
Modi e Carney al G7: disgelo India-Canada, patto sulla sicurezza e intesa commerciale entro il 2026
Al vertice di Evian, l’invito a Modi per una visita ufficiale in Canada e l’avvio di negoziati su uno scambio di informazioni classificate segnano una svolta dopo le tensioni del 2023.
Il vertice G7 di Evian-les-Bains, sulle rive francesi del lago Lemano, ha offerto la cornice per un riavvicinamento che fino a pochi mesi fa sembrava improbabile. Il primo ministro canadese Mark Carney ha invitato ufficialmente Narendra Modi a Ottawa per una visita di Stato entro la fine dell’anno, mentre i due leader concordavano di accelerare i negoziati per un accordo commerciale globale (CEPA) da chiudere nel 2026. Ancora più significativo, secondo fonti diplomatiche europee, è l’annuncio dell’avvio di trattative per un General Security of Information Agreement, un’intesa che permetterebbe lo scambio di informazioni classificate in ambito difesa e sicurezza — uno strumento finora riservato ad alleati stretti, che Carney ha appena siglato anche con la Francia. La nota ufficiale canadese ha evitato ogni riferimento alle accuse di interferenze straniere e repressione transnazionale che dal 2023, dopo l’uccisione del leader sikh Hardeep Singh Nijjar in Columbia Britannica, avevano gelato i rapporti bilaterali. Nell’ottica di New Delhi, il quarto incontro in meno di un anno tra i due premier — un ritmo senza precedenti — segnala la volontà di voltare pagina, puntando su energia, innovazione, istruzione e mobilità dei talenti.
Il bilaterale con Carney non è stato l’unico tassello della fitta agenda di Modi al summit, cui l’India partecipa per la tredicesima volta come ospite esterno, confermando un protagonismo crescente nei consessi occidentali. Il premier indiano ha incontrato anche il britannico Keir Starmer, con cui ha passato in rassegna i progressi nelle relazioni commerciali, tecnologiche e di difesa, e ha avuto un breve scambio con Donald Trump — il primo faccia a faccia in sedici mesi, dopo la visita di Modi a Washington nel febbraio 2025. I due, seduti fianco a fianco durante la sessione plenaria, hanno messo in agenda un incontro bilaterale formale per mercoledì, con l’obiettivo di rilanciare il «US-India COMPACT» e l’ambizioso traguardo di 500 miliardi di dollari di interscambio entro il 2030. L’ottica di Bruxelles legge in questa sequenza di colloqui un tentativo di ricucire una tela di alleanze messa alla prova dalle frizioni commerciali e dalle inchieste giudiziarie che hanno toccato, in modi diversi, sia Ottawa sia Washington.
Per l’Italia e l’Europa, il disgelo indo-canadese assume un rilievo che va oltre la cronaca bilaterale. Il Canada è un pilastro del Quint, il nucleo di intelligence anglosassone, e un accordo sulla sicurezza delle informazioni con l’India — potenza demografica e tecnologica in ascesa, perno del dialogo con il Sud globale — potrebbe rafforzare l’architettura di fiducia dell’intero Occidente allargato. Al tempo stesso, la spinta a concludere un CEPA entro il 2026 risponde a una logica di diversificazione delle catene di approvvigionamento che interessa direttamente le imprese italiane, già attive in India nei settori energetico e della meccanica strumentale. Non è un caso che il vertice si tenga in Francia, paese che con l’Italia condivide una crescente attenzione verso il corridoio economico India-Medio Oriente-Europa, e che Carney abbia scelto proprio Parigi per firmare il suo primo accordo di sicurezza informativa post-elettorale.
Resta tuttavia una zona d’ombra. L’assenza, nel comunicato canadese, di qualsiasi riferimento alle indagini sulle attività dei servizi indiani in territorio canadese suggerisce che la normalizzazione procede su un binario parallelo, fatto di convergenze economiche e tecnologiche, mentre i nodi politici più spinosi vengono temporaneamente accantonati. Analisti indipendenti canadesi avvertono che senza un chiarimento sulle accuse di repressione transnazionale, la ritrovata sintonia rischia di restare fragile. Ma la diplomazia dei summit, specie quando è scandita da quattro incontri in meno di un anno, vive anche di gesti e di tempi: l’invito a Modi e l’accelerazione sul patto di sicurezza rappresentano, nell’immediato, un investimento sulla prevedibilità di un rapporto che l’Occidente non può permettersi di perdere.
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L'incontro tra Carney e Modi si è concentrato sull'avvio di un accordo per lo scambio di informazioni classificate, evitando ogni riferimento alle accuse di interferenza indiana in Canada. Il tono è di prudente riavvicinamento, che privilegia la cooperazione sulla sicurezza rispetto alle tensioni irrisolte.
Il quarto incontro in meno di un anno tra Modi e Carney segnala un disgelo decisivo, con entrambe le parti impegnate a concludere un patto commerciale globale entro il 2026. La narrazione sottolinea la crescente statura globale dell'India, la cooperazione energetica e l'accantonamento delle passate irritazioni come le accuse Nijjar.
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