
Ronaldo, esordio mondiale tra fischi e veleni: Henry lo accusa di egoismo, il Congo lo deride
Il pareggio del Portogallo contro la RD Congo scatena una tempesta su CR7: Thierry Henry lo definisce egoista, un avversario africano lo giudica «vecchio», mentre la sorella attacca Bruno Fernandes.
L’esordio del Portogallo al Mondiale 2026 si è trasformato in un processo pubblico a Cristiano Ronaldo. Il pareggio per 1-1 contro la Repubblica Democratica del Congo, squadra che mancava dalla fase finale dal 1974, ha messo a nudo le fragilità di un capitano che a quarantun anni cerca ancora di piegare la realtà al proprio mito. Venticinque tocchi in novanta minuti, nessun tiro nello specchio, dieci partite consecutive senza gol nei grandi tornei: numeri che hanno spinto la stampa di Lisbona a titoli impietosi – «Così non funziona», ha sentenziato il quotidiano Record – e a interrogarsi sulla tenuta di un progetto tecnico che ruota ancora attorno a un corpo che la biologia sta lentamente tradendo.
Dall’Africa è arrivata la stilettata più beffarda. Il centrocampista congolese Ngal’ayel Mukau, a fine partita, ha confessato senza malizia che la sua squadra non aveva preparato alcun piano speciale per CR7: «Sapevamo che non è più lo stesso di prima, è un po’ più vecchio. Quando raggiungi certe età non puoi fare le stesse cose». Parole che hanno fatto il giro del pianeta, amplificate dal confronto immediato con la tripletta che Lionel Messi, trentottenne, aveva firmato il giorno prima con l’Argentina. Negli studi televisivi francesi, l’ex attaccante Thierry Henry è stato ancora più chirurgico: ha isolato l’azione in cui Ronaldo, invece di lasciar scorrere un pallone verso Bruno Fernandes libero in area, ha intercettato il traversone per cercare una gloria personale. «La squadra ha bisogno di segnare, non tu», ha tuonato Henry, riaccendendo un dibattito che in Brasile aveva già trovato eco nella definizione di «ex giocatore in attività» coniata dal commentatore José Trajano.
La reazione del clan Ronaldo non si è fatta attendere. La sorella Katia Aveiro, su Instagram, ha prima difeso il fratello accusando i compagni di aver dimenticato «come passare la palla, come intercettarla, come ripartire», salvo poi precisare in un video che la vera tristezza è ben altra cosa rispetto a un pareggio. Ma è stato il suo like a un post che bollava Bruno Fernandes come «il Raphinha del Portogallo» – troppo popcorn e poca sostanza in nazionale – a gettare benzina sul fuoco, rivelando tensioni interne che vanno ben oltre il campo. Dalla Spagna, il giornalista Edu Aguirre, noto per la sua amicizia con CR7, ha rilanciato la palla ai centrocampisti: «Vitinha, Bernardo Silva, Bruno Fernandes sono scesi in campo senza la rabbia di chi vuole vincere un Mondiale».
Il commissario tecnico Roberto Martinez si è trincerato dietro una difesa d’ufficio: «Non ha senso togliere il miglior marcatore della storia quando cerchi il gol». Eppure, proprio questa ostinazione – che ricorda la gestione della generazione d’oro belga, mai sbocciata sotto la sua guida – è oggi il principale capo d’accusa. Con la Colombia già in fuga nel Gruppo K e l’Uzbekistan di Fabio Cannavaro alle porte, il Portogallo è obbligato a vincere. La domanda che attraversa l’Europa calcistica è se Martinez avrà il coraggio di compiere quel gesto che Fernando Santos osò in Qatar 2022: lasciare Ronaldo in panchina per il bene della squadra. O se il Portogallo continuerà a essere, come ha scritto un editorialista di Público, «ostaggio della fede in Ronaldo, ma la fede da sola non basta, soprattutto con questo Ronaldo».
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media latinoamericani si crogiolano nella caduta di Cristiano Ronaldo. I commentatori lo definiscono 'ex giocatore in attività', un avversario congolese dice che 'è vecchio, non è più lo stesso' e Thierry Henry lo accusa di egoismo. Il tono è di scherno e schadenfreude per il declino della superstar.
I media del Golfo, in particolare sauditi, riferiscono dei feroci attacchi della stampa portoghese contro Cristiano Ronaldo con un misto di distacco e sottile simpatia. Sottolineano la difesa del ct Martinez, secondo cui non avrebbe senso sostituire il miglior marcatore di sempre, e notano che la stella dell'Al-Nassr non ha ricevuto pietà dai media del suo paese. L'inquadratura suggerisce un vittimismo, insinuando che le critiche siano eccessive.
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