
Argentina accelera sulle nomine della Corte Suprema, Rabat rivede le liste strategiche
Mentre Buenos Aires elimina impugnazioni pubbliche e criteri di diversità, il Marocco aggiorna le funzioni superiori e la Russia apre agli studenti negli apparati giudiziari.
Con un decreto firmato dal presidente Javier Milei e dal ministro della Giustizia Juan Bautista Mahiques, l’Argentina ha ridisegnato il procedimento di selezione dei giudici della Corte Suprema, del Procuratore generale e del Difensore generale. Il provvedimento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, abroga parti dei decreti 222 e 588 del 2003, eliminando la fase di osservazioni e impugnazioni pubbliche dei candidati presso l’esecutivo e la raccomandazione di considerare la diversità di genere, la specializzazione e la provenienza regionale. L’obiettivo dichiarato è accelerare le nomine in un tribunale che oggi opera con soli tre membri su cinque, digitalizzando i passaggi amministrativi e riducendo i tempi prima dell’invio delle candidature al Senato. Secondo gli analisti sudamericani, la mossa risponde a una logica di efficienza, ma solleva interrogativi sulla trasparenza e sul pluralismo in un organo cruciale per gli equilibri istituzionali.
Sull’altra sponda del Mediterraneo, il Marocco ha portato avanti un aggiornamento normativo di diversa natura ma ugualmente strategico. La Camera dei rappresentanti ha adottato a maggioranza il progetto di legge organica che modifica la lista degli enti e delle imprese pubbliche strategiche, nonché l’elenco delle funzioni superiori la cui nomina richiede la deliberazione del Consiglio di governo. Il ministro delegato Karim Zidane ha sottolineato che l’intervento mira a completare e adeguare le liste esistenti, in un contesto di riforma dell’amministrazione che punta a rafforzare il controllo dell’esecutivo sugli incarichi chiave. Parallelamente, il parlamento di Rabat ha approvato una modifica del Codice dei diritti reali, proposta dal ministro della Giustizia Abdelatif Ouahbi, per correggere disfunzioni nella redazione degli atti relativi alle transazioni immobiliari, con particolare attenzione ai beni non cedibili o soggetti a procedure speciali.
Da Mosca giunge un segnale di apertura verso il ringiovanimento degli apparati giudiziari. La Corte Suprema russa ha trasmesso alla Duma un progetto di legge che ammorbidisce i requisiti di qualificazione per la posizione di “specialista” negli uffici giudiziari, consentendo l’accesso a chi possiede un diploma di istruzione professionale secondaria in materie giuridiche o a chi sta ancora completando gli studi universitari in legge. L’iniziativa, spiegano fonti vicine al Cremlino, intende rispondere alla carenza di personale qualificato e attrarre giovani talenti nel sistema, pur mantenendo standard minimi di competenza.
Queste tre vicende, pur nella loro diversità geografica e istituzionale, disegnano un orizzonte comune: la ricerca di procedure più snelle per la nomina di figure apicali e per il funzionamento degli apparati pubblici. In Argentina, la scelta di eliminare le osservazioni cittadine e i criteri di equilibrio rappresentativo è stata letta da alcuni costituzionalisti europei come un arretramento rispetto alle garanzie di partecipazione e controllo democratico. In Marocco, la revisione delle liste strategiche si inserisce in un percorso di modernizzazione amministrativa avviato da anni, ma non mancano voci critiche che temono un’eccessiva concentrazione di potere nelle mani dell’esecutivo. La Russia, dal canto suo, cerca di colmare vuoti di organico con una soluzione pragmatica che potrebbe però abbassare la soglia di professionalità richiesta.
Per l’Italia e l’Europa, questi sviluppi offrono spunti di riflessione sul delicato equilibrio tra efficienza e garanzie nelle nomine pubbliche. Mentre il Vecchio Continente discute di trasparenza e diversità nei processi di selezione per le alte corti, le scelte di Milei, così come le riforme marocchine e l’apertura russa agli studenti, mostrano come la tensione tra rapidità decisionale e qualità democratica resti una sfida aperta. Nei prossimi mesi, l’attenzione sarà rivolta agli effetti concreti: in Argentina, alla composizione della Corte Suprema e alla tenuta del controllo senatorio; in Marocco, all’impatto sulle nomine strategiche; in Russia, alla capacità di integrare i giovani senza sacrificare l’affidabilità del sistema giudiziario.
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Il Marocco prosegue con riforme tecniche: la Camera dei rappresentanti ha adottato una legge organica sulle nomine alle alte funzioni, una modifica al codice dei diritti reali e un regime di aiuti sociali diretti. Il tono è procedurale, incentrato su aggiustamenti amministrativi senza accenni a conflitti politici.
In America Latina, le riforme giudiziarie svelano lotte di potere: il Supremo Tribunale Federale brasiliano si prepara a rivedere le decisioni elettorali tra tensioni interne, mentre in Argentina il governo discute se accelerare con decreto le nomine alla Corte Suprema, suscitando allarme per il controllo istituzionale.
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