
Rallenta l’occupazione negli Stati Uniti, Wall Street respira: tassi fermi più a lungo
La creazione di posti di lavoro a giugno è stata molto inferiore alle attese, ridimensionando le probabilità di una stretta monetaria e spingendo al rialzo le borse, mentre il petrolio arretra.
Il rallentamento del mercato del lavoro americano a giugno ha colto di sorpresa gli operatori: sono stati creati solo 57.000 nuovi posti nel settore non agricolo, contro attese che oscillavano intorno a 110.000 unità. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,2%, ma la revisione al ribasso dei dati di maggio a 129.000 ha confermato un quadro di moderazione. Immediata la reazione: a Wall Street gli indici hanno virato al rialzo, con il Dow Jones in crescita dello 0,86% e l’S&P 500 dello 0,67%, mentre i rendimenti dei Treasury a breve termine sono scesi. La probabilità di un rialzo dei tassi entro fine anno, calcolata sui futures, è scesa dall’84% al 76%.
Il meccanismo è noto: un mercato del lavoro meno surriscaldato allontana lo spettro di una spirale salari-prezzi e concede alla Federal Reserve margine per mantenere invariato il costo del denaro. Il presidente della Fed, Kevin Warsh, aveva già segnalato un allentamento dei rischi inflazionistici, pur ribadendo l’impegno a riportare l’inflazione al 2%. Secondo gli analisti di Ginevra, il dato rappresenta “il numero migliore che si potesse sperare”: abbastanza debole da frenare le aspettative di stretta, ma non così debole da far temere una recessione. La componente dei servizi, in particolare il settore alberghiero e della ristorazione, ha mostrato la contrazione più marcata dal 2020, smentendo le attese di un effetto traino dai Mondiali di calcio.
L’impatto si è esteso oltre i listini azionari. Il petrolio è sceso, con il Brent sotto i 71 dollari al barile, dopo che i colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz si sono conclusi senza progressi decisivi ma con l’accordo di proseguire il dialogo. La tregua geopolitica, seppur fragile, ha contribuito a smorzare i timori di un nuovo shock energetico. Sul fronte tecnologico, l’indice dei semiconduttori di Filadelfia è rimasto piatto, segnalando una pausa nel rally dell’intelligenza artificiale e un ritorno di interesse verso settori più tradizionali come i materiali e i beni di consumo. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, il raffreddamento delle attese sui tassi americani allenta la pressione sui rendimenti dei titoli di Stato, offrendo un temporaneo sollievo al debito sovrano.
Lo sguardo è ora rivolto alla prossima riunione della Federal Reserve, in calendario a fine luglio, quando il comitato dovrà valutare se il rallentamento dell’occupazione sia sufficiente a compensare i rischi inflazionistici legati alla volatilità del petrolio. Parallelamente, i negoziati tra Washington e Teheran restano un osservato speciale: una loro evoluzione positiva potrebbe allentare ulteriormente le quotazioni del greggio, mentre un fallimento riaccenderebbe le paure di un’impennata dei prezzi. In questo quadro, i mercati europei si preparano a una fase di attesa, con la Banca Centrale Europea che, secondo le scommesse degli operatori, ha ancora più del 50% di probabilità di alzare i tassi entro settembre.
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I dati deboli sul mercato del lavoro statunitense riducono le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Fed. I commenti del presidente Warsh a Sintra segnalano progressi sull'inflazione, mentre la BCE considera un ulteriore aumento. I mercati azionari e valutari globali reagiscono con cautela.
L'oro sale dopo che i commenti del presidente della Fed Warsh attenuano le speculazioni su un rialzo dei tassi. Il metallo prezioso guadagna l'1,2% attestandosi intorno ai 4.080 dollari l'oncia, estendendo il rimbalzo della sessione precedente. Il mercato interpreta le parole di Warsh come un segnale di politica monetaria accomodante.
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