
Australia-Egitto, la notte dei record: Salah in dubbio, i Socceroos sognano la storia
A Dallas si affrontano due nazionali mai vittoriose in un knockout mondiale, con l'incognita del fuoriclasse egiziano e la solidità difensiva australiana a fare da ago della bilancia.
L’ombra di Mohamed Salah si allunga sul prato dell’AT&T Stadium di Arlington, dove l’Egitto si gioca l’accesso agli ottavi di finale contro l’Australia. Il fuoriclasse ex Liverpool, uscito per un problema agli ischiocrurali durante il pareggio con l’Iran, si è allenato in modo parziale e il ct Hossam Hassan non ha sciolto la riserva: «Non sono sicuro che partirà titolare. Non correrò rischi se non sarà al cento per cento». La sua presenza, anche a mezzo servizio, condiziona ogni piano tattico: Salah ha partecipato a tre dei cinque gol egiziani nel torneo, e la sua sola presenza in campo altera gli equilibri difensivi avversari. Eppure, nell’ottica del Cairo, la partita non può ridursi a un uomo solo: Omar Marmoush e Trezeguet offrono alternative, e la squadra di Hassan è reduce da un girone da imbattuta, impreziosito dalla prima vittoria mondiale in novantadue anni, il 3-1 sulla Nuova Zelanda.
L’Australia di Tony Popovic arriva all’appuntamento con un’identità opposta: nessuna stella, ma un collettivo giovane (età media 24,6 anni) e una difesa che, secondo i dati Opta, ha concesso il secondo valore più basso di expected goals per tiro tra tutte le squadre del torneo, dietro soltanto alla Spagna. I Socceroos hanno superato il girone da secondi, battendo la Turchia 2-0, perdendo con i padroni di casa statunitensi e pareggiando a reti bianche con il Paraguay. La solidità è il marchio di fabbrica, ma la produzione offensiva resta modesta: due soli gol segnati, il dato più basso tra le qualificate. Per gli osservatori asiatici, l’Australia è l’ultimo baluardo di un continente che ha visto naufragare tutte le altre rappresentanti, Giappone compreso, e ora si affida al pragmatismo di Popovic per eguagliare il miglior risultato della propria storia.
La posta in palio è altissima per entrambe: né l’Australia né l’Egitto hanno mai vinto una partita a eliminazione diretta in un Mondiale. I Socceroos ci sono andati vicini nel 2006 contro l’Italia e nel 2022 contro l’Argentina, uscendo in entrambi i casi per mano della squadra che avrebbe poi alzato il trofeo. L’Egitto, dal canto suo, non raggiungeva questa fase dal 1934 e, secondo gli analisti africani, sente di poter trasformare una campagna già storica in qualcosa di ancora più grande. Il ct Hassan ha parlato di «gioia per il nostro popolo, per l’Africa e per il mondo arabo», mentre Popovic ha chiesto ai suoi di «creare la storia», consapevole che la partita potrebbe decidersi anche ai rigori, terreno su cui l’Egitto ha perso le ultime quattro serie.
Sul piano tattico, la sfida si preannuncia come un confronto tra la pazienza difensiva australiana e la creatività egiziana, con l’incognita Salah a fare da spartiacque. Se il fuoriclasse dovesse giocare, l’Australia dovrà limitarne l’imprevedibilità senza però dimenticare gli altri interpreti offensivi. Se dovesse partire dalla panchina, l’Egitto perderebbe il suo faro emotivo ma guadagnerebbe in imprevedibilità tattica. In ogni caso, il match di Dallas rappresenta un crocevia: chi vince si proietta verso un probabile ottavo con l’Argentina, chi perde torna a casa con la sensazione di un’occasione storica sfumata. Per l’Asia e per l’Africa, è molto più di una partita di calcio.
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