
Profitti bancari e materie prime: i mercati emergenti accelerano nel 2026
Nigeria, Indonesia, Sudafrica e Kenya registrano crescite a doppia cifra in settori chiave, segnalando una ripresa che potrebbe favorire anche gli scambi con l’Europa.
Il dato più eclatante arriva dalla Nigeria, dove il gruppo bancario FCMB ha chiuso il 2025 con un utile ante imposte di 202,1 miliardi di naira, in crescita dell’81% rispetto all’anno precedente. L’utile netto è più che raddoppiato (+142%), portando il rendimento del capitale al 23,2%. La spinta non si è esaurita: nel primo trimestre del 2026, il profitto prima delle imposte ha segnato un balzo del 148% su base annua, con la divisione retail e quella di investment banking che hanno contribuito in modo significativo. Secondo gli analisti finanziari dell’Africa occidentale, questi numeri riflettono non solo una gestione prudente del credito, ma anche una domanda interna in ripresa, sostenuta dalla diversificazione dell’economia nigeriana oltre il petrolio.
Anche in Asia emergente si consolidano segnali positivi. La banca statale indonesiana BTN, insieme alla sua controllata islamica BSN, ha registrato nei primi cinque mesi del 2026 un utile netto consolidato di 1.850 miliardi di rupie, con un incremento del 54,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il margine d’interesse è cresciuto del 15,2%, trainato dall’espansione del credito. Gli osservatori del Sud-est asiatico sottolineano come la performance di BTN, istituto specializzato nel finanziamento immobiliare, sia indicativa di una domanda abitativa in forte ripresa, un settore che in Indonesia ha ricadute occupazionali e industriali di ampia portata.
Sul fronte delle materie prime, il Sudafrica mostra un rimbalzo significativo: ad aprile 2026 la produzione mineraria è aumentata dell’8,2% su base annua, mentre le vendite di minerali nei primi quattro mesi dell’anno hanno raggiunto 89 miliardi di rand in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Le proiezioni del Minerals Council sudafricano indicano che, se il trend sarà confermato, le vendite totali potrebbero toccare i 995,5 miliardi di rand nell’intero 2026, con un impatto positivo sul gettito fiscale e sull’occupazione. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, che importa dal Sudafrica minerali strategici come il manganese e il cromo, la stabilità dell’offerta e la moderazione dei prezzi rappresentano un fattore di sicurezza per le filiere industriali.
Parallelamente, il Kenya mostra una solidità fiscale inattesa. Nei primi nove mesi dell’anno fiscale 2025/26, le entrate del Consolidated Fund – il conto centrale dello Stato – hanno superato i 3.000 miliardi di scellini, con un incremento del 16,7% rispetto all’anno precedente, raggiungendo il 72% dell’obiettivo annuale. Il Tesoro keniota attribuisce il risultato a una riscossione fiscale più efficiente e a un maggiore ricorso al debito interno, in un contesto di riforme amministrative che stanno riducendo l’evasione. Questo risanamento, se confermato, potrebbe ridurre la dipendenza del paese dagli aiuti multilaterali e offrire nuove opportunità agli investitori europei nel comparto delle infrastrutture.
Nel complesso, i dati che giungono da Abuja, Giacarta, Pretoria e Nairobi disegnano un quadro di resilienza che sfida le narrazioni più pessimiste sui mercati emergenti. Non si tratta di semplici rimbalzi congiunturali: la crescita dei profitti bancari, l’espansione del credito, la ripresa mineraria e il rafforzamento dei conti pubblici suggeriscono trasformazioni strutturali in atto. Per l’Italia e l’Europa, questi segnali aprono prospettive di collaborazione industriale e finanziaria, ma impongono anche una riflessione sulla necessità di politiche commerciali più agili, in grado di intercettare la domanda di beni strumentali e servizi ad alto valore aggiunto che queste economie stanno generando.
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Le istituzioni finanziarie africane e le entrate statali mostrano una forza notevole. Una grande banca nigeriana ha registrato un balzo dell'81% nell'utile ante imposte, mentre le entrate del fondo consolidato del Kenya hanno superato i tremila miliardi di scellini grazie a una riscossione fiscale più efficace. Questi dati sottolineano la resilienza delle economie subsahariane di fronte alle sfide globali.
La banca statale indonesiana BTN ha registrato un utile netto consolidato di 1,85 trilioni di rupie entro maggio 2026, con un incremento annuo del 54%. La performance, sostenuta anche dalla controllata islamica, riflette la crescita robusta del settore bancario del Sud-est asiatico e segnala una più ampia resilienza dei mercati emergenti.
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