
La rivoluzione del Milan, e non solo: il mercato globale degli allenatori ridisegna le panchine
Da Milano al Cairo, passando per Gerusalemme, tre mosse che raccontano una settimana di scelte strategiche e il nuovo volto dello sport internazionale.
La scelta più attesa è arrivata dall’Italia, dove il Milan ha deciso di affidare la propria ricostruzione tecnica a Ruben Amorim. Dopo l’esonero di Massimiliano Allegri, maturato nel clima tossico di una stagione conclusa fuori dalla Champions League, il club rossonero ha condotto un casting lungo e tormentato. Secondo fonti portoghesi, l’ex allenatore dello Sporting Lisbona e del Manchester United attende soltanto il via libera formale del proprietario Gerry Cardinale per firmare un contratto biennale con opzione fino al 2029. L’accordo, da circa 3,5 milioni di euro netti a stagione più bonus legati a scudetto e qualificazione europea, segna una scommessa su un profilo giovane ma già carico di esperienze contrastanti: capace di imporsi in patria con un gioco organizzato e attenzione ai giovani, ma reduce da un’esperienza opaca in Premier League. La rivoluzione milanista si completerà con l’arrivo di un nuovo direttore tecnico e di un direttore sportivo, figure che dovranno rendere coerente un progetto finora schiacciato tra ambizioni di rilancio e incertezze gestionali.
La mossa del Milan non è un episodio isolato. Mentre in Italia si attendeva la fumata bianca, in Egitto il club di prima divisione Modern Sport ha ufficializzato l’ingaggio del tecnico marocchino Mohamed Amine Benhachem. La scelta è rilevante perché conferma la crescente reputazione della scuola calcistica magrebina, e di quella marocchina in particolare, sulla sponda orientale del Mediterraneo. Benhachem, reduce da un’esperienza al Wydad Casablanca interrotta ai quarti di Coppa della Confederazione africana, raccoglie l’eredità di una panchina già affidata e poi lasciata da Reda Shehata. Nel comunicato egiziano si sottolinea che “la scuola marocchina ha dimostrato il suo successo calcistico, e bisogna trarne beneficio nel campionato egiziano”, un riconoscimento che va oltre il singolo nome e descrive un asse professionale sempre più intenso tra Nord Africa e vicino Oriente.
Non è solo il calcio a muovere i propri tecnici attraverso le frontiere. In Israele, secondo quanto riportato da media locali, l’Hapoel Gerusalemme ha annunciato la firma per tre stagioni di Saša Obradović, cinquantasettene serbo considerato uno degli allenatori più rispettati del basket europeo. Con un passato da giocatore di alto livello, Obradović ha guidato club di Eurolega come il Monaco — portato fino alle Final Four nel 2023 — oltre a Stella Rossa Belgrado e Alba Berlino, vincendo titoli in Francia, Germania e Russia. La sua nomina a Gerusalemme, dopo una stagione conclusa al decimo posto in Eurolega e senza superare il play-in, mostra come anche le piazze medie del Vecchio Continente possano attrarre profili di primissimo piano, spostando risorse e competenze in un flusso che lega sempre più i destini dei campionati nazionali al mercato continentale.
Sono tessere diverse di un mosaico comune. La settimana di nomine racconta uno sport dove le panchine si muovono con la stessa rapidità dei calciatori, e dove le distanze geografiche contano meno della reputazione costruita in contesti talvolta distanti. Amorim dovrà dimostrare che il fallimento di Manchester è stato un incidente di percorso e non il preludio di un declino precoce; Benhachem cercherà in Egitto la consacrazione internazionale; Obradović è chiamato a restituire all’Hapoel la competitività perduta. In tutti e tre i casi, la scelta dell’allenatore è meno un punto di arrivo che l’inizio di un percorso di cui, oggi, si possono solo intravedere le premesse.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Un organo d’informazione sportivo nigeriano riporta che il tecnico portoghese Ruben Amorim sta per firmare un contratto biennale con il Milan. La notizia è un riassunto distaccato delle indiscrezioni europee, senza commenti né riferimenti al contesto locale.
I media italiani e tedeschi descrivono una caotica e interminabile ricerca dell’allenatore in casa Milan, finalmente conclusa con l’arrivo di Ruben Amorim. Le cronache trasmettono un senso d’allarme e scetticismo verso la gestione del club, sottolineando il caos seguito all’esonero di Allegri e alla mancata Champions, accennando anche a un parallelo terremoto dirigenziale che coinvolge il direttore sportivo dell’Eintracht Francoforte.
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