
Messi, un gol per la storia: Argentina avanti 1-0 sull’Algeria all’esordio mondiale
Il capitano albiceleste, alla duecentesima presenza in nazionale e al sesto Mondiale, sblocca il match dopo due reti annullate, inaugurando la difesa del titolo con una perla.
Ci sono gesti che condensano un’epoca. Al diciassettesimo minuto di Argentina-Algeria, partita inaugurale del Gruppo J dei Mondiali 2026 a Kansas City, Lionel Messi ha ricevuto palla da De Paul, si è aperto un varco e ha disegnato una parabola mancina che si è infilata all’incrocio dei pali. Un gol che ha immediatamente riscattato la delusione di una precedente rete annullata per fuorigioco al quinto minuto, e che ha spento l’entusiasmo algerino dopo che anche Fares Chaibi, tre minuti più tardi, si era visto cancellare un acuto per la stessa ragione. Il primo tempo si è chiuso sull’1-0 per i campioni in carica, ma il punteggio racconta solo in parte la densità simbolica della serata: Messi è diventato il primo calciatore della storia a scendere in campo in sei edizioni della Coppa del Mondo, e ha festeggiato la duecentesima presenza con la maglia della Selección con una rete che lo proietta tra i marcatori più longevi del torneo.
L’avvio della difesa del titolo era atteso con una certa apprensione negli ambienti sudamericani. La stampa di Buenos Aires ricordava come l’Albiceleste, nelle sue precedenti esperienze da campione uscente, avesse sempre inciampato all’esordio: sconfitte contro Belgio nel 1982 e Camerun nel 1990, e il più recente shock contro l’Arabia Saudita in Qatar quattro anni fa. Lionel Scaloni ha però schierato il blocco collaudato del trionfo qatariota, con Emiliano Martínez tra i pali, la mediana De Paul-Mac Allister-Enzo Fernández e il tridente Messi-Almada-Lautaro Martínez, rinunciando solo all’infortunato Tagliafico. Una formazione che, secondo gli analisti di Buenos Aires, intendeva imporre subito una gerarchia chiara nel girone, evitando i patemi che nel 2022 costrinsero a rimontare dopo il passo falso iniziale.
Dall’Asia, dove il fuso orario ha reso la partita un evento mattutino di enorme richiamo, l’attenzione si è concentrata sulla dimensione mitologica di Messi. I media indiani e indonesiani hanno sottolineato all’unisono il record delle sei partecipazioni mondiali, eguagliato solo più tardi nella stessa giornata da Cristiano Ronaldo, e la coincidenza della duecentesima presenza. L’immagine di Messi che sorride e si gratta la testa dopo il gol annullato, ripresa dalle televisioni di Giacarta e Nuova Delhi, è diventata virale, umanizzando ulteriormente un fuoriclasse che a trentotto anni continua a caricarsi sulle spalle le speranze di un’intera nazione. Non è sfuggito, in quelle cronache, il coraggio dell’Algeria di Vladimir Petkovic, capace di pressare alto e di sfiorare il vantaggio, a testimonianza di un Mondiale che, nell’ottica dei commentatori asiatici, si annuncia come il più aperto e globale di sempre.
Dall’Europa, dove il calcio sudamericano viene osservato con la lente del mercato e della tattica, si è guardato con interesse alla tenuta fisica di Messi, reduce da un infortunio al bicipite femorale che aveva fatto temere un forfait. Gli osservatori di Bruxelles e Madrid hanno annotato come Scaloni abbia disegnato una squadra che protegge il proprio fuoriclasse con un pressing intelligente e una circolazione di palla che ricorda il Barcellona del tiki-taka, ma adattata ai ritmi più verticali del football contemporaneo. L’Algeria, dal canto suo, ha mostrato un’identità tattica chiara, con Mahrez e Aouar a ispirare la manovra, confermando che le squadre africane non sono più semplici comparse ma avversari strutturati, capaci di mettere in difficoltà chiunque.
La partita è ancora in bilico, ma il sigillo di Messi ha già indirizzato la narrazione. Se l’Argentina dovesse amministrare il vantaggio e portare a casa i tre punti, il cammino verso i sedicesimi di finale — ora allargati a trentadue squadre — si metterebbe in discesa, allontanando i fantasmi delle partenze a rilento. Per Messi, ogni minuto da qui in avanti sarà un tassello di un’eredità che trascende i trofei: l’ultimo ballo di un giocatore che, a sei lustri dal debutto, continua a trasformare il campo in un palcoscenico dove la bellezza ha ancora diritto di cittadinanza.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'Argentina campione in carica, guidata da Messi, affronta l'Algeria nell'esordio mondiale. Il ricordo della sconfitta del 2022 contro l'Arabia Saudita aleggia come monito, ma la squadra è fiduciosa di evitare un altro passo falso iniziale.
Messi ha recuperato dall'infortunio e sarà titolare nella partita d'esordio dell'Argentina. La sua presenza rappresenta un grande impulso per i campioni in carica all'inizio del torneo.
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