
La memoria della strage di Volinia riaccende le tensioni tra Polonia e Ucraina
Mentre Varsavia annuncia un memoriale e promette di vietare le bandiere dell’Upa, la contestazione alla delegazione del PiS rivela fratture interne e il peso del passato sul futuro europeo di Kiev.
L’anniversario del «massacro di Volinia» – l’11 luglio 1943 le formazioni nazionaliste ucraine attaccarono oltre cento villaggi polacchi uccidendo, secondo le stime di Varsavia, fino a centomila civili – ha riportato in superficie la ferita storica che condiziona i rapporti tra Polonia e Ucraina. Durante la cerimonia a Domostave, la folla ha fischiato e insultato la delegazione del partito di opposizione Diritto e Giustizia (PiS), guidato da Jarosław Kaczyński, mentre ha accolto con favore il leader della formazione di estrema destra Confederazione della Corona Polacca, Grzegorz Braun. Nella stessa giornata il premier Donald Tusk ha annunciato la costruzione a Varsavia di un Muro della Memoria con i nomi delle vittime identificate e una fiamma eterna, e il presidente Karol Nawrocki ha promesso di vietare le bandiere nero-rosse dell’Esercito insurrezionale ucraino (Upa), definite un richiamo alla simbologia del «sangue e suolo» nazista.
Secondo Varsavia, il riconoscimento del genocidio perpetrato dai nazionalisti ucraini contro la popolazione polacca è un dovere morale e una precondizione per qualsiasi percorso di integrazione europea di Kiev. Tusk ha dichiarato che «la verità è il nostro dovere verso le vittime, ma anche la via per superare un passato doloroso in vista di un futuro migliore», esortando l’Ucraina ad «abbracciare questa verità» se intende aderire all’Unione. Nawrocki, da parte sua, ha precisato che la Polonia non accusa l’intero popolo ucraino ma l’ideologia di Stepan Bandera, e ha legato il divieto dei simboli dell’Upa alla necessità di non legittimare apologie del genocidio. Il PiS, pur condividendo la linea dura, è stato contestato da una piazza che, secondo osservatori locali, ne percepisce la strumentalizzazione della memoria a fini di parte, mentre l’estrema destra capitalizza il risentimento nazionalista.
Kiev mantiene una posizione differente: ampi settori della società ucraina considerano l’Upa un movimento di resistenza contro l’occupazione sovietica e nazista, e la riabilitazione di quelle figure è parte del processo di costruzione nazionale successivo al 2014. Il presidente Volodymyr Zelensky ha ricordato che rappresentanti ucraini hanno partecipato a preghiere congiunte con quelli polacchi in entrambi i Paesi, e ha sottolineato che «l’Ucraina sta facendo la sua parte per stabilire onestamente i fatti». Al tempo stesso, ha richiamato l’attenzione sulla minaccia comune rappresentata dalla Russia, un argomento che per Kiev dovrebbe prevalere sulle dispute storiche. La tensione era già salita dopo che Varsavia ha revocato a Zelensky la più alta onorificenza statale per aver intitolato un’unità militare all’Upa, gesto seguito dalla restituzione solidale dell’onorificenza da parte di tre ex presidenti ucraini.
Da Mosca, la recente declassificazione di documenti d’archivio sovietici sui massacri di Volinia viene letta negli ambienti diplomatici europei come un tentativo di esacerbare le divisioni tra i due alleati in un momento in cui il sostegno occidentale all’Ucraina resta cruciale. La partita si gioca ora su più tavoli: il parlamento polacco è atteso a breve al voto sul disegno di legge per la messa al bando delle bandiere dell’Upa, mentre sono riprese – come annunciato da Tusk – le ricerche e le esumazioni delle vittime in territorio ucraino, ferme da decenni. Per l’Italia e per l’Europa, la vicenda conferma come la politica di allargamento dell’Unione debba misurarsi con memorie divise che, se non affrontate, rischiano di incrinare il fronte della solidarietà di fronte all’aggressione russa.
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La Polonia non dimenticherà i crimini dei nazionalisti ucraini e agisce di conseguenza.
Presentando le dichiarazioni polacche come fatti indiscutibili e omettendo il contesto delle relazioni bilaterali, si rafforza la narrazione di un'Ucraina irredimibile.
Non menziona che la Polonia continua a sostenere l'Ucraina nella guerra contro la Russia, né le critiche interne polacche alla decisione.
La Polonia onora le sue vittime mantenendo il sostegno all'Ucraina.
Bilanciando la commemorazione con il contesto geopolitico attuale, si evita un'ulteriore polarizzazione.
Non menziona la proposta di bandire le bandiere dell'UPA, né le reazioni politiche interne polacche.
La Polonia commemora le sue vittime, ma il termine 'genocidio' è contestato.
Usando le virgolette intorno a 'genocidio', l'articolo segnala che il termine è dibattuto, mantenendo una posizione distaccata.
Non menziona la proposta di bandire le bandiere dell'UPA, né le reazioni politiche interne polacche.
La Russia rilascia documenti per ricordare i crimini dei nazionalisti ucraini.
Inquadrando la notizia come un'iniziativa russa, l'attenzione si sposta dalla commemorazione polacca al ruolo di Mosca.
Non menziona la decisione polacca di costruire un memoriale o di bandire le bandiere, concentrandosi solo sul rilascio dei documenti.
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