
L'Ucraina colpisce le raffinerie russe con i droni, Putin promette sicurezza tra crescenti difficoltà
Kiev ha intensificato gli attacchi a lungo raggio per indebolire la macchina bellica di Mosca, mentre il Cremlino ammette di trovarsi in un 'periodo difficile' ma assicura la tenuta dei confini.
Poco dopo che droni ucraini avevano incendiato una delle principali raffinerie della Russia meridionale e colpito un secondo impianto a oltre settecento chilometri dal confine, il presidente Vladimir Putin è intervenuto domenica al congresso del partito Russia Unita riconoscendo che il paese sta attraversando «un periodo difficile» ma promettendo di garantire «la sicurezza dello Stato e dei nostri cittadini». L'attacco a Slavyansk-na-Kubani, nella regione di Krasnodar, ha provocato un morto e un ferito, secondo il governatore Veniamin Kondratyev, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato entrambi i raid, definendoli «sanzioni a lungo raggio» che riducono le risorse della «macchina da guerra russa» e rappresentano «un altro passo verso la pace». Le autorità di Mosca hanno dichiarato di aver intercettato oltre duecento droni ucraini nella notte, ma l'ammissione di Putin segna un raro riconoscimento pubblico delle difficoltà crescenti per il Cremlino.
Da mesi, secondo fonti della difesa ucraina e analisti occidentali, Kiev ha ampliato la portata e la frequenza dei suoi attacchi con droni contro infrastrutture energetiche e militari in territorio russo, con l'obiettivo dichiarato di strangolare i rifornimenti di carburante e la logistica delle forze armate di Mosca. La strategia, descritta da Zelensky come una ritorsione per i quotidiani bombardamenti russi sulle città ucraine, ha già provocato, secondo rapporti da Mosca e dalla Crimea annessa, interruzioni nelle forniture di benzina, razionamenti e code ai distributori in diverse regioni, inclusa la penisola di Crimea, dove venerdì le autorità installate dal Cremlino hanno dichiarato lo stato di emergenza.
Il danneggiamento delle raffinerie – Slavyansk-na-Kubani tratta quasi quattro milioni di tonnellate di greggio all'anno ed è un importante snodo per le esportazioni di prodotti petroliferi attraverso il Mar Nero – sta alimentando un dibattito tra gli analisti europei sull'impatto economico del conflitto per Mosca e, indirettamente, per i mercati energetici globali. Bruxelles segue con attenzione sia le ripercussioni sulla stabilità dei prezzi del petrolio sia i rischi di una escalation che potrebbe allargare il conflitto oltre i confini ucraini. Secondo fonti diplomatiche occidentali, la pressione sulle infrastrutture russe sta rallentando le operazioni militari di Mosca al fronte e potrebbe spingere il Cremlino a cercare una via negoziale, sebbene al momento non si registrino progressi concreti.
Nel frattempo, il Ministero della Difesa russo ha reso noto che nella stessa notte le forze di Mosca hanno lanciato 142 droni e otto missili contro l'Ucraina, di cui la maggior parte abbattuti dalla contraerea, a conferma di una spirale di attacchi reciproci che non accenna a placarsi. Putin, parlando davanti ai delegati del suo partito in vista delle elezioni parlamentari di settembre, ha usato toni rassicuranti ma ha anche denunciato «attacchi terroristici» sul territorio russo, promettendo che la Russia supererà tutte le sfide. La situazione resta fluida, con Kiev che annuncia nuove operazioni e Mosca che tenta di contenere i danni interni mentre il conflitto si avvia al suo quinto anno senza una prospettiva immediata di soluzione.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
Kiev colpisce nel cuore dell'energia russa, e Putin, pur ammettendo le falle, cerca di rassicurare con promesse vuote. L'Occidente non può voltarsi dall'altra parte.
Si enfatizza la contraddizione tra l'ammissione di problemi da parte di Putin e la sua promessa di sicurezza, presentandola come prova di debolezza e giustificazione per un maggiore sostegno all'Ucraina.
L'Ucraina ha il diritto di difendersi, ma colpire il territorio russo rischia di allargare il conflitto. Putin ammette le difficoltà, ma la sua reazione potrebbe essere imprevedibile. L'Europa deve mediare.
Si bilanciano le ragioni di entrambe le parti, sottolineando i rischi di escalation e la necessità di una soluzione negoziale, senza schierarsi apertamente.
Gli attacchi ucraini non cambiano la nostra posizione: la Russia resta un fornitore chiave. Putin gestisce la crisi con calma, e noi monitoriamo l'impatto sui prezzi del greggio.
Si riduce il conflitto a una variabile economica, minimizzando le implicazioni politiche e umanitarie per privilegiare la stabilità degli approvvigionamenti.
L'Ucraina agisce per legittima difesa, ma l'India non prende parte. Putin ammette le difficoltà, ma la nostra partnership strategica con la Russia resta solida. Il conflitto va risolto diplomaticamente.
Si riconosce l'azione ucraina ma si ribadisce la neutralità, sottolineando la continuità dei legami con la Russia e la preferenza per la diplomazia.
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