
Ras Tanura riapre i terminali: l’Arabia Saudita torna a esportare greggio nel Golfo Persico
Dopo quasi quattro mesi di blocco causato dalla guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele, la ripresa dei caricamenti segnala un fragile ritorno alla normalità per le forniture energetiche globali.
Venerdì 26 giugno, il terminale di Ras Tanura – il più grande impianto di caricamento petrolifero offshore al mondo – ha ripreso a riempire le petroliere dirette ai mercati asiatici. Due navi Very Large Crude Carrier, ciascuna capace di imbarcare due milioni di barili, sono state avvistate in operazione, mentre una terza attendeva in rada. È il primo movimento di greggio saudita attraverso il Golfo Persico dall’8 marzo, quando l’Iran, nel quadro del conflitto con Stati Uniti e Israele, aveva di fatto sigillato lo Stretto di Hormuz, interrompendo il transito di circa il 90% delle esportazioni petrolifere di Riyad.
La chiusura forzata dello stretto – passaggio obbligato per un quinto dei consumi mondiali di greggio – aveva costretto Saudi Aramco a dirottare i flussi verso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Una valvola di sfogo parziale, capace di gestire solo volumi limitati e con rotte più lunghe verso i clienti asiatici. Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, la produzione saudita, che prima della guerra superava i dieci milioni di barili al giorno, era scesa a circa otto milioni, contribuendo a una contrazione complessiva dell’export del Golfo di quasi un quarto. L’accordo interinale tra Washington e Teheran ha ora riaperto lo Stretto, consentendo un graduale ripristino dei flussi.
Per l’Europa e l’Italia, la notizia allenta una pressione che si era tradotta in volatilità dei prezzi e rincari alla pompa. Sebbene il greggio saudita rappresenti una quota minoritaria dell’import italiano rispetto al petrolio libico o azero, la stabilità del Golfo Persico è un termometro del mercato globale: ogni interruzione prolungata si riflette sul Brent, il paniere di riferimento per il Mediterraneo. Gli analisti di Bruxelles osservano che il ritorno a circa il 75% dei volumi pre-bellici, indicato dall’AIE, potrebbe raffreddare le quotazioni, ma resta subordinato alla tenuta della tregua e alla capacità di Riyad di ripristinare in sicurezza l’intera filiera produttiva, colpita anche da attacchi diretti alle infrastrutture di Ras Tanura.
Il prossimo banco di prova sarà la velocità con cui Saudi Aramco riporterà a regime i giacimenti e i terminali danneggiati. Le cancellerie europee, intanto, monitorano l’evoluzione del cessate il fuoco: un nuovo irrigidimento sul fronte iraniano riaccenderebbe immediatamente il premio di rischio sul greggio, vanificando il sollievo di queste ore.
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Dopo un blocco di quattro mesi causato dall'azione militare statunitense-israeliana contro l'Iran, l'Arabia Saudita ha ripreso i caricamenti di petrolio al terminale di Ras Tanura. I dati di navigazione confermano che due superpetroliere stanno caricando greggio, mentre una terza attende nelle vicinanze. L'interruzione aveva costretto il regno a dirottare tutte le esportazioni attraverso il porto di Yanbu sul Mar Rosso.
Il terminale saudita di Ras Tanura è di nuovo operativo dopo una chiusura di quattro mesi causata dagli attacchi dell'Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. L'impianto, che gestisce il 90% delle esportazioni petrolifere saudite, era stato parzialmente sostituito da Yanbu durante la crisi. I dati di navigazione mostrano ora due VLCC in carico e una terza in attesa di attraccare.
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