
La mediazione pakistana spinge l’intesa Usa-Iran: il ministro Naqvi a Teheran
L’inviato di Islamabad incontra Pezeshkian e Araghchi per consolidare la tregua e preparare un accordo permanente, mentre inviati americani si dirigono in Svizzera per colloqui tecnici.
Il ministro dell’Interno pakistano Mohsin Naqvi è atterrato sabato a Mashhad e ha incontrato a Teheran il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, nel quadro di un’intensa mediazione diplomatica che Islamabad conduce da febbraio per disinnescare il conflitto tra Stati Uniti e Iran. Secondo fonti iraniane, i colloqui servono a fare il punto sull’attuazione del cessate il fuoco entrato in vigore l’8 aprile e a preparare la fase successiva del negoziato, dopo che mercoledì i due presidenti hanno firmato a distanza un memorandum d’intesa in 14 punti.
Il documento, noto come Memorandum di Islamabad, prevede la cessazione permanente delle ostilità su tutti i fronti – incluso l’esenzione per l’export petrolifero libanese – la rimozione entro trenta giorni del blocco navale americano contro l’Iran e il ripristino del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz. Include inoltre un piano di ricostruzione e sviluppo da almeno 300 miliardi di dollari, un allentamento progressivo delle sanzioni e lo scongelamento dei fondi iraniani, in cambio di un rinnovato impegno di Teheran a non dotarsi di armi nucleari e di futuri negoziati sullo stock di uranio arricchito. Funzionari pakistani hanno salutato l’intesa come una svolta per la stabilità regionale, mentre da Teheran si sottolinea che la rimozione del blocco navale è la condizione irrinunciabile per ogni passo successivo.
Sul piano tecnico, secondo fonti americane l’inviato di Washington Steve Witkoff è atteso in Svizzera, dove potrebbe essere raggiunto da Jared Kushner per colloqui esplorativi con l’Iran. Il round negoziale previsto per venerdì è stato però annullato a causa di un’escalation di violenza tra Israele e Hezbollah, segno delle fragilità di un percorso osteggiato da settori dell’amministrazione israeliana e da alleati regionali che temono un riavvicinamento tra Washington e Teheran. Agli occhi di Bruxelles, il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz rappresenta una priorità strategica: l’Italia e l’Europa dipendono per circa un quinto dei loro approvvigionamenti energetici dal passaggio delle petroliere in quelle acque, e un’eventuale riapertura stabile ridurrebbe le pressioni sui prezzi globali.
Il ministro Naqvi, che già a giugno aveva incontrato Araghchi e l’omologo Momeni, proseguirà i colloqui a Teheran nei prossimi giorni, mentre Islamabad mantiene i contatti con Washington per definire il calendario dei prossimi incontri. La diplomazia pakistana punta a consolidare un ruolo di mediatore riconosciuto, ma il dossier resta esposto alle tensioni regionali e alla diffidenza che a Washington e a Teheran circonda l’accordo. La prossima mossa attesa è la convocazione di un nuovo tavolo tecnico, probabilmente in Svizzera, appena le condizioni di sicurezza lo consentiranno.
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Il ministro dell'Interno pachistano incontra il presidente Pezeshkian e il ministro degli Esteri Araghchi in un clima di dialogo costruttivo, proseguendo gli sforzi di mediazione di Islamabad per consolidare l'intesa tra Iran e Stati Uniti. L'incontro conferma l'impegno iraniano a trovare una soluzione stabile.
Islamabad intensifica la spinta diplomatica dopo l'aggressione statunitense-israeliana contro Teheran, con il ministro dell'Interno giunto nella capitale iraniana per colloqui ad alto livello. L'obiettivo dichiarato è favorire una pace duratura tra Washington e la Repubblica Islamica, ponendo fine alle ostilità.
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