
Putin indice le elezioni della Duma: si voterà anche nei territori ucraini occupati
Il 20 settembre 2026 la Russia rinnova la camera bassa con un voto di tre giorni esteso per la prima volta alle regioni annesse, mentre il Cremlino punta a consolidare il controllo politico interno.
Con un decreto presidenziale pubblicato il 16 giugno, Vladimir Putin ha fissato al 20 settembre 2026 le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato, la camera bassa dell’Assemblea federale russa. La data, che coincide con la scadenza naturale della legislatura, segna l’avvio ufficiale di una campagna elettorale destinata a svolgersi in un clima politico e geopolitico profondamente segnato dal conflitto in Ucraina. La presidente della Commissione elettorale centrale, Ella Pamfilova, ha immediatamente dichiarato aperte le procedure preparatorie, confermando che il voto si articolerà su tre giorni consecutivi – dal 18 al 20 settembre – e che sarà affiancato dal rinnovo dei governatori in undici regioni e dei parlamenti locali in trentanove soggetti federali.
L’elemento di maggiore rottura rispetto al passato è l’estensione delle operazioni elettorali ai territori ucraini occupati e unilateralmente annessi alla Federazione nel 2022: le autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, e le regioni di Zaporizhzhia e Kherson, si aggiungono alla Crimea, dove il voto federale era già stato organizzato in precedenza. Per la prima volta, dunque, i residenti di queste aree – sotto controllo militare russo ma non riconosciute dalla comunità internazionale – saranno chiamati a eleggere deputati della Duma, sia nei collegi uninominali sia attraverso le liste di partito. Secondo analisti europei, si tratta di un tentativo esplicito di normalizzare l’annessione e di proiettare un’immagine di irreversibilità dell’occupazione, in aperta violazione del diritto internazionale.
Sul fronte interno, il partito Russia Unita, formazione egemone guidata dallo stesso Putin, si è posto l’obiettivo di raggiungere il 55 per cento dei consensi, un traguardo che supererebbe il 49,8 per cento ottenuto nel 2021 e si avvicinerebbe al 54,2 per cento del 2016. I 450 seggi della Duma saranno assegnati per metà con sistema proporzionale e per metà in circoscrizioni uninominali, un meccanismo che, combinato con il voto plurigiornaliero e con il ricorso al voto elettronico a distanza, offre all’amministrazione un ampio ventaglio di strumenti per controllare l’esito. Le opposizioni, già ridotte ai margini da leggi restrittive e da un clima repressivo, potranno contare su una presenza formale: diciassette partiti hanno diritto di partecipare, ma solo una manciata di esse supererà verosimilmente la soglia di sbarramento.
Agli occhi degli osservatori internazionali, queste elezioni rappresentano un banco di prova per la tenuta del consenso putiniano dopo oltre quattro anni di guerra su larga scala, sanzioni economiche e perdite umane crescenti. La scelta di inglobare nel perimetro elettorale le regioni occupate, mentre si moltiplicano le notizie di deportazioni e di concessione forzata della cittadinanza russa, accentua la natura ibrida del voto: un rito di legittimazione interna che si scontra con la condanna pressoché unanime delle cancellerie occidentali. Bruxelles ha già fatto sapere che non riconoscerà alcun risultato proveniente dai seggi allestiti nei territori ucraini, e che l’Unione europea continuerà a considerare quelle aree come parte integrante dell’Ucraina.
La campagna elettorale si apre dunque sotto il segno di una duplice sfida: per il Cremlino, si tratta di dimostrare che la macchina del consenso regge nonostante l’usura del conflitto; per la comunità internazionale, di ribadire che la cornice democratica non può sanare un’occupazione militare. Il 20 settembre 2026, quando si chiuderanno i seggi, la Russia avrà una nuova Duma, ma il prezzo politico e diplomatico di questo rinnovo rischia di approfondire ulteriormente la frattura tra Mosca e il resto del mondo.
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Putin ha indetto le elezioni per la Duma il 20 settembre, con un voto di tre giorni e seggi anche nei territori ucraini occupati. È la prima volta che la Russia organizza elezioni parlamentari in queste regioni dall'invasione su larga scala, una mossa vista come un tentativo di consolidare l'annessione illegale.
Il presidente Putin ha firmato il decreto che fissa le elezioni della Duma di Stato per il 20 settembre 2026. Il voto si svolgerà nell'arco di tre giorni e per la prima volta coinvolgerà le regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, entrate a far parte della Russia nel 2022. La Commissione elettorale centrale ha dato avvio ufficiale alla campagna.
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