
La Casa Bianca da ballo: 600 milioni di dollari, metà pagati dai contribuenti
Documenti interni smentiscono Trump: il costo del nuovo salone presidenziale lievita a 600 milioni, con oltre 300 milioni di fondi pubblici.
Il progetto più vanitoso della presidenza Trump, un salone da ballo annesso alla Casa Bianca, sta assumendo i contorni di uno scandalo finanziario. Documenti interni della Clark Construction, l’impresa appaltatrice, rivelano che il costo totale dell’opera raggiungerà i 600 milioni di dollari – circa 840 milioni di dollari canadesi – e che almeno la metà della somma proverrà dai contribuenti americani. La stima, risalente ai primi di marzo, contrasta frontalmente con le rassicurazioni pubbliche del presidente, che appena il 31 marzo giurava: «Non un solo centesimo verrà dai cittadini». All’epoca Trump parlava di un costo di 400 milioni interamente coperto da donazioni private, ma i documenti mostrano che già allora la Casa Bianca era consapevole di una realtà ben diversa.
La vicenda ha radici in un annuncio trionfale del 2024, quando il tycoon presentò il rifacimento dell’ala est – demolita per far posto a un salone di rappresentanza – come un gesto di mecenatismo personale. Il preventivo iniziale di 200 milioni è però cresciuto a dismisura in pochi mesi, passando prima a 250, poi a 300 e infine a 400 milioni nelle dichiarazioni ufficiali. I sei rapporti interni di Clark Construction, ottenuti dal Washington Post e ripresi dalla stampa internazionale, raccontano una storia diversa: già a luglio 2024 le proiezioni superavano i 400 milioni, e a marzo 2025 avevano raggiunto i 600, con la quota pubblica destinata a coprire la maggior parte dell’esborso. L’amministrazione continua a ripetere che «patrioti americani» stanno finanziando l’opera, ma la distanza tra la narrazione presidenziale e le cifre interne apre una crepa profonda nella credibilità della comunicazione ufficiale.
Per un osservatore europeo, e in particolare italiano, la dinamica risulta amaramente familiare: un’infrastruttura faraonica annunciata come dono privato si trasforma in un onere collettivo, mentre i costi lievitano senza controllo. In un momento in cui Washington impone rigore fiscale e tagli alla spesa sociale, la scelta di dirottare centinaia di milioni verso un salone da ballo assume un significato politico che varca i confini nazionali. Gli analisti di Bruxelles vi leggono l’ennesimo segnale di una governance che antepone il prestigio personale agli impegni di bilancio, con possibili ripercussioni sulla percezione del debito americano e sulla stabilità dei mercati globali.
Il cantiere è già in corso: l’ala est è stata demolita e le fondamenta stanno prendendo forma. Resta da capire se il Congresso, o l’opinione pubblica, riusciranno a imporre un freno a un progetto che sfugge a ogni controllo. Mentre la Casa Bianca continua a negare l’evidenza, i documenti interni suggeriscono che il contribuente americano è già stato chiamato a saldare un conto molto più salato del previsto. Per l’Europa, che osserva con attenzione le oscillazioni della politica fiscale statunitense, la vicenda del ballroom è un promemoria su come le promesse di grandeur possano tradursi in passività collettive.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il progetto della sala da ballo della Casa Bianca è lievitato in segreto a 600 milioni di dollari, con i contribuenti costretti a coprirne la metà nonostante le ripetute promesse pubbliche che non sarebbe stato usato un solo centesimo di denaro pubblico. Documenti interni mostrano che i funzionari sapevano fin dall'inizio che l'onere sarebbe ricaduto sui cittadini, svelando uno schema di inganno e irresponsabilità fiscale.
Secondo un rapporto del Washington Post, la sala da ballo della Casa Bianca potrebbe costare fino a 600 milioni di dollari, metà dei quali provenienti da fondi pubblici. La Casa Bianca, tuttavia, insiste che Trump e donatori privati stanno coprendo la spesa, creando una controversia sul vero finanziamento del progetto.
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