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Energia e Climasabato 13 giugno 2026

La macchia fredda dell’Atlantico e il Niño: segnali di un clima sempre più instabile

Mentre il pianeta si scalda, una vasta area oceanica a sud della Groenlandia si raffredda, e il ritorno di El Niño minaccia i raccolti globali.

Nel Nord Atlantico, a sud-est della Groenlandia, si sta consumando un paradosso climatico che da decenni sfida le certezze dei modelli globali. In una regione vasta quanto un continente, la temperatura superficiale dell’oceano è diminuita di quasi un grado centigrado dal 1900, mentre il resto del pianeta brucia record su record. Conosciuta come «macchia fredda» o «buco del riscaldamento», questa anomalia è stata a lungo attribuita a cambiamenti nei venti e nella copertura nuvolosa. Oggi, però, un nuovo studio rilanciato da riviste scientifiche internazionali punta il dito contro un meccanismo ben più inquietante: il progressivo rallentamento della Circolazione Meridionale di Ribaltamento Atlantica (AMOC), l’immenso nastro trasportatore oceanico che redistribuisce calore tra i tropici e l’Europa settentrionale. L’immissione massiccia di acqua dolce derivante dalla fusione della calotta groenlandese starebbe alterando la densità delle masse d’acqua, frenando l’affondamento che alimenta la corrente. Se l’AMOC dovesse collassare, gli analisti del Nord Europa avvertono che l’inverno europeo potrebbe diventare molto più rigido, con conseguenze dirette anche per l’Italia, dal raffreddamento delle temperature medie a una maggiore instabilità meteorologica sul Mediterraneo.

Il fenomeno della macchia fredda non è isolato, ma si inserisce in un quadro globale sempre più allarmante. Secondo i dati aggiornati del consorzio scientifico Earth System Science Data, nel 2025 la temperatura media del pianeta ha già raggiunto 1,37 °C sopra i livelli preindustriali, avvicinandosi pericolosamente alla soglia di 1,5 °C fissata dall’Accordo di Parigi. Nello stesso anno, gli oceani di tutto il mondo hanno sperimentato 65 giorni di ondate di calore marine, un indicatore dello stress a cui sono sottoposti gli ecosistemi acquatici. Il contrasto tra il riscaldamento generalizzato e la persistente «bolla fredda» atlantica rivela quanto siano delicati gli equilibri che governano il clima: un elemento destabilizzato può innescare reazioni a catena capaci di ridisegnare le condizioni meteorologiche su scala emisferica.

A complicare il quadro, le agenzie climatiche statunitensi hanno confermato il ritorno di El Niño, il fenomeno periodico di riscaldamento delle acque del Pacifico orientale che altera i regimi di pioggia e temperatura a livello planetario. Le proiezioni indicano una probabilità superiore al 60% che l’episodio raggiunga un’intensità forte o molto forte nei prossimi mesi, con ripercussioni che gli analisti brasiliani seguono con particolare attenzione. In Brasile, dove il settore lattiero-caseario è già sotto pressione, un El Niño intenso potrebbe compromettere la produttività dei pascoli, aumentare i costi dei mangimi e incidere sulla sanità del bestiame, spingendo al rialzo i prezzi del latte e dei derivati. Non si tratta di un nesso causale diretto e lineare, ma di un aggravamento dei fattori di rischio che, in un’economia agricola globalizzata, si trasmette rapidamente dalle campagne sudamericane alle tavole europee.

L’Europa, e l’Italia in particolare, si trovano così esposte a una duplice incognita. Da un lato, un ulteriore indebolimento dell’AMOC potrebbe tradursi in inverni più rigidi e in una riduzione delle temperature medie sul continente, con effetti sull’agricoltura mediterranea e sulla domanda energetica. Dall’altro, El Niño tende a intensificare eventi estremi come siccità e alluvioni in diverse regioni del mondo, alterando i flussi commerciali delle materie prime alimentari. La convergenza di questi fenomeni – la macchia fredda atlantica, le ondate di calore marine e un Niño potenzialmente storico – disegna uno scenario di crescente imprevedibilità. Non siamo ancora al punto di non ritorno, ma i segnali che arrivano dagli oceani suggeriscono che il margine per un’azione climatica coordinata si sta pericolosamente restringendo.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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A mysterious cold patch in the North Atlantic has scientists alarmed, as it could be a sign that a major ocean current is collapsing. This would have catastrophic consequences for global weather patterns, bringing extreme heat and cold to different regions. The findings urge immediate action to slow climate change.

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The appearance of a cold spot near Greenland signals that the Earth is hurtling toward a climate apocalypse. Scientists say this is a terrifying sign that the ocean circulation system is breaking down, leading to irreversible changes. Humanity must act now to avoid the worst-case scenario.

