
Putin sfida le perdite con nuovi decreti, ma il reclutamento arranca tra droni e disagio psichico
Mentre il Cremlino annuncia 700mila uomini al fronte e un nuovo incremento degli organici, le difficoltà reali della macchina bellica russa emergono dai racconti dei soldati e dal ricorso a categorie sempre più fragili.
Nel giorno in cui la Russia celebrava la propria festa nazionale, Vladimir Putin ha firmato un decreto che allarga di quasi diecimila unità la struttura delle Forze armate e ha ribadito, accanto al ministro della Difesa Belousov, che oltre settecentomila soldati russi sono schierati in Ucraina. È la prosecuzione del paradosso numerico di una guerra di logoramento: da un lato la macchina del Cremlino ostenta muscoli e un’avanzata «passo dopo passo», dall’altro il presidente ha ammesso che i droni ucraini rappresentano una sfida quotidiana, mentre i soldati russi raccontano di quanto l’intelligenza artificiale, gli Starlink e i velivoli senza pilota di Kiev stiano cambiando l’efficacia delle operazioni nemiche. L’orgoglio ufficiale, insomma, convive con un malessere crescente che le comunicazioni dal campo rendono difficile nascondere.
Secondo analisti di centri studi statunitensi, il sistema russo di generazione di nuova forza lavoro militare sta raggiungendo un punto di rottura. Fonti di Kiev stimano che le perdite russe abbiano toccato cifre paragonabili a quelle dell’intera forza inizialmente mobilitata, e che il Cremlino si stia avvicinando alla scelta fin qui considerata politicamente incendiaria: una nuova mobilitazione formale. Il ricorso a un provvedimento del genere, osservano gli stessi analisti, segnalerebbe un regime sotto pressione estrema e con margini politici ridotti, perché il consenso interno – costruito sull’idea di un’operazione limitata e a basso costo umano – non reggerebbe facilmente un appello di massa alle armi.
È proprio per scongiurare quel passo che la campagna di arruolamento ha assunto caratteri sempre più disperati. Testate indipendenti russe hanno documentato come i reclutatori stiano abbassando ogni soglia: si arruolano persone senza tener conto dell’età, della situazione familiare o dello stato di salute, incluso quello mentale. Il fenomeno non è più aneddotico, ma sistemico: di fronte a una macchina che divora uomini a ritmi insostenibili, il regime allarga la platea dei corpi disponibili, confidando che l’impatto politico di una miriade di ingressi silenziosi sia minore di quello di una mobilitazione dichiarata. Il confine tra volontariato forzato e coscrizione mascherata si fa così sempre più sottile, e le famiglie russe cominciano a percepirne il peso diretto.
Per l’Europa, e per l’Italia che segue con attenzione ogni oscillazione del conflitto, queste crepe hanno un doppio significato. Da un lato confermano che la resistenza ucraina, sostenuta dalla tecnologia occidentale, sta erodendo la capacità offensiva russa molto più di quanto i bollettini di Mosca ammettano; dall’altro mostrano che un regime alle corde può compiere scelte sempre più irrazionali, con il rischio di allargare la coscrizione o di cercare una via d’uscita attraverso un’escalation esterna. Per i decisori di Bruxelles e di Roma, la sfida resta la stessa del febbraio 2022: sostenere Kiev senza trasformarsi in co-belligeranti, mentre la pazienza del fronte interno russo viene messa alla prova da una guerra che il Cremlino può protrarre ancora a lungo, ma non senza pagare un prezzo sociale destinato a crescere.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La cronaca sud-est asiatica riferisce che la Russia inserisce quasi 10.000 effettivi nella struttura delle forze armate in un momento di forti perdite sul campo. Il presidente Putin riconosce che i droni ucraini rappresentano una sfida quotidiana seria e i soldati parlano del ruolo crescente di droni, intelligenza artificiale e reti. Il resoconto mantiene un tono fattuale e distaccato, incentrato sugli aspetti tecnico-militari.
La stampa del Golfo riferisce che il presidente Putin, parlando nel giorno della Russia accanto al ministro della Difesa, ha dichiarato con sicurezza che oltre 700.000 soldati russi sono in Ucraina. Ha sottolineato che, passo dopo passo, l'operazione speciale avanza ogni giorno verso la vittoria. La narrazione proietta un'immagine di progresso graduale ma garantito e di fiducia ufficiale.
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