
La radicalizzazione digitale dei minori e le crepe sociali che allarmano l’Asia
Da Singapore a Dacca, passando per le aule indonesiane, le autorità e la società civile misurano l’impatto della rete su adolescenti e donne, tra nuovi estremismi e violenze sistemiche.
Tre adolescenti di Singapore, il più giovane dei quali ha quattordici anni, sono stati posti in detenzione senza processo tra aprile e giugno del 2026 in base all’Internal Security Act. Secondo il Dipartimento per la Sicurezza Interna della città-Stato, i ragazzi, tutti cittadini singaporiani, si erano auto-radicalizzati online e progettavano attacchi con armi da taglio, esplosivi e armi da fuoco contro scuole, una base aerea e studenti LGBTQ+. Il ministro dell’Interno K Shanmugam ha precisato che il quattordicenne intendeva trasmettere in diretta un assalto con coltello nella propria scuola secondaria, giurare fedeltà all’ISIS e poi togliersi la vita. Le indagini hanno rivelato che il minore era stato attirato dall’estremismo violento composito (CoVE) attraverso videogiochi sparatutto in prima persona su Roblox e contenuti jihadisti online.
L’episodio non è isolato. Fonti della sicurezza indonesiana segnalano che nel 2025 l’unità antiterrorismo Densus 88 ha identificato 110 minori tra i dieci e i diciotto anni in ventisei province esposti a ideologie radicali e reclutati via social media e giochi online, un balzo rispetto ai 17 casi del periodo 2011-2017. L’Agenzia nazionale antiterrorismo (BNPT) ha censito oltre 21.000 contenuti digitali a carattere intollerante o terroristico nello stesso anno. In questo quadro, analisti di Giakarta leggono l’esplosione di un ordigno rudimentale in una scuola di Padang, attribuita a uno studente vittima di bullismo, come il sintomo di una crisi di carattere che la sola crescita economica non basta a contenere.
La risposta che prende forma nel dibattito pubblico indonesiano punta a rimettere al centro i valori del Pancasila, i cinque princìpi fondanti dello Stato, non più come materia di studio mnemonico ma come pratica quotidiana. L’Università Muhammadiyah di Bandung, in un seminario in occasione della Giornata nazionale dell’infanzia, ha richiamato l’attenzione sul ruolo delle neuroscienze e della genitorialità digitale: la docente Esty Fatinisna ha spiegato che i capricci estremi (tantrum) nei bambini della Generazione Alpha sono amplificati dall’esposizione precoce agli schermi, che riduce le occasioni di interazione reale e frena lo sviluppo della regolazione emotiva. La proposta di istituire «Accademie dei genitori per il Pancasila» in ogni scuola e quartiere, unita a un curricolo che trasformi le classi in laboratori di convivenza, è sostenuta da pedagogisti secondo cui il coinvolgimento familiare può ridurre del 40 per cento i comportamenti a rischio.
Mentre il Sud-est asiatico affronta la radicalizzazione giovanile, il Bangladesh registra un’impennata di violenze contro donne e bambine che le attiviste definiscono una crisi di sicurezza nazionale. Un’indagine di Bangladesh Mahila Parishad, basata su quattordici quotidiani nazionali, documenta 756 omicidi di donne adulte, 376 stupri e un numero crescente di suicidi e stupri di gruppo tra le minorenni. L’organizzazione denuncia una cultura dell’impunità favorita da interferenze di persone influenti, ritardi nelle indagini e dalla tendenza sociale a colpevolizzare le vittime. La presidente Fawzia Moslem ha osservato che la casa e la scuola, anziché essere rifugi, stanno diventando i luoghi più insicuri, e ha chiesto processi rapidi e una riforma che tolga spazio alle mediazioni informali, contrarie alla legge.
Il dossier resta aperto su più tavoli. A Singapore i tre giovani restano in detenzione e le autorità monitorano le comunità di gioco online per individuare fenomeni di radicalizzazione precoce. In Indonesia il governo sta valutando l’introduzione di un «curricolo algoritmico della virtù» per contrastare la viralità dei contenuti violenti, mentre in Bangladesh le associazioni femminili premono per un inasprimento delle pene e per l’istituzione di tribunali speciali. Il voto su alcune di queste misure è atteso entro la fine dell’anno nei rispettivi parlamenti.
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa cinese | 0.00 | neutral |
Il Sud-est asiatico mette in guardia contro la radicalizzazione digitale dei minori, collegandola a crepe sociali come il bullismo e i fallimenti educativi. La regione chiede una risposta olistica che combini sicurezza, educazione e coesione sociale.
Collegando gli arresti di Singapore a episodi locali di violenza scolastica e dati sulla radicalizzazione, la narrazione crea un senso di crisi sistemica che richiede un'azione immediata.
La Cina riporta gli arresti di Singapore come un chiaro caso di radicalizzazione online, approvando le misure di sicurezza della città-stato come risposta modello. La narrazione rafforza l'importanza della vigilanza statale contro l'estremismo digitale.
Affidandosi esclusivamente alle dichiarazioni ufficiali di Singapore e presentando gli arresti come una semplice operazione di sicurezza, il resoconto guadagna credibilità attraverso l'autorità istituzionale ed evita un'analisi sociale più approfondita.
La Cina omette il contesto sociale del bullismo e delle tensioni educative, che invece sono centrali nei resoconti del Sud-est asiatico.
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