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sabato 13 giugno 2026

La macchia fredda dell’Atlantico e il Niño: segnali di un clima sempre più instabile

Mentre il pianeta si scalda, una vasta area oceanica a sud della Groenlandia si raffredda, e il ritorno di El Niño minaccia i raccolti globali.

Nel Nord Atlantico, a sud-est della Groenlandia, si sta consumando un paradosso climatico che da decenni sfida le certezze dei modelli globali. In una regione vasta quanto un continente, la temperatura superficiale dell’oceano è diminuita di quasi un grado centigrado dal 1900, mentre il resto del pianeta brucia record su record. Conosciuta come «macchia fredda» o «buco del riscaldamento», questa anomalia è stata a lungo attribuita a cambiamenti nei venti e nella copertura nuvolosa. Oggi, però, un nuovo studio rilanciato da riviste scientifiche internazionali punta il dito contro un meccanismo ben più inquietante: il progressivo rallentamento della Circolazione Meridionale di Ribaltamento Atlantica (AMOC), l’immenso nastro trasportatore oceanico che redistribuisce calore tra i tropici e l’Europa settentrionale. L’immissione massiccia di acqua dolce derivante dalla fusione della calotta groenlandese starebbe alterando la densità delle masse d’acqua, frenando l’affondamento che alimenta la corrente. Se l’AMOC dovesse collassare, gli analisti del Nord Europa avvertono che l’inverno europeo potrebbe diventare molto più rigido, con conseguenze dirette anche per l’Italia, dal raffreddamento delle temperature medie a una maggiore instabilità meteorologica sul Mediterraneo.

Il fenomeno della macchia fredda non è isolato, ma si inserisce in un quadro globale sempre più allarmante. Secondo i dati aggiornati del consorzio scientifico Earth System Science Data, nel 2025 la temperatura media del pianeta ha già raggiunto 1,37 °C sopra i livelli preindustriali, avvicinandosi pericolosamente alla soglia di 1,5 °C fissata dall’Accordo di Parigi. Nello stesso anno, gli oceani di tutto il mondo hanno sperimentato 65 giorni di ondate di calore marine, un indicatore dello stress a cui sono sottoposti gli ecosistemi acquatici. Il contrasto tra il riscaldamento generalizzato e la persistente «bolla fredda» atlantica rivela quanto siano delicati gli equilibri che governano il clima: un elemento destabilizzato può innescare reazioni a catena capaci di ridisegnare le condizioni meteorologiche su scala emisferica.

A complicare il quadro, le agenzie climatiche statunitensi hanno confermato il ritorno di El Niño, il fenomeno periodico di riscaldamento delle acque del Pacifico orientale che altera i regimi di pioggia e temperatura a livello planetario. Le proiezioni indicano una probabilità superiore al 60% che l’episodio raggiunga un’intensità forte o molto forte nei prossimi mesi, con ripercussioni che gli analisti brasiliani seguono con particolare attenzione. In Brasile, dove il settore lattiero-caseario è già sotto pressione, un El Niño intenso potrebbe compromettere la produttività dei pascoli, aumentare i costi dei mangimi e incidere sulla sanità del bestiame, spingendo al rialzo i prezzi del latte e dei derivati. Non si tratta di un nesso causale diretto e lineare, ma di un aggravamento dei fattori di rischio che, in un’economia agricola globalizzata, si trasmette rapidamente dalle campagne sudamericane alle tavole europee.

L’Europa, e l’Italia in particolare, si trovano così esposte a una duplice incognita. Da un lato, un ulteriore indebolimento dell’AMOC potrebbe tradursi in inverni più rigidi e in una riduzione delle temperature medie sul continente, con effetti sull’agricoltura mediterranea e sulla domanda energetica. Dall’altro, El Niño tende a intensificare eventi estremi come siccità e alluvioni in diverse regioni del mondo, alterando i flussi commerciali delle materie prime alimentari. La convergenza di questi fenomeni – la macchia fredda atlantica, le ondate di calore marine e un Niño potenzialmente storico – disegna uno scenario di crescente imprevedibilità. Non siamo ancora al punto di non ritorno, ma i segnali che arrivano dagli oceani suggeriscono che il margine per un’azione climatica coordinata si sta pericolosamente restringendo.

Divergenza delle fonti

Energia e Clima · 4 testate · 4 lingue

44%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale67%
Critico33%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa del Golfo araboStampa sud-est asiatica
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A mysterious cold patch in the North Atlantic has scientists alarmed, as it could be a sign that a major ocean current is collapsing. This would have catastrophic consequences for global weather patterns, bringing extreme heat and cold to different regions. The findings urge immediate action to slow climate change.

Stampa sud-est asiatica
AllarmeUrgenzaVittimismo

The appearance of a cold spot near Greenland signals that the Earth is hurtling toward a climate apocalypse. Scientists say this is a terrifying sign that the ocean circulation system is breaking down, leading to irreversible changes. Humanity must act now to avoid the worst-case scenario.

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