
La criniera di Marc Cucurella, tra il campo e la cameretta: la storia vera di un’icona gentile
Si è detto che il calciatore spagnolo tenga i capelli lunghi per farsi riconoscere dal figlio autistico, ma l’origine è un’altra: un dettaglio nato per amore di madre, poi diventato promessa di padre.
I suoi boccoli castani schizzano sulla fascia sinistra come una firma, sono ormai il marchio di fabbrica di Marc Cucurella, il terzino che con la Spagna ha appena alzato la Coppa del Mondo 2026 e che la prossima stagione vestirà la maglia del Real Madrid. Nei giorni della vittoria, mentre i tifosi scandivano l’ormai celebre canzone a lui dedicata, sui social rimbalzava una storia struggente: Cucurella non taglia mai i capelli per permettere a Mateo, il primogenito di sette anni con un disturbo dello spettro autistico, di riconoscerlo subito in televisione. «Mi lascio crescere i capelli perché gli piacciono. Se un giorno dovesse dimenticarmi, possa almeno ritrovarmi per la mia chioma», ha confessato il giocatore in un documentario di Amazon Prime, commuovendo milioni di persone.
Eppure, la vera origine di quella zazzera ribelle affonda in un tempo più lontano, quando Marc era ancora un bambino che rincorreva il pallone nei campetti della provincia di Barcellona. Fu Patricia Saseta, sua madre, a decidere di non tagliargli i capelli: un espediente semplice per individuarlo in mezzo agli altri bambini mentre chiacchierava distratta con gli altri genitori sugli spalti. «Mia madre mi riconosceva dai capelli, ormai fanno parte di me», ha raccontato Cucurella. Così, un gesto pratico si è tramutato nel tempo in una cifra identitaria, un lasciapassare emotivo che dalla madre è scivolato sul figlio con naturalezza.
Dietro il calciatore c’è però una famiglia intera che ogni giorno ridisegna le proprie abitudini intorno alle esigenze di Mateo. Claudia Rodríguez, compagna di Cucurella fin dall’adolescenza – si conobbero su Instagram quando lei faceva danza classica e lui sognava nel vivaio del Barça –, ha abbandonato le oposizioni per la polizia nazionale per seguire un amore che l’ha portata a vivere a Eibar, Londra, Brighton e ora Madrid. Con l’arrivo dei tre figli, e la diagnosi di autismo non verbale per il maggiore, Claudia è diventata il baricentro logistico e affettivo: cerca scuole specializzate, terapie, centri adatti. «Ogni mattina portavamo Mateo a scuola e ogni pomeriggio tornava a casa piangendo», ha ricordato lei. Oggi, racconta Cucurella, quando un club bussa alla sua porta la prima domanda non è l’ingaggio, ma se nella città ci siano strutture per l’autismo.
Nonostante la fama e il trasferimento faraonico, la quotidianità dei Cucurella-Rodríguez resta scandita da piccoli rituali domestici: cene insieme, compiti, pigiama. La villa di Cobham, con piscina riscaldata e arredi nordici, è stata per anni un nido di quiete nel Surrey esclusivo, ma già si svuota verso la capitale spagnola. Quella chioma lunga, che sfida il vento e le mode del calcio, è diventata così il simbolo non di una rockstar, ma di un padre che ha scelto di raccontarsi fragile, dichiarando senza vergogna: «Preferirei non avere un centesimo, purché mio figlio stesse bene». Un’onestà che ha infranto gli schermi patinati dello sport, creando una comunità di genitori che si sono riconosciuti in quel desiderio muto.
Nell’ultimo fotogramma del documentario, Marc si piega su Mateo, i capelli sciolti che fanno da sipario al loro abbraccio. Non c’è pallone, non c’è contratto: solo una nuvola di ricci e due corpi che si tengono, mentre fuori il mondo continua a girare.
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A devoted father places his autistic son's well-being above everything, even financial success. The long hair becomes a symbol of unconditional love.
It uses direct quotes from the footballer and his wife to create an intimate and authentic narrative, leveraging the audience's emotions.
The Latin American press omits the alternative version that the long hair originates from an idea of Cucurella's mother when he was a child.
Un calciatore famoso confessa di desiderare di non avere soldi pur di vedere suo figlio sano. I capelli lunghi sono uno strumento di riconoscimento per il bambino.
Riporta la dichiarazione shock del calciatore per generare empatia e attenzione mediatica.
Omette la versione alternativa che i capelli lunghi provengano da un'idea della madre.
I capelli lunghi di Cucurella sono nati da un'idea di sua madre durante l'infanzia, un semplice aneddoto familiare.
Presenta il fatto come una scoperta storica, contrapponendolo alla narrazione emotiva dominante.
Omette la versione emotiva legata al figlio autistico, che è invece centrale in altri blocchi.
Un padre campione del mondo tiene i capelli lunghi per il figlio autistico, un gesto d'amore che commuove il mondo.
Utilizza la notorietà del calciatore per veicolare un messaggio emotivo sulla paternità e la disabilità.
Omette la versione alternativa dell'infanzia del calciatore.
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