nel corso della prima assemblea in presenza dal 2019 – tenuta presso il cantiere navale Zvezda a Bolshoy Kamen, nell’Estremo Oriente russo – riflette un esercizio difficile per il colosso petrolifero: l’utile netto è sceso del 73% a 293 miliardi di rubli, mentre il margine operativo lordo ha ceduto oltre il 28%. Secondo gli analisti di Mosca, il calo è riconducibile al combinato disposto di prezzi del greggio in diminuzione, rafforzamento del rublo, sanzioni occidentali e costo del denaro elevato imposto dalla Banca centrale russa. In questo quadro, il volume complessivo dei dividendi distribuiti dalle società quotate russe nei primi nove mesi del 2025 si è quasi dimezzato rispetto all’anno precedente, scendendo a circa 640 miliardi di rubli.

Il principale dirigente della compagnia, Igor Sechin, ha rivendicato il ruolo di Rosneft come maggiore contribuente fiscale del paese, con versamenti per oltre 5 trilioni di rubli nel 2025, in calo rispetto al record di 6,1 trilioni del 2024. Sechin ha tuttavia messo in guardia contro l’eccessivo carico tributario sul settore, che secondo le stime della società ha raggiunto il 75% nel quinquennio 2019-2023, erodendo la sostenibilità economica degli investimenti. La posizione di Rosneft, che aveva proposto senza successo di adottare il benchmark Dubai per il calcolo delle imposte sul greggio, è condivisa da diversi operatori russi, mentre il Ministero delle Finanze resta contrario per timore di minori entrate erariali.

Sul fronte del mercato interno dei carburanti, Sechin ha assicurato che Rosneft dà priorità assoluta alle forniture domestiche e che la rete di oltre tremila stazioni di servizio opera senza restrizioni, pur ammettendo che la situazione complessiva «non è facile». L’amministratore delegato ha citato la domanda stagionale elevata, i lavori agricoli intensivi e le manutenzioni non programmate agli impianti di raffinazione, alcuni dei quali colpiti da attacchi con droni. In diverse regioni, tuttavia, sono state segnalate limitazioni alla vendita di benzina e gasolio presso catene indipendenti e persino presso stazioni Tatneft, mentre l’autorità antitrust russa ha chiesto spiegazioni a due operatori privati della regione di Mosca per aumenti dei prezzi fino al 20%. Il governo mantiene il divieto di esportazione di benzina fino al 31 luglio e vincoli stringenti sul diesel.

Sechin ha inoltre sottolineato la crescita degli azionisti privati, aumentati di otto volte in cinque anni fino a quasi 1,7 milioni di persone. Il dato si inserisce in un fenomeno più ampio: secondo i dati della Borsa di Mosca, alla fine del 2025 i cittadini russi con conti di intermediazione avevano raggiunto i 40,1 milioni, oltre la metà della popolazione economicamente attiva, sospinti in passato da tassi sui depositi contenuti e dalle limitazioni ai movimenti di capitale. Per gli investitori europei, la presenza ancora formalmente inalterata di BP Russian Investments Limited con il 19,75% del capitale – nonostante l’annuncio di uscita del 2022 – resta un nodo irrisolto, mentre il Qatar mantiene una quota del 18,46% tramite QH Oil Investments.

In un passaggio rivolto anche ai mercati internazionali, Sechin ha osservato che i paesi che hanno rinunciato al greggio russo si trovano oggi a fronteggiare costi dell’elettricità eccezionalmente elevati: negli Stati Uniti la tariffa media equivarrebbe a un prezzo del petrolio di circa 135 dollari al barile, in Europa a valori ancora superiori, tra 35 e 45 centesimi di euro per kilowattora. Per l’Italia e per il resto del continente, il riferimento implicito è alla perdita di competitività industriale legata ai costi energetici. Il prossimo appuntamento da monitorare sarà la definizione della lista degli aventi diritto al dividendo, fissata al 9 luglio, e l’evoluzione della tenuta del mercato interno dei carburanti durante la stagione estiva, mentre resta aperta la partita sulla possibile cessione della quota BP.

Divergenza delle fonti

Economia e Mercati · 2 testate · 1 lingua

48%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole60%
Critico40%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa russa e CSI/ stato
trionfopragmatismo

Gli azionisti di Rosneft hanno approvato un dividendo finale di 2,27 rubli per azione, portando il totale annuo a 13,83 rubli. La società ha sottolineato il suo ruolo di maggiore contribuente fiscale russo, con oltre 5 trilioni di rubli versati al bilancio, e ha ribadito che la priorità è rifornire il mercato interno, senza restrizioni alle proprie stazioni di servizio. L’AD Sechin ha evidenziato una crescita di otto volte degli azionisti privati, quasi 1,7 milioni, interpretandola come conferma della fiducia nella strategia aziendale.

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allarmescetticismo

L’amministratore delegato di Rosneft ha riconosciuto che la situazione sul mercato russo dei carburanti ‘non è facile’, citando l’elevata domanda stagionale, i lavori agricoli intensivi e la manutenzione non programmata delle raffinerie. Il quadro include i recenti attacchi di droni ucraini contro raffinerie russe, come l’impianto di Gazprom Neft a Mosca e la raffineria Tuapse di Rosneft, che ha sospeso le operazioni. Nonostante ciò, Sechin ha assicurato che la rete di oltre 3.000 stazioni di servizio del gruppo opera senza restrizioni.

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