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Libano: Aoun difende la sovranità, Hezbollah celebra l’intesa USA-Iran

Il presidente libanese insiste sull’autonomia dei colloqui con Israele, ma il Partito di Dio ringrazia Teheran per aver incluso Beirut nell’accordo regionale, spaccando il fronte interno.

Mercoledì, mentre il presidente libanese Joseph Aoun ribadiva da Beirut che i negoziati in corso con Israele a Washington «sono indipendenti» dall’intesa appena raggiunta tra Stati Uniti e Iran, il leader di Hezbollah Naim Qassem esprimeva in televisione la sua «profonda gratitudine» a Teheran per aver «incluso il Libano» nel memorandum d’intesa che punta a fermare la guerra in Medio Oriente. L’accordo, annunciato lunedì con la mediazione del Pakistan, ha immediatamente ridisegnato gli equilibri: per la prima volta dal 2 marzo, quando sono iniziate le ostilità aperte tra Israele e il Partito di Dio, una cornice diplomatica regionale sembra offrire una via d’uscita. Ma la sovrapposizione tra il percorso negoziale diretto libanese-israeliano, avviato ad aprile sotto egida americana, e il nuovo quadro patrocinato dall’Iran sta già generando attriti profondi nel già fragile sistema politico libanese.

Secondo fonti libanesi, il presidente Aoun e il primo ministro Nawaf Salam hanno discusso martedì i preparativi per il quinto round di colloqui, in programma il 22 giugno (o tra il 23 e il 25, secondo altre ricostruzioni). Aoun, che a breve sarà ricevuto alla Casa Bianca – Donald Trump lo ha definito «un brav’uomo» –, ha insistito: «Nessuno tratta per noi, il Libano è sovrano nelle sue decisioni». Una posizione che mira a rassicurare le componenti cristiane e sunnite del paese, timorose che l’accordo USA-Iran consacri di fatto l’influenza di Hezbollah. Nell’ottica di Teheran, invece, l’intesa rappresenta una «grande vittoria» che ha costretto Israele a cessare le operazioni militari su tutti i fronti, Libano compreso. Qassem ha esortato le autorità libanesi a interrompere i colloqui diretti con il «nemico israeliano», sostenendo che sarà la Resistenza a garantire il ritiro delle forze di occupazione.

La spaccatura non è solo tra governo e Hezbollah. Il partito cristiano Forze Libanesi, uno dei principali blocchi d’opposizione, ha bollato l’accordo tra Washington e Teheran come una questione «strettamente bilaterale» che non vincola Beirut, e ha rilanciato la richiesta di un disarmo totale della milizia sciita. Una lettera di ringraziamento inviata da Qassem al negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf è stata letta dagli avversari come la prova di una subalternità che mina la sovranità statale. Eppure lo stesso Aoun, pur rivendicando l’autonomia del negoziato, aveva accolto con favore l’intesa regionale, definendola «un fattore positivo per ridurre la tensione». Un equilibrismo che riflette la natura composita del Libano, dove il presidente maronita deve convivere con un parlamento in cui Hezbollah e i suoi alleati detengono un peso determinante.

Guardando avanti, il quinto round di colloqui e la visita di Aoun a Washington potrebbero chiarire se il binario libanese-israeliano saprà davvero restare separato dall’asse USA-Iran. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia – che guida il contingente UNIFIL nel sud del Libano e ha interessi diretti nella stabilità del Mediterraneo orientale –, la posta in gioco è alta. Gli analisti di Bruxelles temono che un accordo calato dall’alto, senza un reale disarmo di Hezbollah, congeli il conflitto anziché risolverlo, lasciando il paese in una perenne zona grigia tra cessate il fuoco e nuova escalation. La partita libanese, insomma, è appena entrata nella sua fase più delicata: tra la sovranità rivendicata da Beirut e la regia regionale che Teheran intende mantenere.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Hezbollah celebra la vittoria dell'Iran, ringraziando il negoziatore per aver fermato l'aggressione israelo-americana. Il leader del partito invita le autorità libanesi a interrompere i colloqui diretti con il nemico e a sfruttare il momento per espellere le forze di occupazione. L'accordo viene dipinto come un trionfo che ha infranto l'arroganza della tirannia americana.

Stampa israeliana/ sicurezza
scetticismoallarme

La stampa israeliana evidenzia il profondo scetticismo degli oppositori di Hezbollah in Libano, che chiedono il disarmo totale della milizia. La lettera di ringraziamento di Qassem all'Iran è vista come presuntuosa, mentre i rivali cristiani mettono in dubbio la reale capacità di Teheran di imporre un ritiro israeliano. L'accordo USA-Iran è accolto con allarme per le sue implicazioni sulla sicurezza.

