
Messico, il marito di Maite Perroni incriminato: battaglia legale milionaria con Imagen Televisión
Andrés Tovar è stato vinculado a proceso per frode e falsità in dichiarazioni; il produttore respinge le accuse e denuncia una campagna mediatica.
Un giudice di controllo del Reclusorio Sur di Città del Messico ha vincolato a processo Andrés Tovar, produttore televisivo e marito della celebre attrice Maite Perroni, con l’accusa di frode processuale e falsità in dichiarazioni. La decisione, assunta il 19 maggio ma resa nota soltanto a metà giugno, rappresenta un punto di svolta in una controversia che oppone da oltre un anno Tovar a Imagen Televisión, l’emittente per cui ha lavorato a lungo come produttore esecutivo. Secondo la procura capitale, l’ammontare presuntamente frodato raggiungerebbe i 150 milioni di pesos – circa 7,5 milioni di euro –, una cifra che, se confermata, potrebbe costare al produttore fino a otto anni di reclusione.
La vicenda affonda le radici in una causa civile avviata dallo stesso Tovar nell’aprile del 2024. Il produttore sostiene di aver agito per difendere i propri diritti d’autore su format televisivi sviluppati durante la collaborazione con Imagen Televisión, senza tuttavia quantificare un risarcimento preciso. «Non ho chiesto un importo specifico – ha dichiarato a El Universal –, ho chiesto che un giudice stabilisse se avevo ragione e, in quel caso, determinasse la somma tramite un perito». La denuncia penale della rete televisiva sarebbe dunque una reazione a quella richiesta civile: frode processuale e falsità di dichiarazioni, reati che la procura di Città del Messico ha ritenuto sufficientemente fondati per procedere con la vinculación, un istituto giuridico messicano analogo al rinvio a giudizio, che non implica una condanna ma riconosce l’esistenza di elementi probatori tali da rendere necessario un processo.
La stampa messicana ha dato ampio risalto alla notizia, in particolare dopo la pubblicazione di un servizio della rivista TVNotas che ha parlato di una richiesta di 150 milioni di pesos avanzata da Tovar. Il produttore ha respinto con forza quella ricostruzione, accusando la testata di agire con dolo e di diffondere informazioni false per danneggiarlo. In un video pubblicato su Instagram, Tovar ha ripercorso la genesi del conflitto: dopo aver tentato senza successo una soluzione stragiudiziale, ha scelto la via civile, ricevendo in cambio una controffensiva penale. La moglie Maite Perroni, figura molto nota anche in Italia per il successo della telenovela Rebelde e del gruppo musicale RBD, non è direttamente coinvolta nel procedimento, ma la sua popolarità internazionale ha amplificato la risonanza del caso.
Al di là delle cronache giudiziarie, la vicenda mette in luce le tensioni che attraversano l’industria televisiva messicana sul nodo dei diritti di proprietà intellettuale. Format di successo esportati in tutta l’America Latina e in Europa – si pensi alla lunga fortuna di trasmissioni come Solo para mujeres, condotta da Rocío Sánchez Azuara e prodotta proprio da Tovar – generano contenziosi sempre più frequenti tra creatori e network. In un mercato dove i confini tra lavoro dipendente e apporto autoriale sono spesso sfumati, la causa potrebbe creare un precedente rilevante, osservano analisti di Città del Messico, spingendo il legislatore a definire con maggiore chiarezza la titolarità dei format.
La vinculación a proceso non comporta automaticamente la detenzione: la difesa di Tovar può ricorrere all’amparo, un mezzo di tutela costituzionale che consente di affrontare il processo in libertà. Nelle prossime settimane accusa e difesa dovranno raccogliere e presentare le prove, che il giudice valuterà per l’ammissione al dibattimento. L’esito avrà ripercussioni non solo sulla carriera del produttore, ma anche sulla percezione del rischio legale per chiunque, in Messico e in contesti simili, decida di rivendicare diritti d’autore nei confronti di grandi gruppi mediatici.
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