
La Guaira dichiarata zona disastro dopo il doppio terremoto in Venezuela
Il bilancio provvisorio sale ad almeno 164 morti e quasi mille feriti, mentre le squadre di soccorso scavano tra le macerie degli edifici crollati nello stato costiero.
Un duplice evento sismico – due scosse di magnitudo 7,2 e 7,5 registrate a meno di un minuto l’una dall’altra – ha colpito il Venezuela centro-settentrionale nella giornata di mercoledì, provocando devastazione soprattutto nello stato di La Guaira, dichiarato “zona di disastro” dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez. Secondo le autorità locali, il bilancio delle vittime, ancora provvisorio, ha raggiunto almeno 164 morti e 971 feriti su scala nazionale, con un drastico aggravamento rispetto ai primi rapporti che parlavano di 32 deceduti. La Guaira, che ospita il principale aeroporto internazionale del Paese e un importante porto, concentra i danni più severi: decine di edifici residenziali e alberghieri sono crollati, tra cui lo storico Hotel Edward, e le immagini diffuse dai media mostrano strade spaccate e soccorritori impegnati a estrarre sopravvissuti dalle macerie.
Le operazioni di ricerca e salvataggio sono rese più complesse dal fatto che il sisma si è verificato in un giorno festivo – l’anniversario della Battaglia di Carabobo – quando migliaia di abitanti di Caracas si erano riversati sulle spiagge della costa. Fonti umanitarie segnalano che esiste ancora un numero imprecisato di dispersi e che il bilancio definitivo potrebbe salire sensibilmente. Il Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS) ha diffuso una stima modellistica che ipotizza tra 10.000 e 100.000 vittime, ma si tratta di proiezioni basate su parametri statistici, non di dati verificati sul campo. Le autorità venezuelane hanno allestito un rifugio temporaneo nello stadio di baseball Jorge Luis García Carneiro e hanno accolto offerte di assistenza internazionale da Stati Uniti, Brasile, Cina, Messico e diversi Paesi caraibici.
La regione costiera non è nuova a tragedie di vaste proporzioni: nel dicembre 1999, quando si chiamava ancora stato Vargas, piogge torrenziali provocarono inondazioni e colate di fango che rasero al suolo interi quartieri, con stime delle vittime che oscillano, a seconda delle fonti, tra 700 e 50.000. Quell’evento, segnato da polemiche sulla gestione degli aiuti e sull’affidabilità dei conteggi, torna oggi alla memoria collettiva mentre le squadre di soccorso lavorano ininterrottamente per portare assistenza ai sopravvissuti e recuperare i corpi. Le autorità non hanno ancora fornito un quadro completo dei danni alle infrastrutture critiche, ma l’aeroporto internazionale Simón Bolívar ha subito danni strutturali che ne hanno imposto la chiusura a tempo indeterminato.
Al momento, il bilancio ufficiale resta quello comunicato dalla presidenza ad interim, con l’avvertenza che le cifre relative a La Guaira potrebbero essere riviste al rialzo man mano che i soccorritori raggiungono le aree più isolate. Le indagini sulle cause sismiche e sulla tenuta degli edifici sono in corso, mentre il Paese affronta l’emergenza con un appello all’unità nazionale lanciato dalla stessa Rodríguez.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La Guaira è stata dichiarata zona di disastro dopo i violenti terremoti che hanno colpito il Venezuela. La presidente incaricata ha parlato di una vera tragedia, con decine di edifici crollati e squadre di soccorso impegnate senza sosta. Il bilancio provvisorio è di 164 morti e quasi mille feriti, mentre si attende l'arrivo di aiuti internazionali.
Il disastro sismico in Venezuela mette a nudo le carenze croniche delle infrastrutture e la gestione opaca del regime. Mentre il governo parla di 164 vittime, fonti indipendenti temono numeri molto più alti e denunciano ritardi nei soccorsi. La crisi umanitaria si aggrava in un paese già segnato dal collasso economico e dall'isolamento internazionale.
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