
L’ombra di Trump sul voto colombiano: 20 deputati Usa contro le ingerenze, mentre il duello si radicalizza
La lettera del Congresso chiede rispetto per la sovranità di Bogotá, ma il ballottaggio del 21 giugno tra Iván Cepeda e Abelardo De la Espriella è già avvelenato da appoggi esterni, scontri di piazza e una polarizzazione senza precedenti.
A meno di dieci giorni dal ballottaggio che sceglierà il successore di Gustavo Petro, venti deputati democratici statunitensi guidati da Jim McGovern hanno intimato a Donald Trump di non interferire nelle elezioni colombiane, definendo ogni tentativo di favorire un candidato «un insulto alla sovranità e ai diritti democratici del popolo colombiano». L’appello, sottoscritto anche da Ilhan Omar, getta luce su una campagna che, secondo analisti latinoamericani, ha visto un allineamento senza precedenti di ingerenze: dai governi di Argentina, Ecuador e El Salvador al Grupo de Puebla, tutti hanno espresso simpatia per il candidato ultradestra Abelardo De la Espriella, mentre l’amministrazione Trump mantiene un ambiguo interesse. Bruxelles osserva con cautela, consapevole che un indebolimento della sovranità elettorale a Bogotá potrebbe riverberarsi sugli equilibri di un’intera regione partner.
Il primo turno ha certificato la frattura: De la Espriella (Salvadores de la Patria) ha raccolto il 43,7% dei voti, staccando di quasi tre punti Iván Cepeda, senatore del Pacto Histórico ed erede del petrismo. L’ultimo sondaggio Atlas Intel dà il candidato di destra al 52,2%, un margine che non si è ridotto nonostante gli sforzi della sinistra. Cepeda ha chiuso la campagna a Barranquilla, roccaforte caraibica dove deve recuperare quasi un milione di astenuti che alle legislative si erano mobilitati, mentre De la Espriella ha scelto Buga, città simbolo del cattolicesimo miracolistico, per cementare un elettorato emotivo che lo descrive come «un uomo coraggioso», ultimo argine contro la continuità del progetto petrista.
La tensione è presto degenerata. Simpatizzanti di Cepeda hanno attaccato la sede avversaria con una sostanza urticante, ferendo un giovane presente a un evento. Il presidente Petro, già criticato per un discorso incerto all’ONU e per aver dimenticato il nome del Segretario Generale Guterres, ha chiesto di abbassare i toni ma ha accusato De la Espriella di fomentare «discorsi d’odio». Sul piano dei diritti, entrambi gli schieramenti mostrano crepe: il candidato di destra è sostenuto da figure con denunce per violenze di genere e posizioni ostili ai diritti civili, mentre nel campo progressista non mancano imbarazzi per alleanze che contraddicono la retorica inclusiva.
In questo clima, la proposta di Cepeda di candidare la Colombia a ospitare un Mondiale di calcio – lanciata all’avvio del torneo nordamericano – è apparsa più una mossa per intercettare l’euforia popolare che un progetto di governo. Al di là degli aneddoti, il voto del 21 giugno definirà se la Colombia proseguirà le riforme sociali avviate da Petro o se virerà verso un modello securitario e conservatore, con implicazioni dirette per l’Italia e l’Europa: una vittoria di De la Espriella rafforzerebbe i leader latinoamericani scettici verso il multilateralismo, mentre un successo di Cepeda confermerebbe la tenuta di un esperimento progressista già logorato, condizionando la cooperazione su migrazioni, sicurezza e ambiente. Mai come ora, l’autodeterminazione colombiana appare esposta ai venti esterni.
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