
Crollo Vingegaard: il Tour si decide tra controlli notturni e cadute, Evenepoel vince
L'abbandono del danese per una frattura alla clavicola e la vittoria di Remco Evenepoel nella tappa alpina segnano il Tour de France, mentre infuria la polemica per i test antidoping notturni.
A venti chilometri dal traguardo del Plateau de Solaison, in una curva affrontata dal plotone dei migliori, Jonas Vingegaard scivola sul cordolo e si schianta sull’asfalto. Il braccio destro finisce in un tutore, il dolore alla clavicola è immediato: per il danese è il primo ritiro in un Grande Giro, proprio quando, a 4’30’’ dalla maglia gialla, aveva scelto le Alpi per l’attacco. Sull’asfalto restano anche Isaac del Toro e altri, ma soltanto Vingegaard non riparte. L’ambulanza lo porta via, mentre il gruppo, attonito, rallenta per un istante prima di rituffarsi nella tappa più attesa.
La vittoria va a Remco Evenepoel, che sul rettilineo finale beffa Tadej Pogacar dopo averne assorbito il forcing e gli scatti del suo compagno Del Toro. È il primo successo in linea del belga al Tour, un sigillo che lo proietta a 5’00’’ dallo sloveno in classifica generale. Pogacar, generoso regista dell’ultima salita, aveva trainato Del Toro sperando di regalargli il bis dopo Barcellona; il messicano, terzo, si consola con la maglia bianca di miglior giovane e il terzo posto a 5’58’’. Paul Seixas, quarto, cede 25 secondi e il simbolo del primato giovanile.
A infiammare gli animi, però, non sono solo le cadute, ma ciò che le ha precedute: i controlli antidoping notturni. Tadej Pogacar, svegliato alle cinque del mattino, e Jonas Vingegaard, alle due, hanno denunciato l’incursione nel sonno profondo. «Non sono più riuscito a dormire», ha raccontato il leader, «ho ascoltato Eminem e bevuto caffè». Vingegaard ha parlato di «quaranta minuti per ritrovare il sonno» e di un’invasione che «non dovrebbe condizionare la prestazione». Dal Nord Europa, la squadra Visma ha tuonato contro una «mancanza totale di rispetto», mentre nel resto del gruppo serpeggiava la rabbia: lo stesso Evenepoel, dopo il traguardo, ha promesso di mandare «i suoi» a svegliare i controllori.
La regola lo consente, ma la coincidenza tra la notte insonne e lo schianto di Vingegaard alimenta il dubbio, congettura lo stesso Pogacar: «Il sonno rovinato riduce la concentrazione, in discesa può essere determinante». L’Agenzia internazionale antidoping, che ha programmato seicento test durante le tre settimane, si trova al centro di una polemica che, dagli addetti ai lavori italiani, viene letta come l’ennesimo cortocircuito tra la necessità di garantire la pulizia e il rispetto per gli atleti.
Con Vingegaard fuori, il Tour perde il suo antagonista storico: dal 2021, era sempre salito sul podio con Pogacar. Ora il cammino verso i Campi Elisi sembra spianato per lo sloveno, che vanta cinque minuti su un Evenepoel rinvigorito e atteso dalla cronometro di Thonon-les-Bains. Alle spalle, il giovane Del Toro incarna l’eredità della corsa, mentre il giorno di riposo servirà a rimarginare ferite fisiche e polemiche.
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
Il Tour de France perde il suo principale rivale: Jonas Vingegaard esce di scena per una caduta rovinosa. Pogacar resta solo al comando.
Enfatizzando il dolore e la gravità della caduta, si crea un senso di perdita e dramma sportivo, aumentando l'importanza dell'evento.
Jonas Vingegaard lascia il Tour de France dopo una caduta. Pogacar ha evitato la caduta e resta il favorito.
Limitandosi a riferire la sequenza degli eventi senza valutazioni, la notizia assume un tono oggettivo e distaccato.
Una caduta drammatica mette fine al sogno di Vingegaard di vincere il suo terzo Tour. Pogacar ora non ha rivali.
Utilizzando termini come 'golpe' e 'dura caída', si amplifica l'impatto emotivo dell'evento, coinvolgendo il lettore.
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