
Brasile ricorre all'OMC contro i dazi di Trump: cosa cambia per il commercio globale
La richiesta di consultazioni presentata da Brasilia mette a nudo la paralisi del sistema multilaterale e il nesso tra tariffe e accordi bilaterali.
Il Brasile ha formalizzato lunedì 27 luglio una richiesta di consultazioni con gli Stati Uniti presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio, contestando due nuove tornate di dazi imposte dall'amministrazione Trump su prodotti brasiliani. L'iniziativa, che segue un analogo passo compiuto nel 2025 contro precedenti tariffe poi bloccate dalla Corte Suprema americana, segna l'apertura di un contenzioso dal valore più simbolico che risolutivo, in un sistema di soluzione delle controversie ormai paralizzato dall'assenza di giudici d'appello.
Le misure sotto accusa sono entrate in vigore tra il 22 e il 24 luglio. La prima, un dazio aggiuntivo del 25%, scaturisce da un'inchiesta condotta ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974 su presunte pratiche commerciali sleali del Brasile: dal sistema di pagamenti digitali Pix alle politiche di proprietà intellettuale, dalla lotta alla corruzione all'accesso al mercato dell'etanolo. La seconda, un'ulteriore tariffa del 12,5%, colpisce sessanta economie – tra cui il Brasile – per non aver proibito o applicato efficacemente divieti all'importazione di beni prodotti con lavoro forzato. Per alcuni prodotti le due aliquote si sommano, raggiungendo il 37,5% e interessando circa il 16,5% delle esportazioni brasiliane verso gli Stati Uniti, per un valore stimato tra 6,6 e 7,4 miliardi di dollari.
Secondo il governo di Brasilia, le tariffe sono "ingiustificate e incompatibili" con gli obblighi assunti da Washington nell'ambito del GATT 1994 e dell'Intesa sulla soluzione delle controversie dell'OMC. Dal canto suo, il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer ha difeso le misure come necessarie a garantire "condizioni di parità" per lavoratori e imprese americane. L'impatto si fa sentire soprattutto sulle micro e piccole imprese brasiliane, che rappresentano il 40% degli esportatori verso gli USA ma appena l'1,6% del valore esportato, e che ora faticano a riposizionarsi su mercati alternativi come l'Europa o i Caraibi.
La vicenda assume contorni più ampi se letta da Bruxelles e dalle altre capitali colpite. L'Unione Europea, che pure ha un accordo commerciale con gli Stati Uniti, si vede applicare un dazio totale del 10% sui beni oggetto dell'inchiesta sul lavoro forzato, mentre paesi come India, Giappone e Corea del Sud hanno negoziato riduzioni o esenzioni in cambio di concessioni normative. Analisti indiani e australiani osservano che la motivazione del lavoro forzato serve a rendere permanenti tariffe altrimenti temporanee e a creare un incentivo per la firma di accordi bilaterali, in un quadro in cui la minaccia di dazi reciproci generalizzati è stata smantellata dalla Corte Suprema statunitense a febbraio 2026.
La richiesta di consultazioni apre ora un negoziato di sessanta giorni tra le parti. In assenza di un'intesa, il Brasile potrà chiedere l'istituzione di un panel arbitrale, ma l'organo d'appello dell'OMC è bloccato dal 2019 proprio per il veto americano sulle nomine dei giudici. Il prossimo snodo concreto sarà dunque la risposta formale di Washington alla richiesta di consultazioni, mentre le imprese colpite dovranno decidere se assorbire i costi o tentare la strada della diversificazione commerciale.
| Stampa latinoamericana | −0.40 | critical |
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| Stampa atlantica / anglosfera | +0.80 | aligned |
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.50 | critical |
Il Brasile esercita il suo diritto sovrano di contestare le misure unilaterali degli Stati Uniti attraverso i meccanismi legali dell'OMC.
Il blocco presenta la mossa come un'azione legittima e procedurale, normalizzando la contestazione come parte del sistema commerciale multilaterale, senza enfatizzare la conflittualità.
Il blocco omette la giustificazione statunitense basata sul lavoro forzato e qualsiasi discussione sulle pratiche commerciali brasiliane.
L'Australia dovrebbe accogliere con favore i dazi come un incentivo a ripulire le proprie catene di approvvigionamento, invece di lamentarsi.
Il blocco capovolge la narrazione: invece di vedere i dazi come una punizione, li presenta come un'opportunità per migliorare, usando l'ironia per sminuire le critiche.
Il blocco omette il fatto che i dazi sono applicati a molti paesi, incluso il Brasile, e che si basano su una controversa indagine Sezione 301. Omette anche la prospettiva brasiliana.
L'India riconosce la manovra statunitense per quello che è: un tentativo di imporre condizioni commerciali unilaterali sotto la copertura della lotta al lavoro forzato.
Il blocco adotta un tono di disincanto, presentando le tariffe come uno strumento di pressione politica piuttosto che una misura di politica commerciale legittima, sminuendo la giustificazione ufficiale.
Il blocco omette qualsiasi discussione sulle effettive accuse di lavoro forzato o sui dettagli degli argomenti legali dell'OMC. Si concentra sul gioco politico.
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