
La cometa 3I/ATLAS porta con sé la firma chimica di un universo primordiale di 12 miliardi di anni fa
L’analisi isotopica condotta con il James Webb e ALMA rivela un oggetto nato in un sistema planetario antichissimo, dieci volte più ricco di deuterio di qualsiasi cometa del Sistema Solare.
Mentre la sonda Voyager 1, lanciata nel 1977, si appresta a raggiungere la distanza di un giorno-luce dalla Terra – quasi 26 miliardi di chilometri – un altro viaggiatore interstellare ha portato con sé una storia molto più remota. La cometa 3I/ATLAS, scoperta nel luglio 2025 e transitata all’interno del Sistema Solare fino al perielio di ottobre, è il terzo oggetto confermato di origine esterna al nostro sistema planetario. Uno studio pubblicato su Nature da un team internazionale guidato dal Goddard Space Flight Center della NASA, basato su osservazioni spettroscopiche ad alta precisione del James Webb Space Telescope e dell’osservatorio ALMA in Cile, ha ora stabilito che la sua composizione chimica non ha eguali tra i corpi conosciuti e indica un’età di circa 12 miliardi di anni.
L’impronta isotopica dell’acqua e delle molecole di carbonio e monossido di carbonio nella chioma gassosa della cometa ha sorpreso gli astronomi. Il rapporto tra deuterio e idrogeno è risultato superiore di oltre dieci volte rispetto a quello misurato in tutte le comete del Sistema Solare e persino nei nuclei protostellari. Secondo i modelli fisico-chimici, un simile arricchimento può avvenire soltanto se il ghiaccio d’acqua si è formato sulla superficie di grani di polvere cosmica a temperature inferiori a 30 kelvin, ovvero circa –243 °C. Altrettanto anomalo è il rapporto tra carbonio-12 e carbonio-13, che eccede largamente i valori omogenei tipici del Sistema Solare, delle nubi interstellari vicine e dei dischi protoplanetari. Questa carenza di carbonio-13, spiegano i ricercatori, è coerente con un’epoca molto precoce nella storia della Via Lattea, quando le stelle morenti non avevano ancora immesso nel mezzo interstellare quantità significative dell’isotopo più pesante.
Il quadro che emerge è quello di un frammento straordinariamente conservato di un sistema planetario primordiale, formatosi in un ambiente gelido e remoto miliardi di anni prima della nascita del Sole. L’osservazione assume i tratti di un’archeologia galattica: mentre i Voyager, con la loro memoria digitale paragonabile a quella di un telecomando per auto, continuano a trasmettere dati dal confine dell’eliosfera dopo quasi cinquant’anni di missione, 3I/ATLAS offre un campione diretto e incontaminato di planetesimi ghiacciati nati attorno ad altre stelle. La collaborazione che ha reso possibile lo studio unisce strumenti e competenze di Nordamerica, Europa – tramite l’Osservatorio Europeo Australe, di cui l’Italia è partner – e Cile, e conferma la capacità di leggere la storia chimica della Galassia in un singolo oggetto di passaggio.
La cometa si sta ora allontanando dal Sole e non tornerà. I dati raccolti durante la fase di allontanamento post-perielio saranno analizzati ancora a lungo per affinare i modelli di formazione planetaria nell’universo primordiale. Il prossimo passo osservativo riguarda la capacità di individuare altri visitatori interstellari: l’entrata in funzione del Vera C. Rubin Observatory aumenterà la frequenza di scoperta di oggetti simili, offrendo nuovi termini di paragone per decifrare la diversità chimica e fisica dei sistemi esoplanetari.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'umanità celebra un traguardo storico: la sonda Voyager-1 ha raggiunto la distanza di un giorno-luce, confermando il primato assoluto nell'esplorazione spaziale. Questo risultato corona decenni di scoperte che hanno rivoluzionato la nostra comprensione del Sistema Solare, dimostrando la capacità della tecnologia di superare ogni limite.
Una cometa 'nave aliena' ha invaso il Sistema Solare, rivelando un'origine antichissima: 12 miliardi di anni, tre volte l'età del Sole. Gli scienziati lanciano l'allarme su questo intruso cosmico, la cui composizione isotopica unica suggerisce che provenga da un sistema planetario primordiale, sollevando interrogativi sulla sua natura.
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