
Mentre Guterres vola a Port-au-Prince, la corsa alla sua successione ridisegna il futuro dell’ONU
La visita di solidarietà del segretario generale ad Haiti, dove le gang hanno già ucciso 2.300 persone quest’anno, coincide con l’avvio delle audizioni dei candidati che ne vogliono raccogliere l’eredità.
Mentre Antonio Guterres atterrava martedì a Port-au-Prince per una visita di solidarietà a una popolazione stremata dalla violenza delle gang, a New York si consumava un altro rito cruciale per il futuro del multilateralismo: l’audizione di María Fernanda Espinosa, ex ministra degli Esteri e della Difesa dell’Ecuador, tra i sei candidati che aspirano a succedergli alla guida delle Nazioni Unite. La coincidenza temporale non è solo simbolica. Haiti, il Paese più povero delle Americhe, è oggi lo specchio più drammatico della crisi di efficacia dell’ONU: secondo l’Alto Commissario per i diritti umani Volker Türk, dall’inizio dell’anno le bande criminali hanno già causato almeno 2.300 morti, 1.100 feriti e 99 rapimenti, mentre un milione e mezzo di persone sono sfollate e oltre cinque milioni soffrono la fame. Una catastrofe umanitaria che il Consiglio di Sicurezza ha provato ad arginare solo a settembre, autorizzando una missione multinazionale di sostegno alla polizia haitiana, ma che resta il banco di prova di un’organizzazione in affanno.
La corsa alla poltrona di segretario generale, che si libererà il primo gennaio 2027, è iniziata con largo anticipo proprio per evitare gli errori del passato e garantire una transizione meno opaca. Dopo l’ecuadoriana Espinosa, che ha promesso di «ridimensionare responsabilmente» la macchina burocratica dell’ONU per ricostruirne la credibilità, la lista dei pretendenti si allunga. Circolano con insistenza i nomi dell’argentino Rafael Grossi, attuale direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, e della cilena Michelle Bachelet, due volte presidente e già Alta Commissaria per i diritti umani. Secondo analisti latinoamericani, la regione sta spingendo per una candidatura di peso che possa rompere il tradizionale monopolio informale delle grandi potenze sul processo di selezione, mentre da Ginevra si osserva come il profilo dei candidati rifletta la domanda crescente di una leadership capace di coniugare esperienza diplomatica e gestione di crisi complesse, dalla sicurezza alimentare alla proliferazione nucleare.
Il nodo, come sempre, sarà nel Consiglio di Sicurezza, dove i cinque membri permanenti dovranno trovare un’intesa per raccomandare un nome all’Assemblea Generale. Le cronache diplomatiche ricordano che il mandato di Guterres fu il frutto di un compromesso raggiunto dopo mesi di veti incrociati e candidature improvvise. Oggi la partita si gioca su un terreno ancora più scivoloso: la guerra in Ucraina ha paralizzato il Consiglio, le crisi africane si moltiplicano e il sistema onusiano è accusato di lentezza e inefficacia. Non a caso Espinosa, nel suo intervento, ha insistito sulla necessità di «riforme profonde» per restituire all’organizzazione la capacità di prevenire i conflitti, non solo di gestirne le macerie.
La visita di Guterres ad Haiti assume in questo contesto un valore quasi testamentario. Il segretario generale uscente, giunto per la seconda volta nel Paese caraibico dal 2023, ha incontrato uomini, donne e bambini segnati dalla violenza delle gang, toccando con mano le sfide umanitarie e di sicurezza che l’ONU fatica a governare. La missione multinazionale approvata dal Consiglio di Sicurezza è ancora in fase di dispiegamento, mentre la crisi si aggrava: un monito per chiunque ambisca a sedere al trentottesimo piano del Palazzo di Vetro. La prossima leadership dovrà decidere se l’organizzazione può ancora essere lo strumento principe della governance globale, o se deve accettare un ridimensionamento strategico, concentrandosi su pochi dossier essenziali.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia che tradizionalmente investe molto nella legittimità multilaterale, la partita è tutt’altro che marginale. Un’ONU percepita come debole o irrilevante erode la credibilità di quegli stessi meccanismi di cooperazione su cui si regge la proiezione diplomatica italiana, dalla gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo alle missioni di peacekeeping. La scommessa, nei prossimi mesi, sarà trovare un profilo che sappia incarnare tanto la necessità di riforma quanto la difesa di un’architettura internazionale che, per quanto imperfetta, resta l’unica piattaforma veramente universale. Il tempo per decidere è poco più di un anno e mezzo, ma la sensazione, tra i corridoi di New York e Ginevra, è che la successione a Guterres sia già cominciata.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Haiti è intrappolata in una spirale di violenza delle gang che ha causato oltre 2.300 morti dall'inizio dell'anno, secondo i dati ONU. L'Alto Commissario per i diritti umani ha lanciato l'allarme, mentre il Segretario Generale Guterres si reca nel paese per esprimere solidarietà alle vittime di questa crisi senza fine.
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha tenuto il quinto dialogo interattivo con una candidata alla carica di Segretario Generale. Maria Fernanda Espinosa, ex presidente dell'Assemblea ed ex ministra ecuadoriana, ha presentato la sua visione e risposto alle domande degli Stati membri e della società civile.
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