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Libano: Aoun difende la sovranità, Hezbollah celebra l’intesa USA-Iran

Il presidente libanese insiste sull’autonomia dei colloqui con Israele, ma il Partito di Dio ringrazia Teheran per aver incluso Beirut nell’accordo regionale, spaccando il fronte interno.

Mercoledì, mentre il presidente libanese Joseph Aoun ribadiva da Beirut che i negoziati in corso con Israele a Washington «sono indipendenti» dall’intesa appena raggiunta tra Stati Uniti e Iran, il leader di Hezbollah Naim Qassem esprimeva in televisione la sua «profonda gratitudine» a Teheran per aver «incluso il Libano» nel memorandum d’intesa che punta a fermare la guerra in Medio Oriente. L’accordo, annunciato lunedì con la mediazione del Pakistan, ha immediatamente ridisegnato gli equilibri: per la prima volta dal 2 marzo, quando sono iniziate le ostilità aperte tra Israele e il Partito di Dio, una cornice diplomatica regionale sembra offrire una via d’uscita. Ma la sovrapposizione tra il percorso negoziale diretto libanese-israeliano, avviato ad aprile sotto egida americana, e il nuovo quadro patrocinato dall’Iran sta già generando attriti profondi nel già fragile sistema politico libanese.

Secondo fonti libanesi, il presidente Aoun e il primo ministro Nawaf Salam hanno discusso martedì i preparativi per il quinto round di colloqui, in programma il 22 giugno (o tra il 23 e il 25, secondo altre ricostruzioni). Aoun, che a breve sarà ricevuto alla Casa Bianca – Donald Trump lo ha definito «un brav’uomo» –, ha insistito: «Nessuno tratta per noi, il Libano è sovrano nelle sue decisioni». Una posizione che mira a rassicurare le componenti cristiane e sunnite del paese, timorose che l’accordo USA-Iran consacri di fatto l’influenza di Hezbollah. Nell’ottica di Teheran, invece, l’intesa rappresenta una «grande vittoria» che ha costretto Israele a cessare le operazioni militari su tutti i fronti, Libano compreso. Qassem ha esortato le autorità libanesi a interrompere i colloqui diretti con il «nemico israeliano», sostenendo che sarà la Resistenza a garantire il ritiro delle forze di occupazione.

La spaccatura non è solo tra governo e Hezbollah. Il partito cristiano Forze Libanesi, uno dei principali blocchi d’opposizione, ha bollato l’accordo tra Washington e Teheran come una questione «strettamente bilaterale» che non vincola Beirut, e ha rilanciato la richiesta di un disarmo totale della milizia sciita. Una lettera di ringraziamento inviata da Qassem al negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf è stata letta dagli avversari come la prova di una subalternità che mina la sovranità statale. Eppure lo stesso Aoun, pur rivendicando l’autonomia del negoziato, aveva accolto con favore l’intesa regionale, definendola «un fattore positivo per ridurre la tensione». Un equilibrismo che riflette la natura composita del Libano, dove il presidente maronita deve convivere con un parlamento in cui Hezbollah e i suoi alleati detengono un peso determinante.

Guardando avanti, il quinto round di colloqui e la visita di Aoun a Washington potrebbero chiarire se il binario libanese-israeliano saprà davvero restare separato dall’asse USA-Iran. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia – che guida il contingente UNIFIL nel sud del Libano e ha interessi diretti nella stabilità del Mediterraneo orientale –, la posta in gioco è alta. Gli analisti di Bruxelles temono che un accordo calato dall’alto, senza un reale disarmo di Hezbollah, congeli il conflitto anziché risolverlo, lasciando il paese in una perenne zona grigia tra cessate il fuoco e nuova escalation. La partita libanese, insomma, è appena entrata nella sua fase più delicata: tra la sovranità rivendicata da Beirut e la regia regionale che Teheran intende mantenere.

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Hezbollah celebra la vittoria dell'Iran, ringraziando il negoziatore per aver fermato l'aggressione israelo-americana. Il leader del partito invita le autorità libanesi a interrompere i colloqui diretti con il nemico e a sfruttare il momento per espellere le forze di occupazione. L'accordo viene dipinto come un trionfo che ha infranto l'arroganza della tirannia americana.

Stampa israeliana/ sicurezza
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La stampa israeliana evidenzia il profondo scetticismo degli oppositori di Hezbollah in Libano, che chiedono il disarmo totale della milizia. La lettera di ringraziamento di Qassem all'Iran è vista come presuntuosa, mentre i rivali cristiani mettono in dubbio la reale capacità di Teheran di imporre un ritiro israeliano. L'accordo USA-Iran è accolto con allarme per le sue implicazioni sulla sicurezza.

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