
La ghigliottina del Mondiale 2026: cadono presidenti e ct, dall’Arabia Saudita all’Italia
Dopo l’eliminazione dei ‘Falchi Verdi’, Yasir al-Misehal si dimette. Un’ondata di addii che ha travolto anche Gravina, Bielsa e intere federazioni, ridisegnando la geografia del potere calcistico.
La sentenza è caduta implacabile, come un colpo di ghigliottina, nella notte di domenica: Yasir al-Misehal, presidente della Federazione calcistica dell’Arabia Saudita, ha rassegnato le dimissioni. Il verdetto del campo era stato emesso poche ore prima, quando la nazionale saudita, guidata dal tecnico greco Georgios Donis, aveva chiuso all’ultimo posto il Gruppo H con due soli punti, frutto dei pareggi con Uruguay (1-1) e Capo Verde (0-0) e della pesante sconfitta per 4-0 contro la Spagna. «Un risultato che non è all’altezza delle nostre ambizioni», ha scritto al-Misehal su X, assumendosi «la piena responsabilità» e annunciando la volontà di «aprire un nuovo capitolo». L’uscita precoce vanifica il sogno di replicare l’exploit del 1994, unica volta in cui i ‘Falchi Verdi’ avevano superato la fase a gironi.
L’episodio saudita non è che l’ultimo anello di una catena di addii che sta segnando questa prima edizione a 48 squadre. Secondo gli osservatori del Golfo, la monarchia petrolifera, che ha investito quasi due miliardi di dollari nel calcio negli ultimi tre anni attirando stelle come Cristiano Ronaldo, Neymar e Benzema, considera il Mondiale un banco di prova cruciale in vista dell’organizzazione del torneo del 2034. Ma la scure si è abbattuta anche altrove. In Italia, l’assenza per la terza volta consecutiva dalla fase finale – definita dalla stampa nazionale «la terza fine del mondo» del calcio azzurro – ha spinto il presidente della FIGC Gabriele Gravina alle dimissioni ancor prima del fischio d’inizio della competizione. In Corea del Sud, il tredicennale regno di Mong Gyu Chung si è infranto tra critiche feroci, mentre in Tunisia il ct Sabri Lamouchi ha pagato con l’esonero il rovinoso 1-5 contro la Svezia, seguito al 5-0 subìto in amichevole dal Belgio.
La mappa delle vittime si estende a tutto il pianeta. In Sudamerica, il ciclo di Marcelo Bielsa sulla panchina dell’Uruguay si è chiuso con un addio carico di amarezza: «Me ne vado triste perché mi avete lasciato solo», ha detto il ‘Loco’ ai suoi giocatori dopo l’eliminazione. In Europa, la Scozia ha perso Steve Clarke, mentre il ct della Corea del Sud Hong Myung-bo ha rivissuto l’incubo del 2014. L’anziano olandese Dick Advocaat, tornato ad allenare Curaçao dopo il miglioramento della figlia malata di cancro, ha scritto una delle pagine più toccanti, salutando il torneo con un pesante ko contro la Germania. Restano in bilico il panamense Thomas Christiansen, il francese Sébastien Migné alla guida di Haiti e il belga Hugo Broos, che dopo aver portato il Sudafrica per la prima volta agli ottavi ha lasciato aperta la porta a un ripensamento sul ritiro.
Nell’ottica degli analisti nordamericani, il format allargato a 48 squadre e l’inedito tabellone a 32 squadre nella fase a eliminazione diretta – con i sedicesimi di finale in programma dal 28 giugno al 3 luglio – stanno amplificando la pressione su dirigenti e tecnici. Ogni dettaglio diventa decisivo: il gol subìto in pieno recupero dal Sudafrica contro il Canada, i due punti che condannano l’Arabia Saudita, la differenza reti che può spegnere ambizioni costruite in anni. La ‘ghigliottina’ non conosce soste, e mentre i cancelli del MetLife Stadium di New Jersey attendono la finale del 19 luglio, il mondo del calcio si prepara a nuove, inevitabili rese dei conti.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il Mondiale 2026 si trasforma in una ghigliottina che non risparmia nessuno, decapitando presidenti e allenatori dopo ogni fallimento. L'ultima vittima è il capo del calcio saudita, costretto alle dimissioni da un'uscita di scena precoce che assume i contorni di un sacrificio inevitabile.
Il presidente della federazione calcistica saudita si è dimesso dopo l'eliminazione della nazionale dal Mondiale 2026. La squadra ha chiuso all'ultimo posto nel girone con due punti, frutto di pareggi con Uruguay e Capo Verde e di una sconfitta per 4-0 contro la Spagna.
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