
Mondiale 2030, la spinta di Infantino per 64 squadre: sei paesi, tre continenti e un format inedito
Il presidente della Conmebol Dominguez rilancia l'idea di un torneo allargato per il centenario, mentre l'Europa frena e la Fifa valuta l'impatto su calendari e qualificazioni.
L’annuncio è arrivato via social, con un tweet del paraguaiano Alejandro Dominguez, vicepresidente della Fifa e numero uno della Conmebol: «Nel 2030 il Mondiale arriva in Uruguay, Argentina e Paraguay – una grande opportunità per celebrare il Centenario con una competizione a 64 squadre». Poche ore dopo, il presidente della Liga spagnola Javier Tebas ribatteva secco: «Aumentare le nazionali non ha senso, sarebbe la distruzione sostenibile dell’industria del calcio». È lo scontro che sta già infiammando il dopo-Mondiale 2026, appena concluso con il nuovo format a 48 partecipanti.
La proposta non è un fulmine a ciel sereno. Gianni Infantino, durante la rassegna nordamericana, aveva aperto alla possibilità, spiegando che «ogni paese dovrebbe poter sognare di partecipare» e che la questione sarà esaminata dai comitati competenti. L’espansione a 64 squadre – un raddoppio in appena otto anni rispetto alle 32 del 2022 – risponde a una doppia logica: da un lato, la retorica dell’inclusività che ha già premiato le confederazioni di Africa, Asia e Centro-Nord America con un sostanzioso aumento di posti; dall’altro, la necessità di dare sostanza sportiva a un’edizione del Centenario che, nel progetto originario, relegava i tre paesi sudamericani a una sola partita inaugurale ciascuno, prima di trasferire l’intero torneo in Spagna, Portogallo e Marocco.
Con 64 squadre, il quadro cambierebbe radicalmente. I calcoli di Forbes indicano che servirebbero 20-22 stadi, rendendo impossibile l’organizzazione a un singolo paese e consolidando il modello delle candidature congiunte. Il format diventerebbe più lineare: 16 gironi da quattro, con le prime due che avanzano ai sedicesimi, eliminando l’imbarazzante ripescaggio delle migliori terze visto nel 2026. Ma le partite salirebbero a 128, allungando ulteriormente un calendario già compresso tra giugno e luglio. Per il Sudamerica, si aprirebbe la concreta possibilità di ospitare un intero girone, anziché la passerella cerimoniale prevista oggi, mentre per l’Europa – secondo gli analisti del Vecchio Continente – l’aumento dei posti sarebbe minimo, forse fino a 20, confermando la marginalizzazione di Uefa in un’assemblea dove i voti di Asia, Africa e Americhe sono ormai determinanti.
L’opposizione europea non si limita a Tebas. Il presidente Uefa Aleksander Ceferin aveva già bollato l’idea come «una cattiva idea», e in molti vedono nella mossa di Infantino un calcolo elettorale in vista del rinnovo del mandato. La spaccatura è anche commerciale: un torneo così dilatato rischia di svalutare le qualificazioni, già poco competitive per le grandi nazionali, e di aumentare l’impronta climatica, mentre i ricavi – 9 miliardi di dollari per il 2026, il doppio del Qatar – continuerebbero a crescere, redistribuiti alle federazioni in cerca di consenso.
La Fifa non ha ancora ufficializzato alcuna decisione, ma il dibattito è ormai pubblico. L’eventuale via libera arriverebbe dopo un’analisi tecnica che dovrà tenere conto anche del Mondiale 2034, già assegnato all’Arabia Saudita, partner commerciale sempre più centrale. Intanto, il format attuale prevede che le gare inaugurali del Centenario si giochino l’8 e 9 giugno 2030 in Sudamerica, con il grosso del torneo in Europa e Africa dal 13 giugno, e la finale il 21 luglio. Se l’allargamento passasse, quel calendario andrebbe riscritto, e con esso gli equilibri geopolitici del pallone.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
| Stampa latinoamericana | +0.70 | aligned |
La proposta è un'ipotesi; l'attenzione è sugli aspetti pratici di un torneo a 64 squadre in sei paesi.
Inquadrando l'espansione come una domanda ('come sarebbe?'), l'articolo evita di approvare o condannare, invitando invece il lettore a considerare le sfide logistiche.
L'articolo omette la forte opposizione del presidente della Liga Javier Tebas e le preoccupazioni logistiche sollevate dai commentatori europei, presentando solo la prospettiva a favore dell'espansione del vicepresidente FIFA Dominguez.
L'espansione è un incubo logistico che mina il prestigio del Mondiale; la spinta di Infantino alla crescita è guidata dal potere, non dal calcio.
Ripetendo l'espressione 'incubo logistico' e paragonando il torneo a un pallone gonfiato, il blocco crea un senso di assurdità e di inevitabile fallimento, rendendo la proposta irrealizzabile.
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Il Mondiale 2030 con 64 squadre è un'opportunità storica per celebrare il centenario e allargare il sogno del calcio a tutte le nazioni.
Collegando l'espansione direttamente al centenario e alle origini del Mondiale in Sud America, il blocco crea una narrazione di giusto omaggio e progresso, facendo apparire l'opposizione come irrispettosa della storia.
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