
Nuove tariffe USA sul lavoro forzato: per il Brasile dazio cumulativo fino al 37,5%
L’annuncio atteso oggi sostituisce il dazio temporaneo del 10% in scadenza e si somma al 25% già in vigore, mentre Brasilia stanzia 18,5 miliardi di reais per le imprese colpite.
Gli Stati Uniti si apprestano ad annunciare una nuova tornata di dazi che colpirà circa sessanta Paesi, con il Brasile destinato a subire un’aliquota aggiuntiva del 12,5 per cento. La misura, attesa per oggi dal rappresentante commerciale Jamieson Greer, sostituisce il dazio globale temporaneo del 10 per cento in scadenza venerdì, imposto dopo che la Corte Suprema aveva bocciato i precedenti provvedimenti di Donald Trump. Il nuovo prelievo si fonda su un’indagine condotta ai sensi della Sezione 301 della legge commerciale del 1974, che contesta a oltre sessanta governi un contrasto insufficiente al lavoro forzato nelle filiere produttive. Per il Brasile, che già da mercoledì sconta una sovrattassa del 25 per cento su un’ampia gamma di beni, l’effetto cumulativo potrebbe raggiungere il 37,5 per cento, trasformando l’accesso al mercato americano in una barriera quasi proibitiva per interi comparti.
La reazione del governo brasiliano si è concretizzata nel varo del Plano Brasil Soberano III, un pacchetto di credito agevolato da 18,5 miliardi di reais destinato a sostenere le imprese colpite. Le associazioni industriali, pur accogliendo l’iniziativa, ne segnalano i limiti: l’accesso ai finanziamenti resta giudicato troppo burocratico e lento, mentre le linee destinate a nuovi investimenti appaiono poco utili a chi sta riducendo la produzione. Secondo i rappresentanti del settore plastico, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono già crollate del 61 per cento nel primo semestre, e le aziende necessitano soprattutto di capitale circolante. L’impatto è disomogeneo sul territorio: le usine del Nordeste, tradizionali fornitrici di zucchero grezzo nell’ambito delle quote americane, rischiano di essere le più penalizzate, mentre il polo aeronautico di São José dos Campos è stato risparmiato dall’esclusione degli aeromobili Embraer dalla lista dei prodotti tassati.
Il nuovo scossone tariffario si inserisce in un quadro di crescente instabilità delle relazioni commerciali globali. La Cina, a sua volta colpita dai dazi statunitensi, sta dirottando i propri prodotti verso Brasile e Argentina con prezzi aggressivi, aumentando la pressione sui produttori locali. Sul fronte dello zucchero, il Messico si appresta a quintuplicare le esportazioni verso gli Stati Uniti, approfittando di un accordo bilaterale che ridefinisce le condizioni di accesso. Analisti di Brasilia e Washington concordano nel ritenere che una trattativa formale tra i due governi difficilmente inizierà prima delle elezioni brasiliane, mentre l’amministrazione americana è impegnata su più fronti, dalla rinegoziazione dell’USMCA ai negoziati con l’Unione Europea e la Cina.
Per l’Europa, l’evoluzione della politica commerciale statunitense rappresenta un segnale d’allarme. L’indagine sul lavoro forzato, che coinvolge decine di Paesi, potrebbe in futuro estendersi a filiere del Vecchio Continente, già provato da precedenti dispute tariffarie. L’uso di strumenti giuridici come la Sezione 301 per sanzionare presunte carenze normative in ambiti non strettamente commerciali – nel caso brasiliano sono state citate anche le regole sul sistema di pagamenti Pix – delinea un approccio che rischia di moltiplicare i contenziosi. La prossima tappa concreta è l’annuncio odierno del rappresentante commerciale americano, cui seguirà la scadenza del dazio temporaneo venerdì; le nuove aliquote entreranno in vigore in una data ancora da definire, mantenendo gli esportatori di mezzo mondo in uno stato di incertezza prolungata.
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.10 | neutral |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
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