
Petro contro Washington e Milei: la Colombia rivede gli ingressi, mentre si infiamma lo scontro fiscale
Un arresto per abusi su minore a Bogotá spinge il presidente colombiano a chiedere nuove regole per i cittadini statunitensi, mentre da Buenos Aires arriva una replica durissima alle sue critiche sul fisco argentino.
Un video scioccante, diventato virale sui social network, ha innescato una reazione a catena che va ben oltre i confini della capitale colombiana. Un cittadino statunitense di 36 anni, originario del Texas, è stato arrestato a Bogotá con l’accusa di aver abusato sessualmente di un bambino di 7 anni sul balcone di un edificio residenziale, sotto gli occhi di passanti che hanno urlato per fermarlo. Il presidente Gustavo Petro ha reagito con durezza, chiedendo una revisione immediata delle procedure di ingresso per i cittadini americani. «Devono parlare da pari a pari e accettare le nostre regole nel nostro Paese», ha scritto su X, sottolineando che il rispetto per donne, bambini e natura non è negoziabile. Il caso, che segue altri episodi di turismo sessuale che hanno già turbato l’opinione pubblica colombiana, ha spinto il capo dello Stato a mettere in discussione un regime di ingressi finora relativamente agevole per i viaggiatori provenienti dagli Stati Uniti.
La vicenda tocca nervi scoperti nella società colombiana e rischia di incrinare ulteriormente i rapporti bilaterali con Washington. Secondo analisti sudamericani, la richiesta di Petro non è isolata: si inserisce in un clima di crescente insofferenza verso comportamenti percepiti come neocoloniali da parte di visitatori stranieri, in un Paese dove il turismo è in forte espansione ma dove permangono sacche di vulnerabilità sociale. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia – che vede nella Colombia una meta sempre più apprezzata dal turismo giovanile e d’avventura – la revisione delle procedure d’ingresso potrebbe preludere a controlli più stringenti anche per i viaggiatori non americani, in un’ottica di protezione dell’infanzia che molti osservatori a Bruxelles giudicano condivisibile ma che andrebbe calibrata per non penalizzare un settore economico vitale.
A rendere ancora più teso il profilo internazionale del presidente colombiano è lo scontro verbale con l’Argentina di Javier Milei. Dopo che Petro ha condiviso un rapporto di teleSUR – media spesso allineato con i governi bolivariani – secondo cui in Argentina i lavoratori pagano un’aliquota effettiva del 36% mentre i più ricchi solo il 26%, il ministro degli Esteri argentino Pablo Quirno ha replicato con un messaggio al vetriolo: «Sette giorni per diventare storia», alludendo al conto alla rovescia che separa il leader colombiano dalla fine del suo mandato. Petro aveva usato i dati fiscali argentini per mettere in guardia contro le promesse di tagli indiscriminati delle tasse, che a suo dire finiscono per favorire i ceti abbienti e gravare sui lavoratori.
Lo scambio di accuse mette a nudo la frattura ideologica che attraversa l’America Latina, con un asse progressista – di cui Petro è uno degli ultimi esponenti di peso – sempre più sulla difensiva di fronte all’avanzata di governi ultraliberisti come quello di Milei. Da Buenos Aires, la replica del cancelliere Quirno è stata letta come un tentativo di capitalizzare politicamente la debolezza di un presidente colombiano in calo di popolarità e alle prese con una maggioranza parlamentare sempre più fragile. Secondo analisti europei, questa polarizzazione rischia di ostacolare il coordinamento regionale su dossier cruciali come la transizione energetica e la gestione dei flussi migratori, temi sui quali l’Unione Europea ha investito capitale politico e finanziario significativo.
Mentre Petro cerca di riaffermare la sovranità colombiana sul fronte della sicurezza e dei diritti, il braccio di ferro con Milei rivela la solitudine di un progetto politico che fatica a trovare alleati stabili nella regione. La richiesta di rivedere le regole d’ingresso per i cittadini statunitensi potrebbe rafforzare temporaneamente la sua immagine interna, ma rischia di isolare ulteriormente Bogotá in un contesto internazionale dove l’amministrazione Biden, e ancor più un eventuale ritorno di Trump, guardano con sospetto a gesti unilaterali. Per l’Italia e l’Europa, che intrattengono relazioni commerciali e di cooperazione giudiziaria con entrambi i Paesi, la priorità resta la stabilità regionale e la tutela dei diritti umani, obiettivi che richiedono ponti e non trincee.
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Dopo l'arresto di un cittadino statunitense per abusi su un minore a Bogotá, il presidente Petro chiede una revisione delle procedure d'ingresso per i nordamericani. La Colombia deve essere rispettata come nazione sovrana, e chi entra nel paese deve accettare le sue regole e tutelare la dignità dei più vulnerabili. Il caso rafforza la necessità di proteggere la sovranità nazionale contro l'arroganza esterna.
Mentre Petro usava un caso di abuso per chiedere controlli più severi sugli statunitensi, il suo attacco simultaneo alla politica fiscale argentina ha provocato una replica beffarda da Buenos Aires. Il ministro degli Esteri Quirno ha risposto con ironia, suggerendo che a Petro restano solo sette giorni prima di diventare storia. Il governo argentino dipinge il presidente colombiano come una figura in declino, il cui interventismo è respinto dai governi orientati al mercato.
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