
Libano, il costo della guerra: 20 miliardi di dollari e un Paese in macerie
Il conflitto con Israele ha dimezzato l'economia libanese, provocato 1,2 milioni di sfollati e riportato il Paese agli incubi del 1982, mentre la tregua vacilla.
Le ripercussioni non restano confinate al Levante. Da Bruxelles si guarda con timore a un possibile nuovo flusso migratorio verso Cipro e le coste italiane, mentre le capitali del Golfo — che in passato hanno sostenuto Beirut — appaiono riluttanti a intervenire in un contesto dominato dall'asse Hezbollah-Iran. Pechino e Mosca, dal canto loro, osservano la crisi libanese come un tassello della più ampia partita mediorientale, senza offrire al momento impegni finanziari paragonabili a quelli richiesti. In questo vuoto, il Libano rischia di diventare non solo una vittima della guerra, ma un laboratorio permanente di instabilità regionale, dove la ricostruzione materiale sarà vana senza un'architettura politica che oggi nessuno sembra in grado di proporre.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il ministro dell'Economia libanese ha quantificato in circa 20 miliardi di dollari le perdite dirette e indirette causate dal conflitto con Israele, che hanno dimezzato il volume dell'economia nazionale. La cronaca si limita a riportare le cifre e l'impatto sullo sviluppo, senza attribuire responsabilità.
Il Libano viene dilaniato dalla guerra tra Israele e Hezbollah, in un'estate che riecheggia il sanguinoso 1982. Oltre 1,2 milioni di sfollati, un quinto della popolazione senza casa, e focolai di malattie segnano una catastrofe umanitaria ed economica, mentre il paese resta inerme nella linea di fuoco di conflitti altrui.
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