
Spari israeliani uccidono due persone in Libano, Hezbollah denuncia la violazione della tregua
Il primo incidente letale dalla tregua di domenica scorsa mette alla prova il cessate il fuoco legato all’accordo Usa-Iran e ai colloqui diretti di Washington.
Martedì 23 giugno, colpi d’arma da fuoco israeliani hanno ucciso due persone a Nabatieh al-Fawqa, nel sud del Libano, segnando la prima perdita di vite umane da quando, domenica, è entrata in vigore una nuova tregua tra Israele e Hezbollah. Secondo l’agenzia nazionale libanese NNA, le vittime si trovavano vicino a un escavatore impegnato a sgomberare una strada; Hezbollah ha condannato l’accaduto come una «palese violazione» del cessate il fuoco e un «attacco proditorio». L’esercito israeliano, da parte sua, ha dichiarato di aver aperto il fuoco contro «quattro terroristi di Hezbollah» a bordo di un bulldozer e di una motocicletta che, ignorando i colpi di avvertimento, erano penetrati in una «zona di sicurezza» dichiarata unilateralmente da Israele nel Libano meridionale.
La dinamica dell’episodio riflette le posizioni contrapposte che tengono in ostaggio la tregua. Da Beirut, Hezbollah – attraverso il suo segretario generale Naim Qassem – ha ribadito la richiesta di un ritiro totale e calendarizzato delle forze israeliane da «ogni centimetro» di territorio libanese, con il successivo dispiegamento esclusivo dell’esercito regolare a sud del fiume Litani. Da Gerusalemme, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha invece rivendicato «piena libertà d’azione» per le truppe, che resteranno in Libano «finché necessario» per neutralizzare minacce dirette o emergenti. Teheran, che ha legato la sorte del negoziato con Washington alla cessazione delle ostilità in Libano, ha avvertito – per voce del suo ambasciatore all’Onu a Ginevra – che ogni violazione dell’intesa «crea ostacoli ai colloqui di pace» e che spetta agli Stati Uniti usare tutta la propria influenza per fermare gli attacchi israeliani.
L’incidente rischia di incrinare un equilibrio già precario. La tregua attuale è parte di un accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran, mediato da Pakistan e Qatar in Svizzera, che prevede la cessazione delle ostilità su tutti i fronti e l’istituzione di una «cella di de-conflitto» per limitare le escalation in Libano. Parallelamente, su pressione americana, rappresentanti libanesi e israeliani hanno avviato a Washington un quinto round di colloqui diretti, con l’obiettivo – secondo fonti diplomatiche europee – di separare il dossier libanese dal negoziato nucleare e regionale con l’Iran. Il presidente libanese Joseph Aoun, che ha parlato con Emmanuel Macron, ha chiesto la «piena restaurazione della sovranità» del Paese, respingendo sia l’occupazione israeliana sia la «tutela straniera», un chiaro riferimento all’influenza iraniana mediata da Hezbollah. Per l’Italia e l’Europa, la stabilità del Libano è cruciale: Roma guida la missione Unifil, che martedì ha confermato due giorni senza attività ostili, ma la presenza di forze israeliane in profondità e la retorica di Hezbollah rendono il mandato Onu sempre più esposto.
La guerra in corso era esplosa il 2 marzo, quando Hezbollah aveva aperto il fuoco contro Israele in segno di solidarietà con l’Iran, all’indomani dell’uccisione della Guida suprema iraniana in raid americano-israeliani. Da allora, secondo il ministero della Salute libanese, gli attacchi israeliani hanno ucciso oltre 4.100 persone e costretto 1,2 milioni di libanesi alla fuga; Israele conta almeno 32 soldati e quattro civili morti. La quinta sessione negoziale di Washington e l’attivazione della cella di de-conflitto rappresentano i prossimi passi formali, ma la mancata reazione di Hezbollah all’episodio di Nabatieh al-Fawqa – per ora solo verbale – lascia aperta la domanda se il gruppo intenda rispondere militarmente, con conseguenze dirette sulla tenuta dell’intera architettura diplomatica.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, legato al più ampio confronto tra Stati Uniti e Iran, viene messo alla prova dopo che il fuoco israeliano ha ucciso due persone nel sud del Libano. Hezbollah ha accusato Israele di violare la tregua, che era stata la pausa più lunga dall'inizio del conflitto il 2 marzo. L'episodio sottolinea la fragilità del cessate il fuoco collegato all'Iran.
Le forze israeliane hanno commesso una palese violazione del cessate il fuoco aprendo il fuoco su civili a Nabatieh al-Fawqa, uccidendo due giovani. Hezbollah ha condannato l'attacco come una flagrante violazione, mentre i media statali hanno sottolineato che le vittime si trovavano vicino a una squadra umanitaria che stava sgomberando le strade. La Resistenza ha avvertito di aver rispettato la tregua fino a quel momento.
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