
La corsa dei chip si inceppa: i mercati globali ridimensionano le attese sull’IA
La reazione negativa ai piani di investimento di TSMC e l’escalation tra Stati Uniti e Iran innescano una correzione selettiva, mentre in Europa ABB lancia la maxi-acquisizione di Rotork.
L’indice Stoxx Europe Total Market Semiconductors ha chiuso la seduta con una perdita secca del 5,02%, trascinando al ribasso le principali piazze del continente. A pesare non sono stati i conti trimestrali di Taiwan Semiconductor, che pure hanno mostrato utili solidi, quanto la decisione del colosso di alzare il budget per investimenti a 64 miliardi di dollari, ben oltre le attese. Il mercato ha interpretato la mossa come un segnale di costi crescenti in un comparto dove già serpeggia il dubbio sulla redditività futura delle enormi somme destinate all’intelligenza artificiale. A Francoforte il DAX ha ceduto lo 0,34%, a Parigi il CAC 40 lo 0,05%, mentre Londra, con un FTSE 100 in rialzo dello 0,54%, ha parzialmente resistito grazie a una composizione settoriale meno esposta ai semiconduttori.
La correzione ha colpito con particolare intensità i titoli legati alla memoria e ai componenti per data center: Western Digital e Seagate hanno perso rispettivamente l’8% e il 7,5% nelle contrattazioni oltreoceano, mentre in Europa STMicroelectronics ha lasciato sul terreno il 4,91%. Secondo le sale operative asiatiche, il KOSPI sudcoreano è arrivato a cedere il 6% nella seduta, segno che la rotazione dai titoli growth sta assumendo una dimensione globale. Eppure, da Zurigo, il colosso dell’automazione ABB ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto da 5,5 miliardi di dollari per il gruppo britannico Rotork, specializzato in valvole e attuatori per l’oil & gas. L’operazione, che valuta Rotork 503 pence per azione, è stata accolta come un segnale di fiducia nella capacità dell’industria europea di consolidarsi in settori ad alta specializzazione, al di là delle turbolenze del tech.
A complicare il quadro è intervenuta una nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran, con attacchi reciproci che hanno spinto il Brent sopra gli 85 dollari al barile, un livello che non si registrava da settimane. Il rialzo del greggio ha immediatamente riacceso i timori inflazionistici, facendo risalire i rendimenti dei titoli di Stato: il Bund tedesco a 10 anni ha toccato il 3,13%, massimo da maggio, mentre il rendimento del Treasury a 2 anni è risalito di 2 punti base. Per gli analisti del Vecchio Continente, il combinato disposto di petrolio caro e tensioni geopolitiche rischia di comprimere i margini di manovra della Banca Centrale Europea, già alle prese con un’economia che nel Regno Unito, ad esempio, è cresciuta di appena lo 0,1% a maggio.
In questo scenario, gli investitori italiani osservano con attenzione due fronti. Da un lato, la tenuta dei titoli industriali europei come ABB, che con l’acquisizione di Rotork punta a rafforzare la propria divisione di automazione e che ha chiuso il secondo trimestre con un utile netto in crescita del 7% a 1,2 miliardi di dollari. Dall’altro, l’evoluzione del prezzo del petrolio, che condiziona direttamente i costi energetici per il sistema manifatturiero nazionale. La prossima settimana saranno decisive le indicazioni che arriveranno dalle banche centrali: la Federal Reserve dovrà valutare se i dati sull’inflazione alla produzione, più morbidi del previsto, siano sufficienti a tenere i tassi fermi, mentre la BCE osserverà con preoccupazione l’impatto del caro-energia sulle aspettative di inflazione. Nel frattempo, il mercato resta in attesa dei conti di Netflix, che potrebbero offrire un nuovo termometro sulla salute della spesa dei consumatori americani.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
| Stampa europea continentale | +0.80 | aligned |
I mercati sono sotto pressione ma resilienti, con le operazioni societarie che offrono un contrappeso stabilizzante.
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